Siii puooo’ fareee… un motore di ricerca italiano. Il suo nome e’ istella

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  22 marzo, 2013  |  Nessun commento
22 marzo, 2013
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Siii puòòòò faaaareee!!! Un motore di ricerca all’italiana, che faccia concorrenza a Google senza averne l’intenzione, che faccia fatturato ma che crei anche nuovi posti di lavoro, e che faccia sognare… sognare di uscire dal grigiore delle cose che – troppo italiane – non cambiano mai…
Si può fare. Si chiama istella – N.B. si pronuncia come si legge – e non è un caso perché “se guardi il cielo è perché speri in qualcosa”.
E noi speriamo che questo ultimo progetto di Renato Soru, ex governatore della Sardegna poi tornato a dirigere Tiscali.it, splenda alto nel cielo della digital innovation made in Italy.

Parlare di made in Italy potrebbe sembrare peregrino o fuori luogo in un mondo iperconnesso e globalizzato, invece non lo è perché nelle intenzioni del motore di ricerca italiano – presentato alla stampa martedì scorso a Palazzo Mattei di Paganica, sede dell’Istituto della Enciclopedia Italiana - c’è proprio quella di valorizzare il nostro patrimonio digitale.
Istella non scende in campo contro Google o Bing, che sarebbe un suicidio vero e proprio e di Volunia ne abbiamo già uno.
Ma intende offrire una formula già consolidata in alcuni paesi come la Russia, che è quella della ricerca localizzata su una sola nazione allo scopo di valorizzarne cultura, territorio e risorse.
Tutto questo con la collaborazione di CNR, Università di Pisa, Istituto Treccani, ICAR-SAN (Istituto Centrale per gli Archivi del Ministero dei Beni Culturali), ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico del Ministero dei Beni Culturali), Internet Memory Foundation, Guida Monaci, Agenzia Stampa LaPresse e Blom CGR (Compagnia Generale Riprese aeree), grazie ai quali sarà possibile effettuare ricerche negli archivi storici e fotografici di fondazioni, quotidiani nazionali e associazioni, ma anche scoprire come l’urbanizzazione ha modificato il territorio nei decenni passati.

Infatti, oltre ad essere un “classico” motore di ricerca, la particolarità di Istella, lungi da fare concorrenza a Big G come a più riprese chiarito da Soru, sta nelle parole “condivisione e partecipazione”: ogni utente ha la possibilità attraverso la funzionalità contribuisci (previa registrazione) di pubblicare i propri documenti. Con la funzione condividi si mettono invece in comune immagini, video e audio di interesse comune. I materiali forniti dagli utenti saranno indicizzati dal motore per essere poi ricercati in Rete. Chi vuole può diventare follower di altri utenti, chiedendo di essere avvisato ogni volta che questi mettono nuovi contenuti in Rete. E ogni utente disporrà pertanto di una propria “biblioteca digitale”, che se vorrà potrà dividere in scaffali. Non c’è un controllo preventivo sui contenuti degli utenti, ma Soru ha assicurato la massima attenzione alle segnalazioni sulle violazioni di copyright o di altre norme.

Ancora in fase beta, e per questo aperto ai suggerimenti e alle segnalazioni degli utenti, istella non è solo uno strumento filantropico di diffusione del sapere, ma intende anche fare fatturato. Come?
Nell’intervista rilasciata a La Stampa, Soru ha risposto che istella non sarà una macchina da soldi, ma “come tutti i prodotti di un’azienda privata, ha una strategia commerciale legata alla vendita delle keywords, come Google, ma soprattutto volta a costruire delle partnership con fornitori di contenuti come, per esempio, gli enti locali che possono mettere a disposizione di tutti i loro documenti. Tiscali si potrebbe occupare di aiutare a digitalizzarli e di renderli pubblici”.

Un po’ Google, un po’ Wikipedia, un po’ Pinterest, un po’ Instagram insomma…
Però dedicato alle sole storie italiane, quelle collettive e anche quelle personali, perché come ha detto Soru citando Italo Calvino “ogni uomo è una enciclopedia”.

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