Living Labs: il territorio risponde

Scritto da:     Tags:      Data di inserimento:  19 febbraio, 2013  |  Nessun commento
19 febbraio, 2013
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I Living Lab rappresentano un’autentica innovazione nel modo di approcciare un progetto di ricerca: interazione diretta e co-progettazione con i destinatari finali dei risultati permettono di rendere concreto l’impatto delle ICT sul territorio e sui suoi attori con particolare attenzione alla sostenibilità degli interventi, non solo dal punto di vista tecnico ma anche ambientale ed economico.

Uno dei primi Living Lab sviluppati nel nostro Paese data il 2005, quando nell’ambito del Programma Regionale per la diffusione della banda larga in Piemonte – Wi-PIE – venne realizzato il primo laboratorio aperto nelle Valli Orco e Soana, la parte più a nord della Provincia di Torino che confina con la Valle d’Aosta e condivide con essa il Parco Nazionale del Gran Paradiso, in leggero anticipo rispetto ai programmi di finanziamento e reti europee (www.openlivinglabs.eu/): partendo dall’analisi del territorio e dalle priorità espresse dalle policy regionali vigenti, viene selezionato un testbed rappresentativo in grado di garantire la replicabilità del modello di innovazione in contesti con difficoltà simili.

Ciascun Living Lab si sviluppa infatti attraverso attività istruttorie che partono dal coinvolgimento dei referenti locali per proseguire nella raccolta delle informazioni necessarie alla definizione degli obiettivi, per giungere poi alla co-progettazione della sperimentazione e alla fase finale di realizzazione del progetto, che prevede il coinvolgimento degli utenti finali in due direzioni: come sperimentatori delle soluzioni ICT e, nel caso delle imprese, come soggetti interessati alla gestione successiva dei servizi e delle infrastrutture per garantire la sostenibilità economica dell’intervento a fine sperimentazione.

Attraverso esperienze maturate tra il 2006 e il 2012 su diversi contesti territoriali con la realizzazione di 9 diversi Living Labs sul territorio piemontese curati da CSP – Innovazione nelle ICT (www.csp.it) , espressione di una varietà di esigenze specifiche su cui intervenire attraverso progetti di innovazione, è stato sviluppato un originale modello tecnologico e di business, ispirato ai principi del participatory design, in grado di realizzare un’effettiva transizione dalla sperimentazione alla realtà: il finanziamento pubblico della fase sperimentale costituisce lo stimolo all’avvio di un concreto processo di innovazione di lungo termine, in grado di coinvolgere l’intero sistema territoriale e gestito dagli attori locali.

La metodologia sviluppata fa riferimento esplicito ai concetti di “cooperative design” e alla sua evoluzione in “participatory design” (Shouler D., Namioka A., 1993), e costituisce la condizione necessaria a garantire la transizione dalla fase sperimentale finanziata da fondi pubblici e realizzata dall’ente di ricerca, a un concreto percorso di innovazione, sostenuto e gestito dal mercato e dagli attori locali, in grado di garantire effettivi ritorni socio-economici al territorio.

Cuore della metodologia è la realizzazione di un variegato tavolo di cooperazione tra la pubblica amministrazione a diversi livelli (Regione, aggregazione di Comuni, Comuni), il mondo della ricerca (pubblica e privata), gli utenti finali (cittadini, imprese, associazioni…), e gli operatori economici locali direttamente interessati alla gestione di infrastrutture e servizi, in cui ciascun attore consegna al sistema e riceve dal sistema risorse materiali e immateriali come illustra la seguente figura:

Living Labs Model by CSP
Schema che illustra il modello dei Living Labs by CSP

Ciascun attore partecipa al progetto fin dall’inizio, co-progettando l’intervento e scambiando, in fase di realizzazione, le risorse in una logica “peer-to-peer”, in cui in questo caso l’ente Regione dà avvio al processo finanziando l’idea progettuale, che viene realizzata dall’ente di ricerca il quale individua, realizza e sottopone a test le soluzioni tecnologiche attraverso una stretta collaborazione con i soggetti che di tali tecnologie faranno uso per rispondere alle proprie esigenze specifiche.

Fattore chiave del modello è il riuso delle infrastrutture e delle risorse esistenti, riqualificate per la fornitura di servizi digitali.

I soggetti proprietari e gestori di tali infrastrutture portanti sono potenzialmente interessati a partecipare alla sperimentazione e gestire secondo logiche di mercato l’infrastruttura di rete costituendosi come WISP (Wireless Internet Service Provider) per esplorare nuovi potenziali mercati, mentre il territorio nel suo complesso beneficia delle opportunità offerte dalla connessione a banda larga e dai relativi servizi e contribuisce realizzando e diffondendo contenuti in logica web 2.0/user-generated content. A chiusura del processo, l’ente di ricerca può restituire un modello replicabile, perseguendo la finalità generale di supportare competitività, inclusione e sviluppo locale del territorio di riferimento.

A seconda dei servizi sviluppati si possono inoltre inserire nella gestione post-sperimentale ulteriori soggetti economici locali interessati ad integrare la propria offerta.

In sintesi, la Pubblica Amministrazione, la ricerca, le imprese e i cittadini abbandonano i loro rispettivi ruoli tradizionali (di erogazione di servizi pubblici/ricerca accademica/offerta/domanda) per diventare protagonisti paritari di un processo di innovazione orientato allo sviluppo locale e all’acquisizione reciproca di nuove competenze.

E l’esperienza condotta in questi ultimi anni dimostra che il modello – se ben condotto dall’inizio alla fine – funziona.

Lo dimostra il caso del primo Living Lab dove ora un soggetto privato è concessionario del servizio di banda larga per cittadini, imprese e uffici pubblici delle Valli Orco e Soana nonché degli Hot-spot per turisti negli 11 Comuni del territorio e continua ad essere attiva la tv delle valli autoprodotta dal territorio e visibile all’indirizzo http://www.orcosoana.tv/net-tv/.

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