Elezioni e digitale: il punto della settimana/2

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  13 febbraio, 2013  |  Nessun commento
13 febbraio, 2013
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Continuiamo anche questa settimana il nostro monitoraggio sull’andamento della campagna elettorale per quanto riguarda il tema del digitale, come aspetto trattato nei programmi e come modalità utile alla comunicazione e alla partecipazione

Ma del digitale si continua a parlare poco, troppo poco
Questa settimana c’è stato un tentativo, soprattutto da parte di alcune testate giornalistiche, di portare in primo piano o quanto meno di aprire uno spazio al tema del digitale. Ha iniziato il Corriere delle Comunicazioni con un confronto tra le dichiarazioni programmatiche di tre delle coalizioni maggiori, fino allo schema di confronto tra le forze politiche pubblicato dal Sole24Ore su alcuni argomenti in tema di agenda digitale.
Certo, un segnale di attenzione, ma comunque aperto solo negli spazi “specialistici”. Nei programmi della televisione generalista nessuna traccia. Come sempre, in stretta continuità con le precedenti settimane. Anche tra i tweet gli hashtag#agendadigitale”, “#innovazione” sono poco utilizzati (mille volte in questa settimana: per #imu è la stessa quantità che viene raggiunta in poche ore). Dal punto di vista dei contenuti nessuna novità rispetto a quanto già avevamo analizzato, se non che le proposte programmatiche di Pd e Pdl sembrano recepire quanto era prima attribuibile agli esponenti più competenti e più accreditati e che abbiamo già analizzato. Quindi, in ogni caso, un segnale positivo. Nella settimana trascorsa, iniziata il 4 febbraio con la presentazione delle proposte per un’Agenda Digitale lombarda, da parte del candidato presidente Ambrosoli, e della Carta d’intenti per l’innovazione (una delle maggiori novità di questa campagna elettorale), sono anche da registrare il consolidamento del documento programmatico del Partito Democratico, che sarà presentato lunedì a Vimercate, e un importante convegno sul tema della cittadinanza digitale, in cui, tra gli altri interventi, mi sembra da sottolineare qui l’affermazione dell’ex componente dell’AgCom Nicola D’Angelo che ha ripreso il tema dell’accesso alla rete come servizio universale, e dell’importanza della garanzia del diritto all’accesso per la struttura democratica del Paese.

Partecipazione e rete
Come va sulla rete la campagna elettorale? In un Paese fondamentalmente di cultura “televisiva” anche l’uso dei social network da parte dei leader politici è sostanzialmente indirizzato alla presenza, molto più che alla costruzione di un coinvolgimento e di una narrazione. Messaggi spesso unidirezionali, pagine facebook e tweet che danno informazioni, raramente aprono discussioni. I report e le analisi si stanno via via raffinando e consentono di disporre di molte informazioni interessanti su come si sta articolando la campagna elettorale sui principali social network.
Tra gli spunti più interessanti delle analisi:

  •  la mappatura della presenza dei leader nelle regioni, analizzata dal progetto Tycho, da cui si nota una prevalenza del Lazio per tutti i leader, qualche esempio di presenza diffusa (es. Grillo) mentre su alcuni si riscontra un’assenza rilevante in parte delle regioni (es. Bersani nelle regioni del Sud);
  • l’attenzione di alcuni leader più sulla presenza e sui volumi di menzioni (dove ancora prevale Berlusconi) che sul coinvolgimento (dove prevale Monti), come si nota su Polismeter o sull’amplificazione del messaggio, dove prevalgono Renzi e Giannino, secondo l’osservatorio di Reputation Manager;
  • l’attivismo della comunità, analizzato da Almawave, che misura il ruolo dei singoli “seguaci” nelle discussioni, e che vede prevalere Grillo e Vendola.

L’impressione è che i leader stentino ancora a recepire i social network come ambienti di discussione e confronto piuttosto che come strumenti di comunicazione, cercando di servirsene soprattutto per amplificare le iniziative della “propaganda classica”.
Insomma, nonostante qualche eccezione, questa non potrà essere annoverata come la prima campagna elettorale in cui i social media sono entrati da protagonisti. Ma dopo le elezioni in parecchi dovranno riflettere sulla loro importanza.
Le opinioni delle forze politiche
Continuiamo le interviste con le forze politiche, questa volta con Claudio Sperandio, candidato alla Camera per il Movimento Cinque Stelle. Le risposte sono state condivise con il gruppo di Roma5Stelle.

PRIORITA’

Iacono: Nell’ambito dei temi delle politiche dell’innovazione in generale, e dell’agenda digitale in particolare, quali sono le tre priorità che identifichi e sulle quali sarai maggiormente impegnata/o nella prossima legislatura?

