App mobile, l’Europa vara una privacy piu’ completa

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15 marzo, 2013
Privacy: dall'Europa arrivano le misure sui rischi delle app

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Viviamo in un mondo di app. E dobbiamo adeguarci all’idea, cercando di rispettare per quanto possibile la privacy altrui, restando collegati col mondo nella maniera più informata possibile. Il senso che le autorità europee per la protezione dei dati, riunite nel Gruppo Articolo 29, hanno voluto dare alla questione è la ricerca di una sorta di decalogo sull’uso consapevole delle svariate applicazioni.

Nel parere del Gruppo Articolo 29 sono indicati gli obblighi specifici che, in base alla legislazione europea sulla privacy, sviluppatori, ma anche distributori e produttori di sistemi operativi e apparecchi di telefonia mobile, sono tenuti a rispettare. Particolare attenzione viene posta nel parere alle applicazioni rivolte ai minori.

La cassa di risonanza è il mercato, l’obiettivo siamo noi utenti. L’offerta è vasta e variegata: si va dalle 800 mila app dell’App Store di Apple, alle 700 mila dello store Google Play, a cui si aggiungono le 125 mila app diWindows e le 70 mila di Amazon. Nel caso di Whatsapp, ad esempio, sono recenti le richieste del Garante italiano.

Chi possiede uno smartphone ha normalmente attive in media circa 40 applicazioni, le quali sono in grado di raccogliere grandi quantità di dati personali: ad esempio, accedendo alle raccolte di foto oppure utilizzando dati di localizzazione.

Spesso tutto ciò avviene senza che l’utente dia un consenso libero ed informato, quindi in violazione della legislazione europea sulla protezione dei dati – spiega il Presidente dell’Autorità italiana per la privacy, Antonello SoroLe app sono sempre più diffuse e il loro uso, senza un’adeguata definizione di garanzie e misure a tutela dei dati personali, può comportare rischi per gli utenti che le scaricano. Per questo è fondamentale muoversi in tempo”.

Al centro dell’attenzione, quindi, c’è l’enorme quantità di dati personali contenuti dagli smartphone e dai tablet: indirizzi, dati sulla localizzazione geografica, informazioni bancarie, foto, video. Senza considerare, fra l’altro, la possibilità che tali dispositivi hanno di tracciare gli spostamenti dell’utente. Anche se l’obiettivo degli sviluppatori è rendere disponibili servizi nuovi e innovativi, le app possono comportare rischi significativi per la privacy e la reputazione degli utenti.

La legislazione sulla privacy Ue prevede che ogni persona ha il diritto di decidere sui propri dati personali. Le applicazioni, dunque, per trattare i dati degli utenti devono prima fornire informative adeguate, in modo da ottenere un consenso che sia veramente libero e informato.

In caso di app rivolte specificamente ai minori, si ribadisce la necessità del consenso dei genitori. Il Garante sottolinea, infine, la necessità di una più efficace assistenza all’utente mediante la designazione di “punti di contatto” presso gli “stores” che consentano agli utenti di risolvere in modo rapido problemi legati al trattamento di dati personali da parte delle app installate.

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