Crisi Rcs: sviluppo digitale e informazione su Internet a pagamento

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  26 febbraio, 2013  |  Nessun commento
26 febbraio, 2013
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Sul sito del Corriere della Sera di oggi è uscito un comunicato del Comitato di redazione sulla crisi che sta attraversando la storica testata.
Ne avevamo già scritto la settimana scorsa (> Stampa in allarme. Innovazione tecnologica avversaria o alleata?), sottolineando in particolare un certo atteggiamento non proprio positivo da parte della carta stampata verso le “trasformazioni tecnologiche”, quanto meno un’incapacità – al momento – di “buttare il cuore oltre l’ostacolo”.

Oggi il Comitato di redazione torna sull’argomento dichiarandosi “pronto a discutere del rilancio del Corriere e ancora una volta ribadisce che per farlo occorrono tre cose: risorse finanziarie, nuove idee editoriali, nuove iniziative di marketing”.
Contrariamente ai vertici aziendali, si legge nel comunicato, che finora si sono mossi con una logica diversa, conflittuale. Prima, l’11 febbraio, annunciando un piano di tagli forsennati (800 esuberi, 640 dei quali in Italia) e la vendita della sede storica del Corriere in via Solferino 28 a Milano. Poi, nel corso della scorsa settimana, invitando il Cdr a un incontro previsto per il 28 febbraio per comunicare l’intenzione, stando alle indiscrezioni non smentite, di tagliare 100-110 giornalisti dal Corriere della Sera, azzerando, inoltre, voci collaterali, ma consistenti, della retribuzione”.

I termini della sfida sembrano essere chiari al Cdr:

  • l’azienda deve indicare quali sono le linee di sviluppo sul digitale e sulle nuove frontiere dell’informazione;
  • serve un piano preciso di investimenti mirati e di soluzioni per aumentare i ricavi del gruppo, sciogliendo, per esempio, il nodo dell’informazione su internet a pagamento.

Per concludere cito Steve Yelvington in suo post del 16 ottobre scorso:

È chiaro a tutti noi che il digitale è il nostro biglietto di crescita. È chiaro che tutto ciò che facciamo è temporaneo, che il cambiamento è l’unica cosa che è permanente. … Nonostante tutti i discorsi sul declino, la verità è che l’industria dei giornali ha ancora un grande pubblico pagante, leale e affezionato. È un bene che i concorrenti on line (e le emittenti) non hanno. Andare avanti e tornare a crescere costa denaro. Sarebbe sciocco non fare il miglior uso di questo bene per fare un salto verso il futuro digitale.
Ma dobbiamo fare esattamente questo: riconoscere che è una manna, e farne il miglior uso possibile per costruire un futuro. Questo è il tempo per piantare, non per raccogliere.

It’s clear to all of us that digital is our growth card. It’s clear that everything we do is temporary, that change is the only thing that’s permanent. … Despite all the talk about downfall, the truth is that the newspaper industry still has a huge, loyal, habituated, paying audience. It is an asset that pure-play online competitors (and broadcasters) don’t have. Moving ahead and returning to growth costs money. It would be foolish not to make the best use of that asset to leverage a leap to a digital future.
But we have to do exactly that: recognize it’s a windfall, and make best user of it to build a future. This is the time to plant, not to harvest.

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