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Strategie digitali sostenibili: contributo per il nuovo governo

Strategie digitali sostenibili: contributo per il nuovo governo
6 minuti di lettura

In questi mesi sono emersi diversi punti di convergenza tra le forze politiche in tema di innovazione e digitale, anche grazie alle iniziative della società civile. Proviamo a ricordarli, perché possono costituire un nucleo del programma del nuovo governo, basato sui contenuti. Con un metodo diverso

Partire dai contenuti

A parte gli scambi di questi giorni tra le diverse forze politiche, da leggere come mosse di posizionamento più che come vere e proprie posizioni, sembra che siano difficili alternative ad un governo che nasca e ottenga il voto di fiducia sulla base di un programma di pochi punti, concreto e in grado

  • sia di recepire il chiaro messaggio di cambiamento che ha dato l’elettorato;
  • sia di valorizzare le convergenze che sono presenti sui punti programmatici di più forze politiche e che quindi possono essere sostenuti dalla maggioranza dei parlamentari.

Nello specifico dei temi dell’innovazione e del digitale, nei mesi di campagna elettorale sono emersi più punti di condivisione, che quindi possono essere (a meno di smentite e passi indietro strumentali a questa fase politica) una base per la definizione di una parte di un programma di governo in grado di accogliere i favori della maggioranza parlamentare. Proviamo a ricordarli. Perché uno dei messaggi chiari da queste elezioni è che il programma si costruisce sui contenuti e non sulle formule politiche e delle alleanze. In questo l’esperienza siciliana può insegnare molto.

Suggerimenti per un programma

La valutazione delle convergenze può essere fatta con due approcci:

  • partendo dalle adesioni formalizzate in campagna elettorale da diversi candidati sulle iniziative della società civile (tra le più rilevanti su questo fronte, quelle contro la corruzione, per la trasparenza e per una Carta d’intenti per l’Innovazione);
  • basandoci sulla comparazione dei programmi in tema di innovazione e digitale presentati dalle diverse forze politiche.

Mi sembra più opportuno dare maggiore rilevanza il primo approccio (che ha comportato un’esposizione esplicita dei parlamentari firmatari) perché il secondo, anche se significativo in quanto presa di posizione dell’intera forza politica, è stato costruito spesso nel corso della campagna elettorale e consolidato solo nelle ultime settimane, quasi a testimonianza di una difficoltà di dare rilevanza al tema. Ma cercherò di considerarli entrambi. Cercando una sintesi, questi potrebbero essere dei punti programmatici da inserire, sulla base di una costruzione graduale di una strategia sull’innovazione:

1. lotta alla corruzione (uno dei principali ostacoli alle politiche dell’innovazione), riformando la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) e quindi migliorando subito dopo la legge anti-corruzione approvata nel 2012;

2. attuazione della trasparenza nella politica, sia rispetto ai dati dei parlamentari (curriculum vitae professionale, situazione reddituale e patrimoniale, storia giudiziaria personale, potenziali conflitti d’interesse) sia rispetto alle discussioni nelle commissioni e agli atti (agevolando l’utilizzo di strumenti di monitoraggio da parte dei cittadini, come Open Parlamento);

3. iniziative per l’innovazione, come

  • definizione e avvio di un programma nazionale per l’alfabetizzazione digitale, i cui contenuti sono già stati in gran parte condivisi da più forze politiche;
  • politiche per porre la Scuola al centro come luogo di investimento e di creazione di valore, riportando il focus su un piano di riorganizzazione e valorizzazione della scuola pubblica;
  • attuazione di pratiche di Open Government nei processi decisionali (come la messa in rete per consultazione delle bozze delle proposte di legge e una via parlamentare agevolata per le proposte di legge dalla società civile);
  • promozione del commercio elettronico e sviluppo della cultura digitale delle piccole e medie imprese, in termini di riorganizzazione dei loro processi produttivi e di marketing, mettendo in atto strumenti di incentivazione e di sgravio fiscale;
  • accesso in banda larga come servizio universale, garantendo anche l’accesso alla rete come diritto di cittadinanza;
  • riduzione delle barriere all’ingresso del mercato delle telecomunicazioni, rivedendo meccanismi e tariffe che oggi impediscono ai piccoli operatori e alle cooperative di cittadini lo spazio di attività e permettere così anche la realizzazione del modello della “fibra dei cittadini”.
  • riforma del modello del lavoro, con un adeguamento delle politiche del lavoro rivolte alle nuove forme di produzione del valore cognitivo (con modalità di lavoro in mobilità, smart working), ridisegnando un sistema di welfare e di sostegno alla flessibilità e, in ottica più generale, introducendo anche meccanismi come il reddito minimo di cittadinanza;
  • sviluppo del mercato dell’open innovation, partendo dalle Regioni e incentivando le capacità di innovazione;
  • messa in rete l’intera filiera dell’Innovazione, tra Università, Impresa, Credito, Territorio, rivedendo la normativa sulle start-up e prevedendo e incentivando attività di trasferimento tecnologico.
  • promozione di politiche dell’innovazione sensibili alle differenze, a partire da quelle di genere.