Sperandio: Io credo che lo Stato dovrebbe farsi carico seriamente di creare un piano nazionale dell’Innovazione (1°) che favorisca la collaborazione tra Istituzioni ed imprese, utilizzando come catalizzatori la ricerca universitaria (2°) e le buone pratiche italiane ed europee. Dobbiamo lavorare per i nativi digitali, ma non tralasciando chi ha difficile accesso alla rete e/o all’informatica in generale (terza età). Abbattere il digital divide (3°) è un progetto ambizioso ma realizzabile.

OSTACOLI

Iacono: Nell’ambito dei temi delle politiche dell’innovazione in generale, e dell’agenda digitale in particolare, quali sono gli ostacoli principali che a tuo avviso devono essere affrontati, e quali sono le modalità e le iniziative che pensi siano da porre in essere per superarli?

Sperandio: Una frase ricorrente nel lessico della PA è sempre stata quella di denunciare una certa “resistenza al cambiamento” da parte del personale amministrativo. In realtà le maggiori resistenze sono sempre state osservate tra la classe dirigente, restìa a condividere la propria conoscenza, per preservare il potere. Credo che si debba riprogettare la formazione dirigenziale. Un’ottima soluzione è quella proposta da CONFEDIR, che ha presentato un suo programma per abbattere i costi della formazione, attraverso l’utilizzo esteso e-learning, tagliando i corsi in presenza nella Jungla delle scuole di formazione delle PPAA. Segnalo la best practice del progetto T.R.I.O. della regione Toscana.

MODALITA’

Iacono: Come valuti l’esperienza dell’ultimo anno di elaborazione dell’Agenda Digitale da parte della cabina di regia? Quali modalità vanno mantenute e rafforzate e quali modificate?

Sperandio: L’Agenda ha di certo dei buoni propositi (abbiamo tutti bisogno di un buon brodo!), ma il basso numero degli iscritti e la scarsa attenzione dei Governi (se non a parole) non ha portato i risultati attesi. Ciò che mi stupisce, come attivista, è l’aspettativa che la politica faccia proposte per attuare l’Agenda. Il Movimento 5 stelle ha invertito l’onere dell’offerta, portandola nelle mani del cittadino: egli deve proporre, la politica deve disporre. Avrei visto il nome di Grillo “ad honorem” tra quei sottoscrittori: il nostro risultato elettorale è stato costruito sulla rete. Non ho ricette per migliorare la sua visibilità, ma collaborare al progetto è quasi un obbligo morale per noi del Movimento 5 stelle.

L’AZIONE PARLAMENTARE

Iacono: Sui temi dell’innovazione il parlamento è stato spesso disattento e inefficace, anche per ragioni di carenza di competenze in materia. Qual è la tua valutazione? Che azioni pensi sia opportuno mettere in atto affinché la prossima legislatura possa essere più efficace?

Sperandio: Dal 2009 al 2012 le promesse di realizzare la banda larga (o larghissima) per gli italiani non sono mai state mantenute. Da Brunetta a Passera, abbiamo ascoltato proclami finiti nel nulla, e la spending review “europea” ha fatto il resto. Tagliare 9,5 miliardi di euro per i prossimi 6 anni è inaccettabile. Per realizzare il nostro sogno di avere entro fine legislatura 4Mbit/s, ovvero il doppio di quanto raccomandato dall’ITU, dobbiamo trovare i fondi nei capitoli di spesa dello Stato più imbarazzanti: uno di essi è quello del finanziamento pubblico all’editoria (600 milioni nell’ultimo triennio!).

IL PROGRAMMA E LA PARTECIPAZIONE

Iacono: A tuo avviso il programma della tua coalizione esplicita esaurientemente la strategia e gli interventi necessari sul fronte dell’innovazione? Come valuti il percorso di definizione del programma dal punto di vista della partecipazione dei cittadini? Come pensi di poter favorire una partecipazione più ampia sulle iniziative che realizzerai?

Sperandio: Il Movimento 5 stelle non ha coalizioni, ma collaborerà con chiunque vorrà realizzare un Paese a misura di “nativo digitale”. I nostri programmi regionali (Lazio, Lombardia e Molise) ed il nostro programma nazionale sono scritti in rete da migliaia di cittadini che hanno pubblicato le loro idee, proposte e progetti. Le iniziative per ampliare il bacino degli elettori attivi dovrebbero essere promosse da media e stampa: la democrazia digitale partecipata è il nostro obbiettivo, se ci credete anche voi, aiutateci. Noi siamo qui per favorire i cittadini di domani.

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