Dati e progetti su Venezia: la digitalizzazione e la condivisione

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  4 marzo, 2013  |  Nessun commento
4 marzo, 2013
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A fine febbraio arriva su Venezia una bella notizia: Ca’ Foscari, l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne e Telecom danno vita al progetto congiunto Digital Humanities and Future Cities in Venice.

Il progetto ha dei punti molto interessanti e affronta uno dei temi critici dell’opera di tutela e diffusione del patrimonio artistico e archivistico: la digitalizzazione.

Affrontare il problema con una tale qualità di forze in campo è sicuramente un bel segnale verso la definizione di un approccio “industriale” del Patrimonio Italiano. Ritengo che

Come primo step ci sarà una collaborazione tra ricercatori e dottorandi di entrambe le istituzioni. Nel settembre 2014 un gruppo di dottorandi di scienze umane, ingegneria e scienze informatiche sarà selezionato tra i più eccellenti per partecipare a un programma di master congiunto e passerà sei  mesi in ciascuna università

sia una scelta obbligata per dare un respiro “generazionale” all’investimento. In tutto questo esiste un “però”; anzi due.

Il primo “però” è la parola “acquisizione”:

ambizioso obiettivo di “digitalizzare” Venezia, la sua storia, il suo patrimonio culturale acquisendo dati diversi provenienti da documenti di archivi pubblici

la tecnologia, oggi, ci consente di affrontare l’atomizzazione delle banche dati attraverso il sistema della metadatazione e i linked data. Europeana lo svolge dal 2008

quindi mi sembra una fatica inutile, nonché una scelta strategicamente sbagliata, quella di “acquisire”. La stessa Ca’ Foscari è un detentore di dati immenso, costituito dalle sue tesi di laurea e da un sistema di digitalizzazione molto avanzato; perdonate l’autocitazione, ma a settembre segnalavo che tutto quel materiale non era condiviso. Ad oggi non ho notizie di adesioni da parte di nessuna facoltà veneziana all’openaccess: perché, diciamolo chiaramente questo di Ca’ Foscari NON è openaccess.

Al momento, quindi, abbiamo un paradosso: un’Università che promuove la digitalizzazione ma che non rende disponibili le proprie banche dati, lo streaming e le registrazioni delle proprie lezioni. Tutto è recuperabile, sia chiaro, anche perché le premesse sono molto buone e basta estendere la piattaforma alla didattica. Proprio per questo, l’auspicio è che Ca’ Foscari metta a disposizione quelle competenze umanistiche che risulteranno nodali in questo progetto: archivisti, bibliotecari, studiosi d’arte…

Il secondo “però” è più territoriale: spiace che non sia stata considerata la Città come interlocutore  e gli stessi studenti. L’impressione è che ci sia una grande progettualità emanata dalle stanze professorali (che non è un male, anzi, ma che inspessisce i divisori), senza però puntare sui detentori dei patrimoni di dati. A questi, la stessa Ca’ Foscari cosa dice? può dire di condividere, ad esempio? Paradossalmente l’istituzione Comune di Venezia percepita come più “lenta” ha avviato una grande opera di condivisione che sta agendo proprio sulle infrastrutture di produzione e aggiornamento delle proprie banche dati: un esempio recente è stata la condivisione della cartografia di base e poco prima con quello dell’Atlante della Laguna.

Nonostante comunque i due “però” resto assolutamente ottimista e contento del progetto: stabilire relazioni e affinare meglio i margini d’intervento è sempre possibile.

Soprattutto se si parte da un principio: la condivisione.

Su questo, Venezia è l’ambito naturale, perché da sempre condivide la sua vita tra terra e acqua.

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