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Scuola digitale, l’Italia ha buone idee ma pochi fondi. E l’Ocse ci rimanda

La scuola digitale in Italia avanza troppo lentamente
2 minuti di lettura

Le intenzioni sono buone, l’impegno anche. Ma non abbiamo le risorse, e senza quelle i risultati scarseggiano talmente tanto che, ad oggi, solo la Grecia ha meno computer per studente nelle classi e, di questo passo, ci vorranno 15 anni (quasi 4 Mondiali di calcio, giusto per rendere l’idea) per raggiungere i livelli della Gran Bretagna, dove l’80% delle classi è digitale.

La scuola digitale italiana, insomma, non se la passa benissimo. Questo lo sapevamo già, seppur l’OCSE, chiamato a dare un giudizio sul Piano Nazionale Scuola Digitale avviato dal nostro Paese, non lo ha bocciato evidenziandone diversi punti di forza. Il problema è che, senza “fondi”, anche quei punti positivi su cui spingere rischiano di restare isolati, fini a se stessi, privi di prospettive perseguibili.

Siamo rimandati, quindi? Pare di si, e i motivi sono tutti in alcuni dati riferiti ai computer per studente e alle lavagne interattive multimediali, le famigerate LIM, per le quali il Ministro dell’Istruzione Profumo ha promesso uno stanziamento notevole, 4.200 esemplari e 3mila Cl@ssi 2.0 dal prossimo anno scolastico.

Secondo il rapporto, In Italia c’è attualmente un computer ogni 10 studenti di terza media (13-14 anni), contro una media europea di uno per ogni cinque. In Svezia, Norvegia, Danimarca e Spagna, c’è un computer per ogni tre studenti, tanto per fare un paragone immediato. E le lavagne interattive? Nel 2012 solo il 16 per cento delle classi italiane erano dotate LIM (11% in più rispetto al 2010), mentre nel Regno Unito erano l’80 per cento (53% nei Paesi Bassi, 49% in Australia).

Le cause, al solito, sono da ricercare nei pochi investimenti che l’Italia riversa sulla scuola e l’alfabetizzazione digitale: i 30 milioni di euro del piano corrispondono infatti allo 0.1% della spesa pubblica per l’istruzione e meno di 5 euro per studente all’anno. L’OCSE quindi si augura un “aumento significativo delle risorse attraverso finanziamenti pubblici o privati” (raddoppiare? triplicare?), di fatto condizione necessaria al rilancio della scuola digitale italiana.

Secondo i dati dell’Osservatorio Tecnologico del Miur, aggiornati a fine agosto 2012 ed elaborati su una rilevazione che ha riguardato l’85% delle scuole di ogni ordine e grado, i computer presenti oggi nelle scuole sono: 169.130 nella primaria (1 PC ogni 15 studenti); 150.385 nella secondaria di I grado (1 PC per ogni 11 studenti); 334.079 nella secondaria di II grado (1 PC per ogni 8 studenti). I dispositivi portatili (PC/tablet) in uso individuale agli studenti sono 13.650.

Le LIM attualmente installate sono 69.813, per una copertura del 21,6% delle aule scolastiche. Le aule connesse in rete sono circa il 54%, mentre l’82% circa delle scuole possiede una connessione internet. Inoltre, sono attive 416 Cl@ssi 2.0 e 14 Scuole 2.0.

Perché poi, in fondo, abbiamo anche diversi pregi: il piano italiano infatti è giudicato “ben strutturato” e con vari punti di forza. Del tipo: gli strumenti individuati per raggiungere gli obiettivi sono giusti e lo sforzo compiuto dal basso per dotare quante più classi possibili di LIM è notevole, così come la predisposizione degli insegnanti al cambiamento. Non tutto è perduto, ma se non allarghiamo un po’ i cordoni della borsa, sarà molto difficile rendere passare dalle (buone) idee ai risultati.

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