Generazione app: Facearound e Nina creano valore aggiunto?

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4 febbraio, 2013
Facearound e Nina, due app molto diverse ma ugualmente utili

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Geolocalizzazione e questioni bancarie, dov’è il nesso? C’è, eccome, nella marea di applicazioni che nascono e hanno un senso di esistere, infilate in mezzo ad altre che invece muoiono subito perché non portano un evidente valore aggiunto all’utilizzatore finale, il cittadino o utente che sia.

Pionero.it va a caccia di cose utili, e allora pare proprio che Facearound e Nina lo siano: partendo dal più celebre social del mondo che si scopre foriero di consigli utili su acquisti, luoghi di interesse e appuntamenti, si arriva alla gestione del rapporto con le banche da parte di un’assistente virtuale, disponibile su smartphone, che può migliorare e soprattutto abbreviare i tempi di gestione dei rapporti impresa-istituti bancari.

Partiamo dall’informazione condivisa di Facearound: la sua particolarità, come dice il nome, è che è un’app già integrata in Facebook e che ricorda le fortunate Groupon, Groupalia, Tripadvisor, Foursquare. Cosa consente di fare? Semplice: un esempio classico è la ricerca di un ristorante se siamo a passeggio, in città, e non vogliamo girare troppo a lungo. Collegandoci a Facearound, tramite il nostro profilo FB, ci si aprirà una sequenza di possibilità segnalati dai nostri amici e potremo condividere la nostra posizione effettuando anche il check-in.

Il principio base, scambio di opinioni più fornitura di informazioni, è il tanto “cliccato” crowdsourcing: rispetto ad esempio a Foursquare, che è la geolocal-application più famosa in materia, Facearound può contare sulla moltitudine infinita di iscritti a Facebook, tanto che non è un caso se, non appena rilasciata su Apple Store, è diventata la prima app scaricata nella categoria social network.

E Nina? Qui siamo più sul business: l’acronimo di Nuance Interactive Natural Assistant rivaleggia con Siri, che consente alcune operazioni bancarie di base. La nuova app fornisce la possibilità non solo di parlare col proprio istituto di credito ma anche con l’automobile, l’ospedale, il cliente, persino la tv. Come? Tramite uno specifico riconoscimento dell’utente, Nina capta il timbro vocale (si può anche impostare la classica password) e, in un attimo, permette di effettuare bonifici, pagare bollette, controllare il saldo.

Ovviamente, l’oro che luccica andrà testato sull’effettiva sicurezza di un’applicazione che evidentemente suscita qualche perplessità iniziale, peraltro smentita dai suoi inventori. “Anche usando una registrazione non si può imbrogliare Nina“, dicono dal quartier generale, specificando fra l’altro che il riconoscimento funziona anche in condizioni di salute particolari, tipo ad esempio un utente col raffreddore! Incredibile, vero? Chiunque la provi, è invitato a postarci la sua opinione. Nell’universo di app che invadono gli store di Apple e Google Play, i consigli per gli acquisti sono più che apprezzati.

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