Grillo, la rete e i troll: persecuzione o paranoie digitali?

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  25 marzo, 2013  |  Nessun commento
25 marzo, 2013
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Vale tutto, in tempo di guerra politica? Pare di no, almeno non secondo Beppe Grillo, imbufalito contro i troll della rete che, secondo il leader del Movimento 5 Stelle, continuano a infangare il suo blog con messaggi appositamente studiati per “dare contro” al Movimento.

Attenzione, perché qui si entra in campo minato. La barriera del web non esiste, su Internet – e Grillo questo lo ha sempre saputo e difeso – il bello (e il brutto) è che c’è totale libertà d’espressione. Ma allora da dove nascono tutte queste invettive?

La sensazione è che ci sia una doppia schiera di troll: i franchi tiratori e coloro che pensano di essere perseguitati, quando per sua consistenza, un blog è territorio di opinioni contrastanti. Grillo ci va giù pesante, nel suo classico stile, attaccando sia i telegiornali che i talk show, i quali “colgono fior da fiore, con lerci e studiati copia e incolla per spiegare che Grillo è un eversivo, che il MoVimento 5 Stelle è spaccato“.

Tra le diverse categorie di troll, il leader del M5S divide appellanti per la governabilità del Paese, parteggianti del Pd, divisori ed eversori, accusatori che tentano di dividere Grillo da Casaleggio. Quel che non è chiaro, però, è se secondo Grillo questi pareri siano infondati oppure inammissibili, teoria che sconfesserebbe tutto il suo libero arbitrio per quel che riguarda la cosa pubblica.

Letteralmente parlando, si indicano col termine troll tutte le persone che su Internet interagiscono con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi. Capire se dietro ci sia una macchinazione è onestamente impossibile, e anzi la caccia alle streghe rischia di rivelarsi controproducente proprio per il Movimento 5 Stelle.

Sono “schizzi di merda digitale”, titola Grillo parlando dei presunti troll. Al che, anche qualcuno dei suoi elettori è insorto prepotentemente. “Io ti ho votato, -scrive sul blog Pierluigi Martino, elettore del M5S – io ti ho pure sostenuto, ma se ti permetti di definirmi merda digitale solo perché credo si debba ragionare da politici, ti chiedo di venirmelo a dire in faccia“.

Secondo Beppe Grillo, i troll si riconoscono perché “di solito partono così: Il MoVimento 5 Stelle si divide sulla linea Grillo, ecco i commenti dal blog. Dato che nel blog chiunque può commentare questo non vuol dire nulla. Prima vomitano i commenti sul blog e poi li rivomitano nelle televisioni”.

Resta il dubbio primario che si stia facendo notevole confusione – ancor prima che costruzione – su una questione impossibile da controllare al 100%, la rete. Proprio quella rete che Beppe Grillo ha portato, per anni, come emblema del “non ci possono fermare” e che adesso si sperimenta potenzialmente devastante, se ci si infila nel meccanismo dei troll e dei contro-troll.

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