Benedetto XVI e l’apertura al mondo del web

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  12 febbraio, 2013  |  Nessun commento
12 febbraio, 2013
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Internet non è “un mondo parallelo o puramente virtuale”, ma “è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani”. E le reti sociali sono una nuova “agora”‘, dove però occorre entrare “con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità”. Se usati “bene e con equilibrio”, i social network “possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana”. È praticamente una “benedizione”, anche se con le necessarie cautele, quella che il Papa riserva alle reti sociali come Facebook, Twitter e compagnia, nel suo messaggio per la 47/a Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, il 24 gennaio 2013.

Una “valutazione positiva, ma non ingenua”, l’ha definita il presidente del Pontificio Consiglio competente, mons. Claudio Maria Celli, condita con gli inviti al “dialogo ragionato” e a guardarsi dai “sensazionalismi” e dal clamore comunicativo generati dalla “popolarità”‘ spesso connessa alla “celebrità”‘. Dedicandolo al tema “reti sociali, porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”, Benedetto XVI fa del suo messaggio anche un invito ai credenti a condividere la loro fede nei social network, dandone soprattutto “testimonianza” tramite gli esempi di vita.

Per Ratzinger, comunque, se i social network possono generare “amicizia”, “agevolare la comunione”, e “sono alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo”, le persone che vi partecipano “devono sforzarsi di essere autentiche”, perché in questi spazi, avverte il Pontefice – egli stesso ormai attivo protagonista su Twitter – “non si condividono solamente idee e informazioni, ma in ultima istanza si comunica se stessi”.

Benedetto XVI mette in guardia dal fatto che “spesso, come avviene anche per altri mezzi di comunicazione sociale, il significato e l’efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e validità”, La “popolarità”‘, poi, è “frequentemente connessa alla celebrità o a strategie persuasive”. A volte, “la logica discreta della ragione può essere sovrastata dal rumore delle eccessive informazioni”. E anche nell’ambiente digitale “è facile che si levino voci dai toni troppo accesi e conflittuali”, e “a volte il sensazionalismo rischia di prevalere”.

Quindi sui social media occorre privilegiare il “dialogo”, il “dibattito ragionato”, la “argomentazione logica”, esorta il Papa. Bisogna “coltivare forme di discorso e di espressione che fanno appello alle più nobili aspirazioni di chi è coinvolto nel processo comunicativo”. Anche “prendendo sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre”. E serve anche “un attento discernimento”.

In ogni caso chi è credente è chiamato a “condividere la fede, con rispetto e sensibilità, con coloro che incontra nell’ambiente digitale”. E tale condivisione, dice sempre il Papa, “consiste non soltanto nell’esplicita espressione di fede, ma anche nella testimonianza”, cioè nel modo in cui si comunicano scelte, preferenze e giudizi “coerenti con il Vangelo”, anche “quando di esso non si parla in forma esplicita”. Il messaggio del Papa arriva in un contesto in cui, nonostante i numerosi tentativi, la visibilità della Chiesa sul web, che diventa sempre più fonte primaria di informazione, ancora arranca. Da una ricerca commissionata in Usa dalla Georgetown University, ha mostrato mons. Celli, il 53% di utenti dice di non essere al corrente di una presenza della Chiesa online. “Ai siti cattolici raccomandiamo di avere un dialogo rispettoso con gli altri. A volte abbiamo siti troppo aggressivi”, ha comunque ricordato Celli. E anche quello di avere siti con una maggiore interazione, ha aggiunto, “è un cammino che stiamo facendo”.

di Fausto Gasparroni via Ansa

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