Internet, la politica e il demiurgo

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  30 gennaio, 2013  |  Nessun commento
30 gennaio, 2013
Internet, la politica e il demiurgo

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L’interesse della politica nei confronti della rete è quanto mai elevato. I politici, fatte rare eccezioni, in realtà utilizzano la rete come broadcast dei loro programmi, meno come strumento di confronto con i cittadini. Proprio su questo tema vengono criticati e additati di essere retrogradi, di non saper utilizzare lo strumento e di nascondersi dietro a “war room” che usano la loro faccia per fare propaganda.

Le critiche, normalmente, partono dal presupposto che Internet è una cosa diversa e che non può essere utilizzato come mass media, che così facendo non otterranno mai risultati degni di nota. Poi vai a vedere l’esito delle Primarie del PD e scopri che il più digitale di tutti, quello applaudito per l’utilizzo della rete, ne esce sconfitto. E ancora ti meravigli e ti domandi, ma come? E ancora. Vedi un politico dato ormai per “estinto” che, in poco più di un mese con una roadmap stretta di presidio dei media tradizionali non è solo riuscito ad avere copertura nel mainstream ma anche a diventare popolare in rete (secondo PolisMeter, Berlusconi assieme a Grillo è il più performante dei politici in rete). Assurdo?

Quello che stiamo osservando in questa campagna elettorale è la conferma che la rete è solamente uno strumento e che essa si adatta all’utilizzo che ne viene fatto dalle persone. Pertanto se l’approccio alla rete è unidirezionale, ed i dati medi di engagement (che difficilmente superano l’1% secondo Social Bakers) – per dirne una – sembrano proprio dimostrarlo, la rete sarà l’ennesimo media nel marketing mix politico.

Internet, la rete, prende la forma che gli utenti ne danno e non, come molti vorrebbero far credere, modifica i comportamenti degli utenti. Pur avendo enormi potenzialità rispetto ai media tradizionali, se un utente è generalmente passivo, la rete e i social media resteranno strumenti di fruizione e non di creazione. Tutt’al più essa diventerà uno strumento di personal branding e di esibizionismo ma non potrà mai incidere sul cambiamento del paese. Proprio le primarie del Movimento 5 Stelle ne sono la riprova. Su un bacino di circa 250.000 simpatizzanti, una pagina Facebook con oltre 1 milioni di like e un account twitter con numeri decisamente importanti, il voto è stato espresso da poco più del 10%. Il PD, viceversa, ha catalizzato 4 milioni di votanti attraverso canali tradizionali. Dato maggiormente interessante se si considera che le primarie M5S erano gratuite, quelle del PD chiedevano 2 euro per esercitare il voto.

Invertire questa situazione è possibile, ma non semplice. Significa fare in modo di incentivare un altro uso della rete. Per poterlo fare è d’obbligo uscire da questo modello autoreferenziale in cui la rete è quasi l’unica arena per far conoscere la rete. L’agenda digitale, con l’articolo Manzi 2.0, avrebbe potuto costituire quella strada. Tuttavia qualcuno ha ritenuto non fosse necessario e, probabilmente, continuerà a pensarlo.

 

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