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Groupon non convince l’Antitrust: serve piu’ trasparenza sulle responsabilita’ dei disservizi

Groupon è al centro del mirino: troppi disservizi e poca chiarezza
3 minuti di lettura

Prima o poi doveva succedere. Anche perché gli esempi sono talmente tanti che scommetto su una vostra personale esperienza in materia: in quasi 600, per la precisione 563, hanno reso pubblico un disservizio relativo a un prodotto/servizio Groupon, l’emblema del social commerce italiano che tutto crea e qualcosa, purtroppo, distrugge.

Ora, però, a forza di ristoranti “che non hanno ricevuto la prenotazione”, o centri massaggio “per i quali la prenotazione non corrisponde al giorno o all’ora indicata sul coupon”, o addirittura overbooking di coupon, è intervenuto Altroconsumo, una delle associazioni di consumatori del nostro Paese, che ha segnalato le varie irregolarità all’Antitrust.

Il procedimento è automatico: nella nota di Altroconsumo, si ricorda che le “prestazioni che non corrispondono a quelle pubblicizzate”, e i “coupon restano inutilizzati per overbooking”. Non solo disservizio, ma anche impossibilità di verifica: se c’è qualche problema, infatti, prima scatta il rimbalzo di responsabilità tra gestore del servizio/partner (ristorante, negozio, centro benessere) e Groupon, poi si resta nell’incertezza più totale a livello di rimborso.

Esempi classici? Primo: un cliente di un centro massaggi che non è mai riuscito a fissare l’appuntamento col centro benessere perché sempre occupato, fino all’ovvia rinuncia, chiede giustamente il rimborso del coupon. Si, ma a chi? Per contratto, il sito di social commerce Groupon si definisce mero intermediario tra il consumatore e il partner-gestore e chiarisce che al partner spetta la titolarità del contratto e quindi la responsabilità.

Ma il centro benessere non ha nessuna intenzione di rimborsare il coupon e rinvia il cliente al sito. E a ragione, peraltro, visto che sarà il sito a dover rimborsare. Questa fattispecie è diversa dal ristorante che non fornisce meno portate di quante indicate: si parla di prestazione inadeguata rispetto a quella pubblicizzata. Non solo: al tal cliente non viene neppure rilasciato lo scontrino fiscale, con tutti gli annessi e i connessi del caso.

Non c’è chiarezza, non c’è possibilità di capire chi e come verranno gestiti dei disguidi che, magari, ci stanno anche, ma restano quasi sempre insoluti e irrisolti. “In caso di problemi con il coupon – prosegue la nota di Altroconsumo – Groupon lascia nell’incertezza il cliente sul diritto al rimborso. Nelle condizioni contrattuali mantiene la discrezionalità per stabilire caso per caso come muoversi. Il consumatore ignora quando la società sia tenuta al rimborso relativo all’acquisto effettuato, quali obblighi e responsabilità Groupon assuma in caso di inadempimento del servizio da parte dell’azienda partner o di rifiuto di procedere al rimborso”.

Il che, però, visto dall’altra parte della barricata porta anche a pensare che il cliente dovrebbe informarsi un po’ meglio sulle condizioni. Problema: sul portale di Groupon non ci si riesce! Quel che si chiede, quindi, è più trasparenza. Indicare chi è il responsabile nel tal caso, come avere i rimborsi, le metodologie per l’accredito su carta di credito.

Nelle condizioni contrattuali dei siti di social commerce e social shopping, in definitiva, si dovrebbe leggere a chiare lettere che, in caso di mancato utilizzo del coupon per colpa dell’azienda partner o in caso di prestazione non corrispondente a quella offerta sul sito, e’ tenuto al rimborso chi lo ha venduto, cioe’ il sito stesso. Una condizione che ne Groupon ne Letsbonus hanno ancora indicato sui propri portali, a differenza, ad esempio, di Groupitalia, che ha inserito le specifiche dopo l’intervento dell’Antitrust. La strada è segnata?

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