Quando l’allievo impara dal maestro

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  1 marzo, 2013  |  Nessun commento
1 marzo, 2013
apple campus

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Qualche settimana fa Apple ha presentato un rapporto con l’elenco dei produttori che assemblano i componenti dei suoi dispositivi. Vi si trovano alcune conferme, e anche qualche interessante dato sul quale è bene riflettere.

Tanto per cominciare: sono circa 800 i siti coinvolti in giro per il mondo nella produzione di componenti per la società di Cupertino.

Di solito si pensa alla Cina quando si prende in mano un qualunque dispositivo informatico della mela mordicchiata (non solo lei in realtà), e in parte è vero. Ma quello che emerge dalla lettura del rapporto (di cui esiste anche una mappa interattiva) e che è l’Asia nel suo complesso, e non solo la Cina, a far la parte del leone. È più esatto parlare perciò di industria asiatica: è vero che in Cina si trovano ben 331 siti, ma nel continente sono 600.

Quello che accade da un po’ di tempo, e viene ignorato, è l’evoluzione della Cina (e non solo di quel Paese: basti vedere cosa accade in Corea con Samsung, e i grattacapi che darebbe a Google): da semplice produttore di merce capace di grandi volumi, e in grado di fornire solo manodopera, a produttore di eccellenze, in grado di esprimere competenze sempre più raffinate.

Se qualcuno crede ancora che quel Paese ci batta perché vende a poco prezzo, dovrebbe aggiornare in fretta le sue opinioni: sta cambiando in fretta, per questa ragione le stesse aziende cinesi delocalizzano in altre parti dell’Asia. Questo si verifica quando si è assimilata la lezione, e si è pronti al salto di qualità: l’allievo sta per superare il maestro.

Apple non sta a guardare, ed ecco perché ha spostato (e lo farà probabilmente anche negli anni a venire), alcune produzioni in Tailandia (dove per esempio si fabbricano i dischi duri per gli iMac) o in Indonesia e Malesia. C’è in gioco anche un altro aspetto che meriterebbe un discorso a parte: quello della proprietà intellettuale, da proteggere costi quel che costi. È qui che si gioca la partita, e ogni azienda impiegata laggiù sa i rischi che corre.

Non mancano le produzioni negli Stati Uniti, o in Europa; con una differenza rispetto a quelle che si trovano nel continente asiatico: qui le fabbriche accolgono operai, da noi ingegneri. L’eccellenza si trova in Texas (però in uno stabilimento Samsung), o in Sicilia (dove ha sede STMicroelectronics).

Il rapporto di Apple indica due novità poco percepite nel nostro Paese: da una parte c’è la Cina che pur continuando a fornire fabbriche per assemblare i prodotti, sta cambiando pelle e soprattutto “testa”, e nei prossimi anni invaderà il mondo con prodotti di eccellenza.

Dall’altra le industrie occidentali (Apple in testa, ma non solo) che spostano le produzioni più “sensibili” e raffinate negli Stati Uniti o in Europa. Di tutto questo il nuovo Parlamento italiano dovrebbe avere consapevolezza, ma il discorso si farebbe troppo complesso ed è meglio fermarci qui.

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