Agenda Digitale, 70 miliardi di motivi per attuarla

Scritto da:     Tags:  , , , , , ,     Data di inserimento:  18 febbraio, 2013  |  Nessun commento
18 febbraio, 2013
L'agenda digitale val bene uno sforzo: 70 miliardi di risorse liberate

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Più che annunciare su Twitter che non si andrà a colloquiare con Ilaria D’Amico o sparare ai quattro venti – e anche ai quattro ‘eventi’ – che questo o quel candidato ha paura del confronto non si sa per quale ben precisato motivo, sarebbe il caso di rendersi conto che, a meno di sette giorni da una tornata elettorale in linea di massima importante, di digitale nell’agenda elettorale c’è ancora poco, e quel che c’è è piuttosto confuso.

Dei programmi e delle pene (intese come difficoltà nello sviluppare un contesto programmatico dove l’Italia si possa riconoscere, migliorare, progredire,e magari strizzare l’occhio all’Europa) ne parliamo in un apposito speciale, ma fatto sta che la situazione è critica, giusto per usare un eufemismo.

Non tutto, però, parrebbe perduto, soprattutto perché le persone (e i partiti, ovviamente) intelligente dovrebbero saper cambiare idea in corso d’opera, adattando i loro programmi a quello che ogni giorno è l’attualità della collettività. La rete, le startup, il commercio elettronico, la fatturazione elettronica, le semplificazioni della pubblica amministrazione.

Una sommatoria più o meno specifica di questi fattori comporterebbe, a detta di chi fa ricerche quotidiane di questo tipo come l’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, a risparmiare circa 70 miliardi di euro. E’ il quantitativo di risorse che sarebbero liberate sfruttando nuove tecnologie, Internet veloce e servizi digitali.

Nello specifico, 35 miliardi di euro proverrebbero dal contrasto all’evasione fiscale e dal miglioramento dell’efficienza di PA ed enti pubblici, 25 miliardi dalla semplificazione della relazione tra PA, imprese e cittadini, più ulteriori risorse per le imprese dall’aumento della produttività, dalla riduzione dei costi e dalla nascita di nuove Start-Up. Il Politecnico ha presentato queste conclusioni all’evento “Qual è la vera agenda digitale di partiti e coalizioni?”, “reunion” che comunque ha visto, tra i partecipanti, diversi esponenti di quasi tutti i partiti italiani.

Ora la domanda è semplice: riusciremo a liberare risorse sfruttando risorse? Bel gioco di parole, non è vero? E pensare che, nel gioco della semplicità retroattiva – quella che non riusciamo a capire – pare che 5 miliardi di euro di entrate suppletive si materializzerebbero semplicemente aumentando di 10 punti percentuali (dall’attuale 20 al 30) la penetrazione dei pagamenti elettronici nel mondo consumer.

La dematerializzazione altrimenti detta conservazione sostitutiva di documenti fiscali da parte di tutte le imprese, invece, varrebbe ben 10 miliardi, senza considerare gli enormi benefici a livello di operatività e qualità che tal cosa fornirebbe al lavoro di intervento dell’Agenzia delle Entrate.

E, dulcis in fundo, altri 20 miliardi potremmo trattenerli – e usarli, ad esempio, come fondo disoccupazione… – incrementando notevolmente l’e-procurement (cioè gli acquisti elettronici) della PA, oggi ad un inaccettabile 5% quando il senso logico vorrebbe almeno un 30, il che porterebbe a cascata alla più semplice digitalizzazione dei processi.

Insomma: 70 miliardi di motivi li abbiamo, ora bisogna capire se basteranno. Guardando i programmi delle varie coalizioni, ancora non siamo pienamente convinti. Forse, su lunga scala, farà ancor più comodo sapere che quei 70 potranno solo aumentare.

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