Stampa in allarme. Innovazione tecnologica avversaria o alleata?

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  18 febbraio, 2013  |  Nessun commento
18 febbraio, 2013
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Che la carta stampata venga messa a dura prova dalla concorrenza del digitale non solo è un fatto incontestabile, ma addirittura naturale, fisiologico, incontrovertibile… proprio nel senso che non si può tornare indietro o per tutelare/salvare un comparto produttivo o per il timore che l’assetto futuro non garantisca gli stessi fatturati del passato.
La direzione è una, avanti, e la coperta si sa, è corta.

Certo è inevitabile spaventarsi di fronte a una realtà che tutti i giorni cambia e tutti i giorni ti impone di adattarti, quando va bene.
E alla FNSI – Federazione nazionale stampa italiana – lo spavento è grande:

La crisi, ormai ufficializzata, di gruppi di primo livello nel panorama dell’editoria nazionale come Rcs Mediagroup e Mondadori e di quotidiani come La Stampa e Il Corriere dello Sport, con la chiusura di decine di testate storiche e l’espulsione dalle redazioni di quasi un migliaio di giornalisti, rende evidente per tutti che un settore rilevante dell’industria italiana – cui sono legati beni pubblici come la libertà di informare ed essere informati e il diritto all’informazione – è arrivato a un punto di allarme acuto.

La nota diffusa la settimana scorsa prosegue individuando con molta chiarezza le cause del pantano

  • nella scarsa lungimiranza degli editori,
  • nel ritardo nella definizione di strategie capaci di rispondere alle trasformazioni tecnologiche,
  • negli errori manageriali
  • e negli investimenti sbagliati.

Tutto condivisibile a una prima lettura, ma alla seconda qualcosa stride, non convince.

…strategie capaci di rispondere alle trasformazioni tecnologiche…
…capaci di rispondere…

Ma è una guerra? gli editori e le redazioni giornalistiche rappresentano il bene e le trasformazioni tecnologiche il male da combattere?
Se questa è l’dea che serpeggia – che  gli strumenti tecnologici “attaccano” imponendo purtroppo di adottare delle strategie “di difesa”- sarà davvero complicato riuscire ad essere innovativi e competitivi.
Se poi la soluzione – come si legge nella nota - è l’istituzione di un ennesimo fondo pubblico per sanare la falla, il problema sarà solo rimandato e senz’altro più forte e astuto di prima quando (presto) si ripresenterà.
Perché non seguire l’esempio della Francia, dove su pressione sì del Governo nazionale è stato creato un fondo da 60 milioni di euro interamente finanziato da Google per i progetti d’innovazione tecnologica degli editori?!

E invece la FNSI si rivolge ancora alla politica – impegnata tra l’altro su ben altri fronti – e non per intercedere con Big G, ma per istituire, come già detto, un fondo pubblico per l’innovazione e per la trasformazione industriale (valido almeno un triennio) e per chiedere “la revisione delle leggi dell’editoria e la definizione di un welfare attivo del lavoro, che consenta di gestire nella maniera meno traumatica possibile le uscite anticipate per la crisi, coniugandole con l’ingresso di professionalità giovani da formare con l’aiuto dell’esperienza di chi è a fine carriera”.

Soluzioni del passato per problemi del futuro, che è adesso. Di questo passo chissà dove andremo: il mondo dell’impresa non solo guarda con sospetto e timore alle trasformazioni tecnologiche, ma chiede anche aiuti statali per risolvere questioni di natura privatistica e non affrontare consapevolmente la sua mancanza di creatività e visione.
L’innovazione tecnologica e chi la produce e promuove dovrebbero essere interlocutori e alleati, non concorrenti o avversari da contrastare.
Il ruolo storico del sindacato, si sa, è proteggere l’interesse e la sorte dei lavoratori ora minacciati dalla crisi.

Ogni situazione di difficoltà ha una sua storia e merita una valutazione specifica, ma la preoccupazione e l’azione del Sindacato non possono che essere sempre e comunque finalizzate alla tutela delle testate, alla salvaguardia del loro valore all’interno del sistema dell’informazione, alla garanzia dei posti di lavoro minacciati dalla crisi e pure la protezione dei lavoratori autonomi.

Ma dimentica che la soluzione starà anche nella capacità di quegli stessi lavoratori – editori, imprenditori, content producer, giornalisti – di leggere i chiaro-scuri della situazione attuale, di vedere e cogliere le opportunità offerte dai nuovi strumenti a disposizione e quindi di immaginare gli scenari futuri e nuovi modelli di business, con la giusta temerarietà e la saggia consapevolezza che molto probabilmente non solo la botte non sarà piena, ma forse nemmeno la moglie tanto ubriaca.

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