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Elezioni e digitale: il punto della settimana

Elezioni e digitale: il punto della settimana
6 minuti di lettura

Dopo l’analisi complessiva pubblicata la scorsa settimana, ci siamo ripromessi di monitorare l’andamento della campagna elettorale per quanto riguarda il tema del digitale, come aspetto trattato nei programmi e come modalità utile alla comunicazione e alla partecipazione.
Qui i primi aggiornamenti.

Un problema culturale

Dopo le molteplici analisi critiche sulla (non) presenza centrale del tema dell’innovazione e del digitale nei programmi elettorali e sulla scarsa innovatività nella comunicazione politica, ci aspettavamo dei cambiamenti e dei consistenti tentativi di recupero. Attese in buona parte deluse, e in qualche modo motivate da due fattori:

  • come ha mostrato il recente studio di Demos il 60% degli Italiani dichiara che è la televisione la fonte primaria per formare le proprie opinioni sulle elezioni e solo il 10% indica Internet. Da un precedente studio era risultato che il 20% degli Italiani basava le sue opinioni esclusivamente sulla televisione, mentre per gli altri era essenziale acquisire riscontri e fare confronti anche utilizzando gli altri mezzi;
  • con alcune eccezioni, i leader e i vertici delle coalizioni non comprendono o non condividono la scelta di considerare il tema del digitale come trasversale e strategico, e le principali testate giornalistiche e televisive di informazione sono sulla stessa lunghezza d’onda.

Quando si tratta di “problema culturale” italiano, di alfabetizzazione digitale, è per questo necessario trattare l’argomento nel senso più ampio e pervasivo su tutte le aree della nostra società.

Programmi

Sul fronte dei programmi non ci sono state novità di rilievo, se non la conclusione dell’iniziativa del PD che ha definito una serie di punti “sull’Italia digitale” e di cui abbiamo già trattato evidenziando carenze e auspicabili miglioramenti. Attualmente la versione definitiva è in elaborazione e non sappiamo come saranno recepiti i commenti ricevuti. Rileviamo come ancora questa proposta non sia visibile dalla pagina principale del programma e rimanga, quindi, come un “filone separato” di elaborazione.
Nell’area del centrodestra, le specificazioni al programma in tema di agenda digitale sono presentate sul sito di Antonio Palmieri, con proposte di costituzione di una commissione bicamerale sull’agenda digitale e di interventi contro il digital divide e per la diffusione della cultura digitale poiché “un’agenda digitale che non prevede l’alfabetizzazione del cittadino al suo utilizzo è del tutto inidonea alle esigenze del nostro Paese”. Anche qui, come sull’Agenda Monti e sulla nuova proposta del PD, è presente la necessità di “Realizzare il principio generale di trasparenza assoluta della Pubblica Amministrazione, sul modello previsto dal Freedom Of Information Act”.
In ambito locale, è da registrare la presentazione, prevista il 4 febbraio, delle proposte per un’Agenda Digitale lombarda, da parte del candidato presidente Ambrosoli. Uno dei pochi esempi in cui si prende in considerazione il tema della governance dell’innovazione, che tratta il digitale come pervasivo e reale strumento di sviluppo, anche con soluzioni innovative come le “fabbriche del lavoro” soprattutto per i giovani. Rimane abbastanza involuto (anche se comunque presente) è il punto dell’alfabetizzazione digitale, in cui si trovano frasi come “Deve essere fatto capire ai docenti che le ICT cambiano il modo di fare didattica”, con un approccio al cambiamento da migliorare, se vuole essere efficace.

