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Il kick-off AGID 2013 e la maturita’ degli opendata

Il kick-off AGID 2013 e la maturita’ degli opendata
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Ieri all’AGID si è svolto il kick-off delle linee guida 2013 per la valorizzazione del patrimonio dei dati pubblici. Tali linee guida, seppure in continuità con quelle 2012 dell’SPC, presentano un focus specifico sulle indicazioni operative per i capitolati di gara (e più in generale per i dati obbligatori, come da decreto attuativo in materia di riordino Trasparenza) e sugli gli aspetti di costo e di licenze associati alla pubblicazione e ai siti web della PA in generale . Per chi pensa che il modello inglese dell’ODI possa essere preso e impiantato senza troppi problemi, la questione è decisamente più complessa. La value chain degli opendata  è ancora in via di fabbricazione e l’obbiettivo dell’Agenzia, in questo momento, è proprio quello di garantire la pianificazione dei processi di rilascio coordinato di quei dati che potrebbero favorire lo sviluppo del mercato che stiamo tutti aspettando, quello dei dati. Insomma, sollecitare più amministrazioni al rilascio e migliorare l’affidabilità dei dati già pubblicati.

Al di là del lavoro che coprirà questi mesi, fino al rilascio previsto per luglio, c’è un punto che mi ha particolarmente colpito e che mi fa ben sperare per questo 2013. Erano molte le amministrazioni presenti – dall’INPS, all’ISTAT fino al Ministero di Giustizia e al Ministero dell’Interno – e molte le esigenze specifiche di ognuno, ma tutti concordi su un punto:  da quest’anno l’opendata non può e non deve più riguardare solo i sistemi informativi. Dov’è il problema? Che molto spesso all’interno delle stesse amministrazioni non è né facile tenere traccia della produzione dei dati né chiedere ed ottenere quei dati soggetti a pubblicazione obbligatoria. Insomma gli enti chiedono un aiuto affinché si possa sostituire un modello obsoleto di trasparenza con uno più operativo e gestibile. Dobbiamo sempre ricordarci che l’opendata non dev’essere fatto sulle amministrazioni, ma con le amministrazioni. E che tra le tante scuse accampate – che da tempo a questa parte stanno venendo ad esaurirsi – alcune sono richieste d’aiuto da parte degli stessi responsabili interni che si occupano di dati aperti. E a questo punto si gira la frittata. Non si può più accampare la scusa dell’autonomia organizzativa e non aiutare attivamente chi, dall’interno, svolge forse un lavoro faticoso: quello di cambiare le abitudini di comportamento dei lavoratori della PA. Cambiare questo significa intaccare in modo mirato i processi organizzativi. Finché la pubblicazione dei dati non diviene un processo chiaro e strutturato all’interno degli enti, definito da regole e step comuni, seguito da responsabili opendata ufficialmente riconosciuti e incaricati e con tempistiche ben calibrate sui benefici di mercato, allora avremmo ancora un modello di trasparenza obsoleto. Direttive di questo tipo possono essere definite anche a partire da alcune interpretazioni degli articoli del decreto sul Riordino della Trasparenza.

Ad esempio, se il responsabile della trasparenza non risponde dell’inadempimento degli obblighi di pubblicazione se tale inadempimento dipende da causa a lui non imputabile (art. 46) allora l’istituto dell’accesso civico (art. 5) può essere interpretato come uno strumento interno che tale responsabile può usare sugli stessi dipartimenti per richiedere ufficialmente i dati in oggetto.

E’ chiaro che definire un istituto ad hoc sarebbe sicuramente una mossa migliore, tenuto conto che l’interpretazione di cui sopra è contestabile in virtù di alcune incongruenze con il corpus generale del decreto. Ma il punto non cambia. L’opendata va metabolizzato al livello di amministrazione e chi pensava che questo fosse già avvenuto solo perché il 2012 ha visto portali e dati si sbaglia di grosso. Il piano operativo per il rilascio dei dati dovrà essere esteso rispetto alle linee guida pubblicate in precedenza. Quest’anno il focus è cambiare il modo di amministrare la cosa pubblica e cominciare a pensare, come ha detto Guido Ceccarelli, che sono i documenti che si derivano dai dati e non il contrario. E fidatevi, sentire queste parole dalle stesse amministrazioni mi ha felicemente sorpreso, perché questo cambio di registro è il risultato di un lavoro continuo di collaborazione e scambio tra PA ed esperti opendata che dura da circa due anni.  Ieri ho visto le amministrazioni più coscienti degli ostacoli da affrontare e delle possibili soluzioni di quanto ne fosse la stessa Agenzia. E questo, dopo tanto lavoro, non ha prezzo. Questa è la fase matura di cui parlava Sergio Agostinelli.

Foto del profilo di Andrea Raimondi
Studente di Dottorato all'Università di Nottingham. Mi occupo di filosofia dell scienza e metafisica, almeno in dipartimento. Di notte, torno ad essere uno specialista opendata e un civic hacker. Progetto attività di ricerca e strumenti di innovazione sociale basati su dati governativi (aperti e non).

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