Trent’anni fa, Lisa

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7 febbraio, 2013
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Nel gennaio di trent’anni fa veniva presentato Lisa, il primo personal computer di Apple che integrava un’interfaccia grafica, e che rappresenta ancora una delle macchine più importanti nella storia dell’informatica. Costata 50 milioni di dollari lato hardware, e circa 100 milioni lato software (il sistema operativo di Lisa era scritto in Pascal, quasi 100.000 righe di codice, oltre al BASIC e COBOL) fu un fiasco in termini di vendite (a causa del prezzo). Eppure le ambizioni di Steve Jobs al momento del lancio erano nette: “Vivremo con Lisa per i prossimi dieci anni”.

Un anno dopo il computer viene ritirato dal commercio e gira la leggenda che qualche centinaio di esemplari siano stati seppelliti in una discarica nel deserto dello Utah.

Tutto però ha inizio a Palo Alto, nel centro di ricerca della Xerox chiamato PARC (Palo Alto Research Center), dove si è già definita l’Ethernet e non solo. Lì girano macchine con un’interfaccia grafica pilotata da mouse, ma si tratta di lavori sviluppati da altri ricercatori, oramai dimenticati. Quali Vannevar Bush e il suo Memex, e Ivan Sutherland che con il suo Sketchpad di fatto getta le basi per la GUI (o Interfaccia Grafica Utente).

Buona parte dei dirigenti dell’azienda però non scorgono le potenzialità di mouse e interfaccia grafica, mentre Steve Jobs sì. Apple intanto sta già lavorando a un paio di progetti, vale a dire a Lisa e al Macintosh, ma in seguito subiranno delle modifiche radicali proprio grazie ai lavori del PARC.

Il geniale Jef Raskin ha redatto The Book of Macintosh, dove si abbozza già il concetto di un computer “popolare”, dotato di interfaccia amichevole e capacità grafiche mai viste sino ad allora. Ma questo prima della visita degli ingegneri Apple alla Xerox, dove nel frattempo i dirigenti si mostrano interessati a investire in quella che viene considerata una start-up promettente.

Apple, appunto.

Che sta per entrare in borsa, e offre a Xerox la possibilità di acquistare 100.000 azioni a un prezzo di favore di un milione di dollari. In cambio, presentare agli ingegneri di Apple che lavorano al progetto Lisa, il lavoro svolto dal centro di ricerca Xerox. La proposta viene accetta, nonostante il malumore che suscita all’interno di Xerox, poiché molti dipendenti si rendono conto dell’errore che si sta commettendo.

Piccola digressione: il libro che racconta come sono andate davvero le cose non è mai arrivato in Italia: per i curiosi si tratta di “Dealers of Lightning: Xerox Parc and the Dawn of Computer Age“.

Xerox guarderà la rivoluzione dei personal computer, quando avrebbe potuto guidarla.

Nel gennaio 1983 Lisa viene presentata al prezzo di quasi 10.000 Dollari, ed è un prodotto destinato alle imprese. È una macchina talmente potente che sarà usata come ambiente di sviluppo del Macintosh.

Ha il mouse. Anche qui nulla di nuovo, è un’invenzione di Doug Engelbart, però quello di Apple viene ridisegnato da IDEO, in base alle richieste di Jobs in persona. Il mouse di Xerox è infatti poco robusto e costa 300 dollari, Jobs ne vuole uno che duri e costi meno di quindici dollari. Alla fine il risultato è un mouse con un solo pulsante, mentre quello di Xerox ne aveva due o tre.

Il grosso del lavoro però si svolge sulla metafora della scrivania. Quella elaborata da Xerox impone all’utente di ricorrere a un menu per ridimensionare la finestra, o modificare un file.

Apple (che ha imbarcato ingegneri Xerox nell’avventura) la modifica in maniera radicale creando la barra dei menu, il cestino (e i file spostati qui si possono recuperare, finché non si sceglie di svuotarlo), il copia e incolla, oltre a permettere una serie di operazioni che adesso consideriamo del tutto banali, come ridimensionare la finestra trascinandone i bordi.

Interessante anche il pulsante di accensione e di spegnimento, posto sulla parte anteriore della macchina. Una volta premuto, il sistema salva i documenti, ma la macchina non si spegne mai davvero. E quando si aziona di nuovo il pulsante di accensione, quegli stessi documenti si riaprono esattamente come erano al momento in cui si è interrotto il lavoro. Solo nel 2011 Apple ha inserito questa caratteristica nei suoi sistemi operativi…

Altre caratteristiche di Lisa furono la memoria protetta (sui sistemi operativi Mac occorrerà attendere Mac OS X per averla), il multitasking cooperativo, ma c’è almeno un elemento che ne dimostra la filosofia davvero differente, e che di fatto è stata abbandonata.

La filosofia di Lisa era che il centro di tutto era il documento, non l’applicazione. Sui sistemi operativi moderni, occorre lanciare l’applicazione e creare il documento all’interno dell’applicazione stessa. Grazie al Desktop Manager, si clicca due volte su LisaWrite (il programma di scrittura) e il documento viene creato sulla scrivania. Un concetto per noi bizzarro, perché sui sistemi operativi odierni di Apple, non è possibile creare un documento dal Finder. Qualcosa del genere riapparirà nel progetto di Apple chiamato OpenDoc all’inizio degli anni Novanta, per poi inabissarsi e non comparire più.

Non esiste il comando “Nuova cartella” ma “Cartelle Vuote”: due clic e si crea una nuova cartella che può essere spostata dove si vuole.

Lisa conteneva un sistema anti-pirateria: quando si lanciava per la prima volta un’applicazione, questa veniva “marchiata” con il numero di serie della macchina. Intel proverà a fare qualcosa del genere anni dopo.

L’importanza di questa macchina non è solo in quello che ha lasciato per esempio al Macintosh. È in quello che è rimasto nell’ombra, o che si è perso per strada. Un’occhiata anche superficiale a quello che Lisa offriva, e si comprende come buona parte dell’informatica che riempie le nostre giornate sia composta da storture o fuffa.

Forse per questo bisogna ricordare certi anniversari: per capire davvero che cos’è il progresso.

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