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Ripartire dalla Cultura: un appello che non invita all’azione

Ripartire dalla Cultura: un appello che non invita all’azione
3 minuti di lettura

Sia chiaro: è imprescindibile! Si deve ripartire dalla Cultura. Tanto più in Italia che di materiali culturali ne è satura.

Poi arrivano gli appelli, che dovrebbero fungere da starter e si ritrova il classico coro di prefiche.

L’appello è Ripartiamo dalla Cultura, promosso da illustri personaggi che sulla Cultura hanno fondato le loro professioni, le loro associazioni e vite politiche e istituzionali. Sia inteso quanto scrivo senza nessun accenno polemico o di scredito: non voglio discutere dei meriti o dei titoli degli appellanti e dei sottoscrittori, ma dell’appello!

Propongo alcune motivazioni:

Bene, giusto… “Come”? in un Paese con quasi 2000 miliardi di debito pubblico, come destino il recupero dall’evasione alla Cultura? A chi, a cosa? Alle Arti, alla Conservazione? Il budget… amaramente mi chiedo: quale budget? E’ essenziale come il pane… lasciamo perdere. L’Istruzione? Nell’asilo comunale di mia figlia il maestro (precario) riesce a fare sentire un po’ di musica con cd suoi (copiati) e uno stereo scassato (comprato in colletta dalle maestre); la pittura la fanno su fogli tagliati di copie errate di piani urbanistici recuperati dal macero, disegnando sulla parte bianca.

I cinque punti:

  1. Puntare sulla centralità delle competenze
  2. Promuovere e riconoscere il lavoro giovanile nella cultura
  3. Investire sugli istituti culturali, sulla creatività e sull’innovazione
  4. Modernizzare la gestione dei beni culturali
  5. Politiche fiscali a sostegno dell’attività culturale

Bene: l’unico accenno a qualcosa di digitale è questo

uniformare l’aliquota IVA sui libri elettronici a quella per l’editoria libraria (4%)

che non è nei 5 punti ma nella pagina esplicativa nella penultima riga.

Nel frattempo, in Vaticano, alla Biblioteca Apostolica Vaticana stanno facendo questo: la digitalizzazione dei manoscritti

Oggi ho la gioia di poter annunciare l’avvio di una importante iniziativa di digitalizzazione – la più grande fra quelle finora intraprese – che affrontiamo insieme alle Bodleian Libraries di Oxford, grazie alla munificenza della Polonsky Foundation. Leonard Polonsky, attraverso la fondazione che ne porta il nome, sostiene con interesse e passione simili imprese, che intendono facilitare l’accesso di molti ai beni dell’umanità conservati nelle grandi collezioni librarie nel mondo.
In questo specifico progetto, che verrà portato a termine in cinque anni, verranno digitalizzate un milione e mezzo di pagine, fra manoscritti e incunaboli di ambedue le istituzioni. (è un comunicato dell’aprile 2012, ndr.)

una settimana fa l’annuncio

Dopo due anni di lavoro, un primo gruppo di 256 manoscritti digitalizzati della Biblioteca Apostolica Vaticana, provenienti dal Fondo Palatino, sono da mercoledì scorso disponibili in Rete sul sito della biblioteca papale, all’indirizzo www.vaticanlibrary.va

Pochi appelli, un piano finanziario, un’analisi dei partner e la finalizzazione. Questo serve alla Cultura.

Nel Ripartiamo dalla Cultura invece:

senza tutto questo non esiste nessuna ripartenza… esistono solo le lamentele.

La vera ripartenza insiste sull’apertura degli archivi dei consorzi, delle associazioni di categoria di quelle lavorazioni tradizionali, sull’esposizione di quei saperi che hanno costituito la primissima fascia di Italia Industriale (risalente dai Romani) che a sua volta ha saputo essere committente di quei capolavori che abbiamo ereditato.

Si potrebbe fare come sta facendo il Rijks Museum con il Rijks Studio: mtte a disposizione delle immagini ad alta definizione delle opere permettendone il riuso per creare oggetti o altro e poi da la possibilità di venderle attraverso il bookshop online, delle opere derivate… un po’meglio dei nostri tristissimi bookshop affidati alle cure di poveri lavoratori a contratti di cooperative generiche, no?!?

Ma la Cultura DEVE essere difesa? Certamente: anche da chi vuole “ripartire” da essa senza idee nuove…

Il problema principale è che non sappiamo più nemmeno di avere la Cultura: a forza di conservarla è stata mangiata dall’incuria.

 

 

immagine: http://publicdomainreview.org/2012/02/08/labors-of-the-months-from-the-tres-riches-heures/

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Foto del profilo di Luca Corsato
maturato scientifico, studiando architettura mi sono appassionato alla teologia, storia dell'arte e pittura; dalla pittura sono passato al digitale e all'opensource prima per necessità poi per studio. Affascinato dalle dinamiche produttive delle comunità open mi occupo di opendata riferiti a beni culturali e artistici (o almeno ci provo) e di openknowledge (e un pizzico di wiki*)

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