Ambiente, paesaggio e turismo: i risultati delle primarie della cultura

Scritto da:     Tags:  , , , , , ,     Data di inserimento:  31 gennaio, 2013  |  Nessun commento
31 gennaio, 2013
Le primarie della cultura on line del FAI hanno coinvolto 101.000 persone

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Qui sono “solo” centomila. Uno e nessuno di pirandelliana memoria, qui, centrano ben poco perché la voce del web è forte e chiara, mai banale e sempre fonte di consigli utili perché diretti, espressivi di quello che le generazioni attuali desiderano, hanno bisogno, chiedono. Un successo vero, queste primarie della cultura organizzate dal FAI e che, in un mese, hanno raccolto anche attraverso Facebook e Twitter una serie di proposte le quali verranno direttamente girate ai candidati premier impegnati nella sfida elettorale.

Primo dato eclatante: tutti scontenti di quanto fatto per i beni culturali del nostro Paese dal Governo uscente, tutti speranzosi che il prossimo si occupi di più delle meraviglie italiane (ah, se solo fossimo in grado di realizzare un portale turistico unico, multilingue, con prenotazioni online…).

Seconda specifica interessante: delle 101.993 persone totali che hanno espresso una preferenza, in maggioranza donne (61.5%, il sesso debole non è un termine ne accettabile ne digitalmente sostenibile), quasi il 30% sono compresi tra i 20 e i 30 anni ma, udite udite, il 1o.7% è rappresentato dai 50-54 enni. A livello geografico, le metropoli – purtroppo ma fisiologicamente – la fanno da padrone: Firenze, Napoli, Roma, Milano, e Torino le province più coinvolte.

Ma passiamo a quello che ci si aspetta. Inanzi tutto, che si destinino ai progetti culturali più fondi. Se non si arriva almeno all’1% è un’offesa al pudore, visto che il settore riceve oggi lo 0.19% ma contribuisce al 4.5% del PIL. Poi, un migliore sfruttamento del paesaggio strettamente connesso con i disastri ambientali, come alluvioni e terremoti, seguito dal tema dell’agricoltura attraverso il lavoro, i prodotti sani e a “chilometro zero”.  Last but not least, ecco il diritto allo studio e l’indispensabile contributo dello Stato che deve stanziare dei fondi a favore dei giovani.

Nello specifico, quindi, ecco “Non 1 di meno: quota minima 1% dei soldi pubblici per la cultura”, con il 17,5% dei votanti. Seguono a ruota “Chi tocca il suolo muore: stop al consumo del paesaggio” (14,9%), “Io non dissesto: piani certi per la sicurezza del territorio” (9,5%), “Agri-cultura: più lavoro e benessere a km zero” (8,8%), “Diritto allo studio, dovere di finanziarlo” (7,8%). Le indicazioni saranno direttamente inviate ai vari Monti, Bersani, Berlusconi (o Alfano?), Grillo, Giannino.

Piccolo appunto: e il turismo 2.0? Eccolo, un po’ distanziato ma c’è. L’interesse per  “Meno Italialand, più Italia: politiche integrate per il turismo” è presente, seppur non specificatamente dettagliato. Va da se che se solo si cominciasse a migliorare l’aspetto culturale e la diffusione di quello che madre natura ha donato al Belpaese, il resto verrebbe quasi in automatico. Sarà la volta buona? Lo sperano in più di centomila anime.

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