Sottoscritto il Manifesto per la Giustizia Digitale

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1 marzo, 2013
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Gli avvocati di vari Ordini (Milano, Roma, Bologna, Firenze, Torino, Napoli), nell’ambito dell’iniziativa «Agenda Digitale Giustizia» hanno sottoscritto il «Manifesto per la Giustizia Digitale», un documento diretto a sostenere l’innovazione ed il miglioramento dei servizi nella giustizia. A tal fine si richiamano gli attori del mondo «giustizia» a sperimentare e realizzare riorganizzazioni dei servizi per il pubblico, interventi di riduzioni dei tempi e dei costi di accesso alla giustizia, in funzione del miglioramento della qualità e della capacità di risposta della giustizia ai problemi della comunità di cittadini e imprese italiane.
Un ruolo di primo piano in questo processo di sviluppo e di innovazione è affidato al Ministero della giustizia che, in sintonia con il Consiglio Superiore della Magistratura ed in leale collaborazione e supporto con le rappresentanze istituzionali degli avvocati e le altre istituzioni italiane, deve essere in grado di affrontare la sfida del cambiamento, diventando centro di coordinamento, propulsione, indirizzo e supporto di una strategia dell’innovazione. Strategia che vedrà responsabili e protagonisti gli uffici giudiziari, gli stakeholder e le comunità locali, facendo rete per realizzare su scala nazionale l’effettiva socializzazione dei nuovi saperi, delle tecnologie, dei metodi e dei risultati delle innovazioni. In ogni campo dei possibili miglioramenti della giustizia sono, infatti, uffici giudiziari, ordini forensi e comunità locali impegnati a cercare nuove strade e nuove soluzioni di eccellenza capaci di competere con i migliori standard europei.
La strada della giustizia digitale, come si legge nel Manifesto sottoscritto, è uno dei pilastri del cambiamento e dell’ammodernamento della giustizia. In questa direzione, il processo civile telematico è un’eccellenza, ciò che consentirà di fare il salto di qualità verso una giustizia moderna che si avvalga della strumentazione digitale e telematica oggi disponibile od ancora da realizzare. Notevoli sono infatti i vantaggi destinati: ai cittadini, che potranno avere via web informazioni e certificazioni in un rapporto di totale trasparenza con facilità e rapidità; agli avvocati e agli altri professionisti, che potranno produrre, scambiare e consultare gli atti on line dal proprio studio, recandosi nei palazzi di giustizia solo per le udienze; ai funzionari e cancellieri, che potranno dedicarsi alle attività più qualificate di assistenza alla giurisdizione e di gestione esperta dei flussi documentali, abbandonando le attività seriali o segretariali.
Tuttavia il processo civile telematico, la cui obbligatorietà è prevista a partire dal giugno 2014, rischia di rimanere sulla carta in assenza di un piano strategico e di un impegno consapevole, responsabile e collettivo di tutto il mondo della giustizia. L’impegno è, pertanto, quello di vincere le difficoltà che non sono solo di investimenti e tecnologie, ma anche organizzative e culturali. Riorganizzare il lavoro di tutti gli operatori, ristrutturare anche fisicamente le cancellerie, fornire strumenti di lavoro nuovi ai magistrati e personale amministrativo, passare dalla carta alla telematica, incentivare l’uso dell’informatica presso gli stakeholder ed i professionisti, adeguare una normativa e una logica di azione spesso legata ad un mondo che non c’è più, sono queste le nuove sfide da affrontare. In particolar modo, come sottolineato nel manifesto, nell’arco di cinque anni dalla prossima legislatura occorre:

  1. elaborare un piano strategico nazionale capace di mobilitare tutti coloro destinati ad essere coinvolti nella strada della innovazione;
  2. ripensare i ruoli nazionali e locali pubblici e privati per valorizzare le funzioni, le competenze, la responsabilità delle organizzazioni e dei singoli attori della giustizia;
  3. incentivare la partecipazione privata e pubblica al processo di innovazione riducendo gli oneri a carico dei cittadini e dei professionisti, riconoscendo e valorizzando l’impegno, la responsabilità ed il successo degli operatori pubblici;
  4. professionalizzare le strutture nazionali e locali a supporto dell’e-government della giustizia, destinando quantomeno una parte dei risparmi ad investimenti ed alla costruzione di nuove strutture a supporto della giustizia digitale;
  5. diffondere sul territorio le migliori buone pratiche locali e potenziare l’interscambio informativo e diknowhow, la formazione, e l’assistenza continua;
  6. ampliare urgentemente l’esperienza sviluppata in ambito civile agli altri riti e ambiti di settori dell’azione giudiziaria: giudici di pace, penale, requirente, minori e sorveglianza inprimis;
  7.  imparare a valutare e correggere per porre obiettivi perseguibili e misurabili, per apprendere dagli errori e diffondere i successi;
  8. modificare la normativa e la regolamentazione processuale, adeguandoli alla nuova realtà tecnologica ed organizzativa;
  9.  ripensare infine l’architettura del sistema giustizia sia a livello nazionale che locale, superando la tradizione ed i privilegi, per ricostruire una legittimazione sociale che sia frutto di risultati, di impegno certificabile, di trasparenza di azione, di capacità di cambiamento.

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