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La rete del M5S travolge l’Italia: la maggioranza e’ “solo” digitale

Le elezioni politiche 2013 hanno due vincitori: il M5S e la forza di Internet
2 minuti di lettura

Figli di un comico blogger, di una rete che ha preso corpo da se stessa o di una collettività che non ne può più di facce trite e ritrite, carte bollate senza senso ne scopo e che vuole modernizzare partendo da chi, usando Internet per spiegare i problemi della gente, è riuscito a convincere 1 italiano su 4 (25.6%!) che sarebbe il caso di darsi una svecchiata?

Le percentuali, i risultati, i seggi, il procellum, le larghe intese di Berlusconi e Bersani ormai costretti a posticipare il più possibile la prossima, inevitabile tornata elettorale perché il serio rischio – paventato da internauti più o meno rivoluzionari – che il Movimento 5 Stelle passi dal 25 al 40% c’è, si respira (lo “tsunami” di cui parlava Grillo), su queste pagine ci interessano il giusto.

Quello su cui porre la lente di ingrandimento, per noi pionieri infaticabilmente convinti che la condivisione dei problemi sui blog – e di seguito sui social network – e, soprattutto, il non affidarsi più ai mezzi tradizionali in campagna elettorale ma spingere su web tv, web cam e rete-live dalle piazze sia stata decisiva per prendere un altro 5%, è il futuro digitale che nasce da un presente diverso.

Nel quale, tanto per dire, sostantivi come infrastrutture, commercio elettronico, egovernment e open data, dematerializzazione, competenze digitali, ricerca e innovazione, smart city e smart community non restino argomenti inesplorati o tecnicamente ridondanti, ma diventino il fondamento per iniziare a capire dove, effettivamente, c’è possibilità di crescita e ripresa. Chiamatela agenda digitale, chiamatela come volete, ma attuatela. Fate, invece che parlare.

Il solo pensare al costo totale di una tornata elettorale, e a quanto ancora ci potrebbero costare elezioni anticipate, fa venire il voltastomaco a chi voterebbe volentieri da suo pc, con tutte le password del mondo, con tutte le protezioni dell’universo, se solo si riuscisse a capire che il progresso tecnologico non è la quarta rivoluzione industriale ma semplicemente un modo per migliorare la vita della gente. La vita di un padre, di una madre, di un figlio, di un lavoratore, di un imprenditore, di un sindacalista, di un meccanico, di un salumiere, di un libero professionista.

In se e per se, quello che è riuscito a compiere il Movimento 5 Stelle, partito dal celebre blog di Beppe Grillo e sviluppando tutti i suoi consensi sul web, senza aver effettivo bisogno di persone o garanti particolari ma solo di semplici idee, un bel po’ di populismo e l’irrefrenabile passa-parola gratuito che si chiama Internet e muove questo sole e le altre stelle, resterebbe fine a se stesso senza il salto di qualità che qualsiasi Governo si formi dovrà farci compiere.

Mai come oggi, la necessità di una strategia unificata su banda larga, scuola digitale, open data pubblici, nuove startup e azzeramento del digital divide è effettivamente prioritaria non per questa o quella coalizione, ma per tutta l’Italia. Se non siamo uniti su questo o quel colore, l’Italia ci chiede a gran voce di poterci misurare tra di noi con gli strumenti che consentono risparmio, velocità, sburocratizzazione, ossigeno per la nuova imprenditoria e nuovi posti di lavoro magari sicuri. Questo va aldilà di queste elezioni e delle prossime. Qui, la governabilità, non centra. Qui centriamo solo noi. E, ovviamente, loro.

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