Il Paese inesplorato dalla cui frontiera nessun viaggiatore fa ritorno (opendata by default)

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  19 marzo, 2013  |  Nessun commento
19 marzo, 2013
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Oggi, 19 marzo 2013, i dati sono pubblici.

E’ dato ciò che è dato, si può dire con un (pessimo) gioco di parole, ma è così. Da oggi vale il principio che capovolge l’ormai passato: senza nessuna indicazione ciò che è pubblicato è pubblico. Opendata è default!

A chi è giovane oggi, tra i 13 e i 20 anni (per intenderci), appare ovvio; per chi proviene da copie “diversamente originali” è una liberazione. Bello. Cosa succede ora?

Michele, da quando ha pubblicato – finalmente – il libro, non smette di provocare e voglio riprendere il suo ultimo post. Sognare o Governare?

http://youtu.be/NBt7oDDJm5E

 

Essere, o non essere, questo è il dilemma: se è più onesto affannarsi contro i bilanci e la natura delle risorse che sfumano o dannarsi con le parole e le teorie rincorrendo soluzioni che non appagano l’immediato ma sottraggono spazio all’esclusività delle stesse?

Sopravvivere, adeguarsi come non fare nulla e adagiarsi nel piano reclinato della insoddisfatta resa; tra il dolore della scelta che non si compie e l’orgoglio che nasce dall’istinto di sopravvivenza. Qui sta il pensiero che non accetta la conclusione nemmeno nello spegnersi della carne.

Sopravvivere, adeguarsi. Adeguarsi, forse Evolvere. Sì, qui è il nodo, perché in quell’evoluzione di rinascita i sogni sono visioni che si astraggono da quel groviglio mortale che ci fa esitare.

È questo lo scrupolo che dà un sonno troppo lungo.

Perché chi sopporta lo spreco e la derisione, il torto dell’abitudine, l’offesa dei burocrati, gli spasimi delle idee disprezzate, il ritardo della legge, l’insolenza delle cariche ufficiali, e il dileggio che la perseverante voglia riceve dagli indegni, quando essa stessa potrebbe quietarsi con un semplice accontentarsi.

Chi si accanirebbe, con rabbia, con divertimento, sotto il peso di una ricerca così faticosa, se non fosse per la consapevolezza di qualcosa oltre l’abitudine, il Paese inesplorato dalla cui frontiera nessun viaggiatore fa ritorno, perché sconcerta e ci sgrava di quei pesi che abbiamo piuttosto che correre verso terre depredate che ci sono ignote?

Così l’abitudine ci rende codardi e così la risolutezza scioglie la cera dal pensiero e l’impresa di superamento e l’insensata ragione di scoperta prendono il nome di Condivisione

 

Nel giorno dei padri, sappiamo generare idee

 

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