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Dissidenti e censurati: la rivoluzione web-politica ha sorpreso anche Beppe Grillo?

Dissidenti e censurati: la rivoluzione web-politica ha sorpreso anche Beppe Grillo?
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Quello che non li uccide li rende più forti? Oppure sarà proprio il web, volano non controllabile che ha sancito il clamoroso boom del Movimento 5 Stelle e di Beppe Grillo, a far implodere la coesione dei grillini dopo le polemiche post elezione di Pietro Grasso alla presidenza del Senato della Repubblica?

In realtà l’anatema – paradosso non è così scontato, e riflette in pieno la rivoluzione politica che il M5S è già riuscito ad ottenere, se non altro a livello di modalità operative. Era mai successo che, a minuti da un voto di tale portata, si scatenasse su Twitter e Facebook l’apoteosi dell’e-democracy?

Beppe Grillo ha attaccato frontalmente sul suo blog ma anche su Twitter e Facebook, figlio di un regolamento secondo lui disatteso dai “disertori”. L’invito a trarre le conseguenze che il leader del M5S ha fatto ai senatori ha provocato una reazione mai vista prima, l’auto-certificazione online della motivazione di voto.

E così, uno dopo l’altro, i grillini che hanno votato Grasso si sono non solo rivelati, sempre su Twitter e Facebook, ma hanno anche motivato per filo e per segno, a milioni di elettori e potenzialmente a chiunque fosse connesso online, i perché di una scelta politica o comunque civica.

La vera novità e il punto di non ritorno, quindi, non stanno a mio modo di vedere nel cercare chi abbia ragione o chi torto: gestire le problematiche di un Partito o di un Movimento è prerogativa di chi l’ha fondato e lo popola, ma questo modo di fare politica è senz’altro rivoluzionario e, se usato nella giusta maniera, propositivo proprio perché, a differenza di qualunque alto mezzo di comunicazione di massa – sia un giornale, un sito internet o una tv – i social network hanno il dono della proliferazione istantanea.

Discorso diverso, invece, è quello relativo alla polemica sulla censura, da parte degli amministratori del blog di Grillo, sui commenti scomodi seguiti alla diatriba di cui sopra. Anche qui non si entra nel merito dei senatori – e dei parlamentari – telecomandati o no, ma su una censura relativa a diversi post e per i quali non si è capito bene il motivo (deontologico o cosa?).

Qui il guaio – per Beppe Grillo e tutti i fautori della rete libera – è che per sua stessa definizione la rete non si può controllare: o è aperta o non lo è, aldilà di ogni ragionevole dubbio. Nel momento in cui si passa il confine, il rischio è perdersi in un oblio – quello dei social network perpetui – che va accettato proprio per la sua imperfetta moltitudine. Il che, con la politica, forse ancora stona.

 

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