Agenda Digitale / E-government / in evidenza / Informazione / Innovazione / Marketing / Politica / Start Up / Strategia

Agenda digitale, il tassametro corre. Startup e banda larga, spiragli in vista?

Questione generazionale: l'agenda digitale serve se migliora la vita quotidiana
3 minuti di lettura

L‘agenda non si rinnova, anzi rischia di impantanarsi. L’allarme, ormai, arriva da più parti e le sparute iniziative dei partiti impelagati in una campagna elettorale che tratta tutto ma molto poco gli aspetti digitali di un’Italia che, per crescere, avrebbe bisogno come il pane di una maggior consapevolezza del ruolo, non bastano a far crescere la fiducia se poi anche le classifiche di settore ci tacciano di mediocrità.

Resta, fortissima, la paura di perdere anche quel poco che il Governo Monti, ad onor del vero ispirato dalla precedente gestione Brunetta, se non altro abbastanza foriera di idee, seppur, ahinoi, quasi mai sfociate in vere “applicazioni ad hoc”, aveva messo in cantiere prima dello scioglimento anticipato – ma di un solo mese – delle Camere.

Tra i progetti più rilevanti dell’agenda digitale, si rischia lo slittamento con conseguente limbo del biglietto elettronico per i trasporti, del documento digitale unificato e del fascicolo sanitario elettronico (Fse). Da più parti, destra e sinistra, ci si auspica che il Governo, prima delle elezioni, dia linfa a questi provvedimenti. Ma come, se lo stesso Monti è impegnato un giorni si e l’altro pure nella sua campagna elettorale?

L’agenda ha il compito di rilanciare l’industria italiana, non solo l’Ict, e di far ripartire l’economia con interventi che vanno dalle smart city alle startup, passando per banda larga e digitalizzazione della PA“. Parole di Antonio Palmieri, responsabile innovazione del Pdl, che fanno il paio con quelle di Paolo Gentiloni, ex ministro e responsabile per l’innovazione del PD. “Non ci possiamo permettere altri ritardi”.

Francamente sono speranze che lasciano un po’ il tempo che trovano, anche se è molto importante è la richiesta che arriva sia dall’Anci che dalla Conferenza delle Regioni, rivolta al prossimo Esecutivo, spinto verso Bruxelles per trattare sul patto di stabilità in modo da separare dall’accordo le risorse dedicate ai progetti digitali. Ci sono in ballo 40 miliardi che, per ora, sono bloccati: gli enti locali, tra servizi primari e innovazione, devono ottemperare ai primi lasciando nel cassetto le operazioni digitali. Il che, alla lunga, influisce negativamente su lavoro, crescita, industrializzazione.

Lo pensa, e forte, anche il Politecnico di Milano, che in uno dei suoi ultimi osservatori sulla PA ha chiaramente espresso le sue perplessità sui troppi siti web delle pubbliche amministrazioni che non sono accessibili ai disabili. Non solo: partendo da concetti semplici, sui quali ci sono già progetti specifici, di digitalizzazione dei certificati anagrafici e documenti unici per il Suap, e spronando le PA ad un uso più intenso dei pagamenti elettronici per multe, Tarus, Imu e altre imposte, si potrebbero risparmiare 2.3 miliardi di euro l’anno col 60% in meno del tempo dedicato attualmente a tali attività.

In ultimo, uno spiraglio proveniente dal sito Startup.registroimprese.it, sul quale le Camere di Commercio hanno già potuto pubblicare diverse indicazioni utili per la creazione di startup e imprese innovative. Per la certificazione degli incubatori, invece, servirà un decreto attuativo del crescita 2.0 (e qui torniamo all’incipit), mentre la Consob è chiamata a stilare un regolamento per abilitare il crowdfounding, utile agli incentivi fiscali delle stesse imprese.

Finale al miele coi fondi pubblici sicuramente destinati al digitale: 480 contro il digital divide, 547 per la banda ultra-larga. Questi sono stati già stanziati: da soli non bastano, ma sono un inizio. Il resto dipenderà dai futuri Governanti, sempre che non siano troppo presi dalla burocratizzazione della campagna elettorale.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>