Arriva Uber anche in Italia, il piu’ odiato dai tassisti

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  5 marzo, 2013  |  Nessun commento
5 marzo, 2013
uber

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E’ un’auto a noleggio con conducente ma non è un taxi. Si prenota con una app e non con la classica chiamata telefonica o per strada sotto la pioggia come Hollywood ci insegna… È Uber e adesso è arrivato anche in Italia, precisamente a Milano.
Ma chi è, cos’è Uber?
Uber è nato nel 2009 a San Francisco dalla mente di Garret Camp per offrire un servizio alternativo a quello classico dei taxi non sempre efficiente. Dopo San Francisco si è diffuso nelle più importanti città degli Stati Uniti, Los Angeles, New York, Washington per poi arrivare anche in alcune città europee come Londra, Parigi e Amsterdam, e ora a Milano. Se andrà bene, entro l’anno il servizio potrebbe essere esteso a Roma, Firenze e Torino.

Funziona attraverso un’applicazione o un sito web mobile. Ci si deve iscrivere, dando i propri dati e quelli della propria carta di credito. Quando serve un’auto, è sufficiente avviare l’applicazione e attivare la richiesta. Lo smartphone comunica attraverso il GPS la posizione dell’utente e il sistema smista la chiamata, inviando verso la zona le auto libere più vicine. una volta scelta la vettura, appare il volto del conducente con il numero di telefono. Prima di confermare la richiesta si può avere una stima del costo della corsa, addebitato su carta di credito direttamente dall’app e con ricevuta via mail.
L’autista utilizza un tassametro che in realtà è una applicazione, che registra il tragitto effettuato tramite GPS e calcola quanto dovrà pagare l’utente. Se l’automobile viaggia al di sotto dei 17,5 chilometri orari, viene applicata una tariffa a tempo, al di sopra di quella soglia di velocità è invece applicata una tariffa basata sulla distanza. Arrivato a destinazione, il passeggero deve semplicemente scendere: il pagamento avviene automaticamente tramite l’applicazione, che invia poi un dettaglio sulla spesa e sul percorso condotto.
Gli autisti di Uber devono avere una vettura con meno di cinque anni (Mercedes Classe E o S, BMW Serie 5 o 7, Audi A6 o A8) e sono selezionati attraverso un test che li valuta sia per la conoscenza della città, sia per l’educazione e la cortesia. Tutti sono muniti di autorizzazione per il noleggio con conducente e possono quindi percorrere le corsie preferenziali, destinate al servizio pubblico.

Il problema?  Il sistema di fatto fa concorrenza a quello classico dei taxi. Già nelle città statunitensi non è gradito alle amministrazioni locali, che da mesi cercano con azioni legali e nuove leggi di bloccarne la diffusione.
Cosa succederà allora in Italia?!
Si legge su Repubblica.it che, se per il Satam (il Sindacato Artigiani Taxisti di Milano e Provincia) a doversi preoccupare sono le aziende di noleggio con conducente, per la Cgil non è così: “Uber sembra puntare alla parte remunerativa dei nostri clienti – analizza Giovanni Maggiolo di Unica Filt – se ci portano via quelli c’è il rischio di dover aumentare le tariffe per chi rimane. Noi tassisti forniamo un servizio pubblico, loro no e quindi possono rifiutare le chiamate. Nonostante questo useranno le corsie destinate ai mezzi pubblici intasandole. I loro conducenti devono partire dalle rimesse, ma temo che vorranno assegnare le corse anche a chi sta già in giro per essere concorrenziali”.
Uber però assicura che non sarà così, perché l’azienda punta a offrire un servizio diverso dal taxi e di più alta qualità. È più cara del taxi, ma permette di risparmiare fino al 50 per cento nei confronti di un auto a noleggio. Gli americani pensano a partnership con le aziende e non è escluso che portino in Italia progetti di successo come il carretto del gelato o della pizza su richiesta o propongano il servizio di taxi tramite Uber, già attivo a Chicago e San Francisco.

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