Facebook e social marketing: dimmi cosa ti piace e ti diro’ chi sei

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  18 marzo, 2013  |  Nessun commento
18 marzo, 2013
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Dimmi cosa ti piace e ti dirò chi sei. No, non è la solita ricerca sui gusti dei giovani del nuovo millennio, ma un algoritmo matematico capace di prevedere tutti i tipi di tendenze (sociali, religiose, sessuali, politiche e via andare) in base alla varianza dei “like” su Facebook.

Attenzione: la ricerca, messa a punto dagli studiosi dell’Università di Cambridge in collaborazione con Microsoft, fa parte del progetto my personality e ha già suscitato una reazione netta da parte del social network, che ha risposto ufficialmente in maniera chiara. ”La possibilità di predire caratteristiche personali sulla base di informazioni accessibili al pubblico – come ad esempio i codici di avviamento postale, la scelta della professione, o anche la musica preferita – è stata esplorata in passato e non stupisce più di tanto. Non importa come vengano veicolate le informazioni – adesivi, bandiere alle finestre, loghi sui vestiti, o altri dati disponibili online – è già stato dimostrato che i sociologi possono trarre conclusioni sulle caratteristiche personali sulla base di queste informazioni“.

Come a dire: mettiamo le mani avanti, non c’è niente di diverso in questa ricerca, non abbiate paura di usare Facebook. In realtà il senso dell’algoritmo va ben oltre, perché i social network non sono equiparabili, ad esempio, ad un campione di prodotti acquistati al supermercato o a un questionario sulle preferenze tv commissionato sul lavoro o all’Univeristà.

Qui il campione di riferimento è composto da 58 mila profili: tutti volontari che hanno partecipato al test consentendo di installare un’app  sul loro account  Facebook per registrare dati aggregati e fare test psicometrici. I risultati sono strepitosi.

Nell’88% dei casi, infatti, gli algoritmi sono stati in grado di rivelare il corretto genere sessuale, nel 95% la razza e per l’80% il credo religioso e l’orientamento politico. Nessuna di queste preferenze era stata immessa nella bacheca personale delle persone, ma è bastato incrociare le informazioni per ricavarle.

Ma c’è di più: lo studio ha sottolineato come ci siano grandi probabilità (dal 62% al 75%) che si possa anche ricavare la stabilità emotiva e la personalità di ognuno, semplicemente attraverso il software sviluppato a Cambridge.

Il senso finale dello studio, manco a dirlo, punta a capire fino a dove, sui social network, è garantita la nostra privacy, ma anche a rendere l’idea sull’importanza che ricerche simili, effettuate dalle aziende, possano portare a condizionare i nostri comportamenti o a capire cosa desiderano gli utenti. Ricerche che potrebbero fare la fortuna dei signori del social marketing, quindi.

Lo ha lasciato intendere Michael Kosinksi, uno degli autori del report, il quale ha detto al Financial Times che le tecniche utilizzate dall’università potrebbero essere replicate da aziende per dedurre orientamenti personali di ognuno e condividerli per scopi certamente non etici.

“L’obiettivo non è quello di scoraggiare l’utilizzo dei social network – ha detto Kosinksi – ma evidenziare come sia opportuno impostare al meglio le opzioni di privacy e, visto che spesso non limitano il problema, esercitare pressione verso le piattaforme affinché proteggano al meglio il consumatore”.

Morale della favola: è chiaro che su Facebook siamo portati a esprimere le nostre opinioni e i nostri orientamenti, visto che il senso di un aggregatore sociale è proprio quello. Il fatto che qualcuno potrebbe sfruttare un campione potenzialmente infinito per compiere ricerche di marketing non stupisce: lo stanno già facendo da anni. Da qui a sviluppare un algoritmo predittivo così sensibile, però, il passo non era immediato. E per questo meritevole di tutte le attenzioni.

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