Come si vede, non solo misure a breve, ma anche di respiro più ampio che necessitano di una impostazione e di un avvio rapido, con azioni concrete legislative e amministrative ma anche di indirizzo e strategiche. Da dove prendere le risorse? Il tema qui è complesso e in buona parte esula dal tema di questo articolo, ma è bene pensare (solo per fare alcuni esempi) alla dispersione di risorse che paga il nostro Paese (oltre che al macigno dell’evasione fiscale) per

  • i costi della politica (includendo in questi le spese per enti inutili e per consigli di amministrazione non indispensabili per le aziende pubbliche);
  • le inefficienze legate alla mancanza di piani organici e governance (pensiamo soltanto al tema del riutilizzo del software, delle iniziative parallele e non correlate,..);
  • l’utilizzo inadeguato delle tecnologie disponibili;
  • il sistema della corruzione;
  • la proliferazione di intermediari di prestazioni (per cui il lavoro è retribuito meno della capacità di intrecciare relazioni di interesse);
  • la burocrazia, la complicazione inutile delle procedure amministrative e l’attuale prevalente organizzazione per competenze (e non per progetti) della macchina pubblica;
  • gli interventi a sostegno di imprese non più in grado di riprendersi per problemi di produzione e mercato internazionale (vedi il caso Sulcis).
E poi, anche, un nuovo metodo

Un programma che riprenda questi punti può contare già sul consenso di parlamentari di più forze politiche (certamente di quelle di centrosinistra, ragionevolmente del Movimento Cinque Stelle, che su alcuni di questi è stato avanguardia, auspicabilmente in parte anche dalla coalizione Monti e per alcuni punti anche dalla coalizione di centrodestra). Da qui si può partire. Ma è importante il metodo di costruzione e poi di attuazione. Un metodo che deve fondarsi sulla trasparenza nella proposta e sulla possibilità di aprirsi a consultazioni vaste ed effettive. In una situazione in cui, infatti, cambia lo scenario di governo discusso in sede di campagna elettorale, i rappresentanti eletti non possono che tornare ad un confronto con i cittadini elettori perché la strada che si decide di intraprendere sia la più condivisa e chiara possibile. Non possono essere digerite alchimie segrete, ne va dell’autorevolezza e della riconoscibilità del nuovo governo che potrà formarsi. Per cui non solo si chiede il “recupero della responsabilità politica” ai parlamentari e di “rendere conto delle scelte politiche compiute”, come nella petizione “Riparte il Futuro”, ma anche di aprirsi oggi al confronto preventivo, che non è surrogabile con i sondaggi che oggi imperversano. È un momento in cui ci vogliono coraggio e consapevolezza. I punti programmatici siano pubblicati e aperti alla valutazione e alla consultazione dei cittadini. Sarà il segno forte che un’altra era è cominciata.

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Foto del profilo di Nello Iacono
25 anni di esperienza in campo tecnico, gestionale e manageriale. Consulente, Formatore e autore di diversi articoli e libri sui temi dell'organizzazione, del management, delle competenze e dell’innovazione dall’ICT, è attualmente partner di P.I.CO. Srl – società di consulenza organizzativa, e consulente Ricerca e Sviluppo del CATTID – Università La Sapienza– Roma. Da anni promuove iniziative in campo nazionale sui temi dell'innovazione ed è attualmente Vicepresidente dell'Associazione Stati Generali dell'Innovazione, di cui è anche fondatore.

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