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Internet condiziona gli acquisti ma in Italia l’e-commerce non sfonda

Lo shopping è influenzato dalla rete, ma in Italia è ancora molto tradizionale
2 minuti di lettura

La “prima cosa incredibile” è che il 90% di chi abitualmente usa Internet, a livello mondiale, passa dal web prima di compiere qualsiasi acquisto. Dalle automobili ai braccialetti, dal sapone per il bagno alla pasta integrale: 9 utenti su 10 preferiscono farsi un giro in rete non tanto per comparare i prezzi ma anche per capire la varietà di ciò che è disponibile sul mercato.

Partendo da questo presupposto, resta il fatto che l’e-commerce è ben’altra cosa perché un conto è informarsi, un altro acquistare direttamente on line. Noi italiani, in questa procedura classicamente del tipo “guardo e clicco ma mi fido il giusto”, siamo i numeri uno. Tanto che poco più del 50% di chi frequenta Internet, secondo il Global Web Index, osservatorio indipendente che monitora i flussi in rete di 7 paesi europei e di 31 nel mondo, poi acquista qualcosa online.

In ogni caso, l’Italia si attesta sull’85%, a livello di chi comunque si informa online prima di comprare, confermando quindi la tendenza mondiale: più che una rivoluzione, è una logica conseguenza. Trent’anni fa guardavamo i cartelloni pubblicitari e il Carosello, dieci anni fa le radio presero il sopravvento soprattutto a livello di informazione mobile, intesa in automobile. Oggi c’è Internet: basta cercare, qualcosa trovi.

L’interessante non è tanto questo meccanismo, quanto il commento dopo l’acquisto. Secondo il Global Web Index il 62% degli utenti mondiali ha commentato un prodotto online dopo averlo comprato: sui social network, Facebook e Twitter in particolare, il dato si alza fino al 69%, addirittura il 79% per i prodotti acquistati direttamente sul web.

In Italia, invece, si compra e si sta zitti. “Siamo uno dei paesi al mondo che meno discute dei propri acquisti in rete e soprattutto sui social, collocandoci tra gli ultimi tre paesi per quanto riguarda l’influenza esercitata online“. Lo dice a chiare lettere Marcello Mari, responsabile del Global Index Italia. Ne deriva che, siccome siamo presenti sui social media in modo massiccio, parliamo di tutto ma non di acquisti. E tanto meno di e-commerce.

L’altro aspetto da sottolineare è il “come”: di quei pochi che comprano online (50% di chi usa abitualmente Internet, come detto in apertura) la percentuale che lo fa via smartphone è del 11%, contro una media mondiale del 25. Insomma: diffidenti per natura, per cui al massimo compro dal pc, ma dal telefonino proprio no (forse perché non so come fare…).

E allora, quali sono le conclusioni? Primo: tutto il mondo è Paese, e quindi tutto il mondo si fa un giro su Internet prima di comprare. Secondo: non tutto il mondo è così diffidente e anche un po’ “impagliato” come noi. Terzo: siamo abbastanza web oriented, ma poco social e poco mobile, quando si tratta di comprare. Tradizionalisti fino in fondo, insomma. Fino a prova contraria, ovviamente.

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