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Non e’ un Paese per euroscettici: gli agenti di Bruxelles controlleranno i social network?

Guai a parlare male dell'Europa sui social: il pool di agenti a difesa dell'eurozona è pronto
2 minuti di lettura

Non sarà la Santa Inquisizione del ventunesimo secolo, ma solamente il fatto di pensare a un pool per influenzare o, ancor peggio, “manipolare” i commenti euroscettici su Facebook, Twitter, Google Plus e gli altri social network è un qualcosa di leggermente sinistro, che al sol pensiero farà montare ancora più scetticismo in chi, già adesso, non approva le decisioni dell’Europa unita.

Cos’è questa storia? Semplice: secondo il Daily Telegraph, da Bruxelles “partirà” un esercito di troll, controllori o supervisori – chiamateli come volete – che avranno il compito di scandagliare a 360 gradi la rete cercando commenti e disquisizioni contrarie, ad esempio, alla moneta unica, alla Merkel o al regime fiscale minimo e obbligatorio impartito dai vertici europei.

Attenzione, però. Questi “agenti” (che al sottoscritto fanno pensare al più classico degli Smith di Matrix) non saranno cercati tra i parlamentari europei già esistenti – nel 2014 ci sono le elezioni continentali – ma verranno appositamente istruiti, alla modica cifra di 2 milioni di euro, pagati ovviamente dai contribuenti (cioè anche noi…).

L‘obiettivo di Bruxelles è capire se “le discussioni di natura politica tra i follower dei social media e dei blog abbiano il potenziale per catalizzare l’interesse dei media e dei cittadini”. Ma il mirino andrà orientato soprattutto, dicono gli 007 del Telegraph, sui “Paesi che hanno sperimentato un aumento dello scetticismo verso l’Europa”. Paesi come l’Italia, la Spagna o la Grecia, ad esempio, dove la disaffezione per le istituzioni europee è in crescita semplicemente perché la sensazione è che ‘si stava meglio quando si stava peggio’.

Un sentimento se vogliamo fisiologico, magari non del tutto comprovato ma legittimo, figlio dalla crisi che oggi si vuole escludere dal dibattito politico influenzando l’opinione pubblica. Secondo l’UE, così facendo sarà possibile combattere il “virus antieuropeista” in tempo reale, “per partecipare alla conversazione e influenzarla, fornendo fatti e cifre per eliminare eventuali, falsi miti“.

A parte che di falso, nella disoccupazione record e nell’aumento esponenziale di tasse, tassi di povertà e aliquote, c’è francamente ben poco – ed è di questo, in linea di massima, che si polemizza sui social network così come al bar, se è per quello, dove però sarà più complesso mandare il doppiopettista di turno -, è chiaro che il modo più semplice per convincere gli scettici a riabbracciare la bandiera europea sarebbe magari quella di fornire informazioni chiare, semplicemente informando tutti i cittadini su quanto si sta facendo – perché indubbiamente le intenzioni saranno buone, ma i risultati no – per risollevare le sorti del Vecchio Continente.

Spendere più di un milione di sterline per trasformare i funzionari della Ue in troll per effettuare stalking su Internet è un’operazione ridicola, uno spreco e viola la neutralità del servizio pubblico europeo“. La sentenza di Paul Nuttall, esponente dell’Ukip (Partito per l’Indipendenza del Regno unito), forse è meglio non postarla o twittarla. Si rischia il default. Sempre che poi non sia un falso mito anche questo, of course.

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