Partecipazione e rete

Sui media sono molto seguite le rilevazioni sulle presenze dei leader politici sui social network effettuate da Reputation Manager. C’è senz’altro da prender nota di un impegno diffuso da parte dei leader ad essere presenti soprattutto su Twitter e su Facebook, con tweet e post frequenti (ma l’hashtag #agendadigitale sembra piuttosto ignorato) e con un’attenzione soprattutto per la quantità più che per la qualità dei tweet. Molto di rado, anche su facebook, per innescare confronti e discussioni. Tweet e post sono pensati alla stregua di comunicati stampa, per amplificare interviste, discorsi, o preannunciare presenze, appuntamenti. Sono in gran parte comunicazioni a una via, in cui non si prendono in considerazione i commenti, e non è un caso che la “presenza negativa”, legata a commenti negativi, molto diffusa per leader come Berlusconi e Monti più che per gli altri, non sia al momento oggetto di particolare attenzione.
Da questo punto di vista fa eccezione la modalità di essere presente su Facebook da parte di Grillo, i cui post tendono almeno a stimolare discussioni su temi specifici tra coloro che commentano. In questo senso i social network sono utilizzati solo per ricompattare l’elettorato, ed in questo contesto condivido quanto afferma Paola Giudiceandrea, una degli autori dell’interessante testo Fare politica digitale “I social network difficilmente servono per conquistare nuovi voti e convincere un elettore di destra a votare sinistra e viceversa. Sono molto utili invece per ricompattare, e quindi riportare al voto, una parte dei delusi della politica che nelle ultime elezioni hanno scelto di non votare”. Affermazione che credo però sia legata alla capacità di riuscire davvero a discutere in rete. Capacità che è da acquisire rapidamente e diventa necessaria per le politiche di OpenGovernment. Capacità evidentemente ancora poco presente.
Oltre gli esempi citati nello speciale per l’uso della piattaforma Liquidfeedback e del wiki, sono credo da citare quei tentativi messi in atto per discutere in modo partecipativo le proposte programmatiche usando la piattaforma Ideascale. Questi tentativi non sono sembrati inseriti all’interno di un reale progetto di costruzione condivisa, ma quasi come appendici sperimentali di una consultazione realizzata soprattutto attraverso il metodo dei commenti e della “buca delle lettere” (email di cui non si ha poi più visibilità).
Mi sembrano comunque da citare:

  •  l’ideascale di Fratelli d’Italia, non linkato dalla pagina principale del programma, con un ultimo contributo che risale a circa 20 giorni e 260 utenti di cui diversi non identificati, e lanciato parallelamente ad una consultazione con metodo “buca delle lettere”;
  • l’ideascale sulla proposta digitale del PD, avviato parallelamente alla consultazione per commenti, durata 4 giorni e con soli 20 commenti, e mai davvero lanciato (infatti sono presenti meno di dieci utenti);
  • l’ideascale-like sull’agenda Monti, che sembra viaggiare senza troppa spinta e convinzione, con una sola proposta che ha raggiunto i 500 voti, non presente nell’Agenda e che però è stata “seguita” nei commenti da parte della sua proponente.

Strana, invece, la scelta del Movimento Cinque Stelle, che spesso ricorre all’ideascale per i programmi locali e che non ha utilizzato le stesse modalità per arricchire e aggiornare le proposte del programma nazionale. Breve conclusione sulle parole ancora della Giudiceandrea: “Perché una campagna elettorale sul web funzioni davvero deve fare parte di una strategia di comunicazione più ampia. Poi, ovviamente, bisogna saper declinare il messaggio secondo le logiche e il linguaggio propri del digitale”. Difficile, quindi, aspettarsi di più da questi attori. A meno che le competenze che già ci sono non trovino, trasversalmente, un modo di cambiare questo percorso. Per questo l’iniziativa della Carta d’intenti per l’innovazione, presentata a Roma presso il CNR il 4 febbraio, è da seguire con attenzione e forse rappresenta una delle maggiori novità di questa campagna elettorale.

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Foto del profilo di Nello Iacono
25 anni di esperienza in campo tecnico, gestionale e manageriale. Consulente, Formatore e autore di diversi articoli e libri sui temi dell'organizzazione, del management, delle competenze e dell’innovazione dall’ICT, è attualmente partner di P.I.CO. Srl – società di consulenza organizzativa, e consulente Ricerca e Sviluppo del CATTID – Università La Sapienza– Roma. Da anni promuove iniziative in campo nazionale sui temi dell'innovazione ed è attualmente Vicepresidente dell'Associazione Stati Generali dell'Innovazione, di cui è anche fondatore.

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