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Agenda digitale: l’Agenzia e’ operativa con statuto, le polemiche fioccano

Lo statuto dell'Agenzia per l'Italia digitale è stato approvato
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In Italia quando le cose non funzionano si cambia il nome di organismi o si inventano nuove strutture invece di affrontare i problemi“. Pierluigi Bersani non ha tutti i torti, anzi. E, sinistramente, questa Agenzia per l’Italia digitale annunciata con toni trionfalistici, via Twitter, dal ministro Corrado Passera, più che un passo avanti verso la digitalizzazione e la sburocratizzazione del Paese sembra l’ennesimo rattoppo – neppure troppo rattoppato – che rischia di bloccare ancora la crescita.

Perché? Semplice: la struttura è un po’ pesante, e considerando che l’agenda digitale mira a semplificare, stonano le 16 posizioni dirigenziali e i 150 dipendenti previsti per questo organo che avrà l’obiettivo di “fornire gli strumenti per dare continuità all’attuazione delle strategie e dei principali obiettivi contenuti nell’Agenda digitale italiana ed europea“.

Sembra un po’ la storia del cane che si mordeva la coda. Già di suo, l’agenda digitale come prevista nel decreto crescita 2.0 convertito in legge lo scorso 12 dicembre 2012 è parsa incompleta. Ora la si vuole inglobare attraverso questo nuovo organismo, che diventa operativo e può così svolgere “gli importanti compiti sul fronte dell’innovazione che le sono stati assegnati“.

Però, poi, quando vai a leggere le dichiarazioni dei vari Ministri – che peraltro resteranno in carica ancora per poco – si parla poco di compiti e molto di attuazioni future. Che non servono, perché bisognerebbe avere un piano chiaro e strutturato, non un Agenzia per finalizzare azioni che non ci sono.

“Ora i quattro ministeri competenti dovranno nominare il direttivo, per completare la governance dell’Agenzia. Poi faremo una relazione al Parlamento per indicare come intendiamo attuare il piano Ict nazionale“. Agostino Ragosa, direttore generale dell’Agenzia, segue Passera, Patroni Griffi, Profumo e Grilli nelle dichiarazioni ma fa specie che la burocrazia lo abbia ‘reso operativo’ nel lasso di sei mesi, visto che già ad ottobre era stato nominato tale.

Una rete di banda larga onnipresente, una pubblica amministrazione che funziona e comunica tramite internet, senza carta; città intelligenti dove il traffico e i consumi energetici sono regolati ed efficienti. Tra gli obiettivi c’è anche quello di un sistema di pagamento elettronico unificato, “sentita la Banca d’Italia”.

Gli intenti iniziali ci sono anche, le polemiche finali pure. Soprattutto quelle dei sindacati (Fp Cgil, Fp Cisl, Falbi, Ugl, Fialp Cisal e la  Rsu Agenzia per l’Italia Digitale), secondo i quali  l’approvazione dello statuto “non rientra nei poteri di ordinaria amministrazione del governo dimissionario“. Fosse quello, il problema principale.

Forse è più problematico, come dice l’ex Ministro Brunetta, che questa agenzia comporti, nell’ordine, “aumento della spesa, nessuna selezione per i nuovi dirigenti, rinuncia alla separazione del potere di indirizzo da quello di gestione, sterilizzazione delle strutture di controllo, strapotere del direttore“. Anche Gentiloni e Palmieri del Pd hanno espresso perplessità, mentre per concludere con Bersani, “il nodo  avviare un progetto di riorganizzazione della PA che tiene conto delle necessità della società moderna“. Aspetta e spera…

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