Verso l’Opendataday: possiamo fare la differenza

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  20 febbraio, 2013  |  Nessun commento
20 febbraio, 2013

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Per chi non lo sapesse ancora, il 23 febbraio ci sarà International Open Data Day, che anche l’Italia sta preparando con #opendatadait, anche se in una chiave più divulgativa, che pratica.

Sono un po’ di giorni che vorrei riprendere un post dal blog del W3C, che contiene alcuni elementi che meritano attenzione.
Phil Archer racconta infatti la sua esperienza a Washington, dove si è incontrato con molti membri di diverse agenzie governative, per la condivisione di pratiche e di tecnologie sugli Open Data.

Far capire i vantaggi della pubblicazione in Linked Data, oltre agli Open Data, è una di queste pratiche: l’uso di identificativi globali come gli URI/IRI è indubbiamente il punto di svolta di molti problemi.

Phil Archer li definisce fondamenta della condivisione: questo è un problema presente anche qui in Italia, in effetti, quando si deve integrare Open Data da diverse fonti. Ma stiamo cercando di ragionarci.

Viene nominato il progetto Orgpedia, in una parte che considero fondamentale:

Set up by Beth Noveck and Joel Gurin, this is a cross between Open Corporates and Wikipedia. What Open Corporates does is to take data from company registers – sometimes by agreement/data download, other times by screen scraping – and publish it as freely available open data. As of today it has details of over 51 million registered legal entities, each one with a stable, dereferencable URI that returns data in any of a variety of formats (including RDF using the Registered Organization vocabulary). Work is under way to create links between those registered companies and so build up a picture of how different companies, or parts of the same company, interrelate.
Orgpedia is a linked data project planning to do something similar and I’m deeply relieved to see that cooperation between the two is well established. There are differences in approach but they both are already/planning to crowd source information about companies although I think Orgpedia has a slightly broader focus. On the upside that’s two organizations working towards a common goal so that’s twice the power behind it. On the downside it’s two separate URI sets – I hope the cooperation extends to including direct (owl:sameAs) links between the two. It’s good to see W3C Government Linked Data WG co-chair Bernadette Hyland involved with Orgpedia too.

Un lavoro in corso che sta utilizzando le pratiche che emergono nel gruppo di lavoro W3C che dovrebbe far emergere standard di condivisione degli Open Gov Data, il W3C GLD come acronimo.

E’ fondamentale la cooperazione tra questi progetti per definire URI utilizzabili in maniera semplice: se voglio parlare di una data società e posso usare identificativi globali, è tutta un’altra faccenda integrare dati da fonti diverse.
Ma questa cooperazione deve nascere sia all’esterno dell’apparato statale, sia al suo interno: e il modello USA forse soffre, soprattutto rispetto a quello inglese.

there really doesn’t seem to be an active community within and between US Government agencies. The contrast with London is stark: there are weekly “tea camp meetings”. These came out of the annual UKGovCamp – an annual event that people working in government IT give up their free time to attend. There are meetups, ad hoc working groups, official cross-departmental working groups and, above all, enthusiastic individuals within government making the case for open data and open standards. Civil servants who want open data to succeed, supported by a bunch of enthusiastic, talented, professional geeks.

Non so voi, ma noi italiani, con la comunità di Spaghetti Open Data e la sua inclusività trasversale tra PA e civic hackers, siamo molto più vicini al modello inclusivo inglese, che al modello americano. E per una volta, potremmo essere in vantaggio.
Non è una cosa da poco, serve valorizzarla, serve parlarne, serve esserne fieri: per una volta, non lamentiamoci di quello che va male.
E’ la comunità a fare la differenza, dicevo sull’esperienza fiorentina di apertura dei dati.

Come sempre, e come chiude Phil Archer, sono le persone a fare la differenza.
Anche quando sembra solo un discorso tecnologico.

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