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Un mondo nuovo nel vecchio mondo

Un mondo nuovo nel vecchio mondo
2 minuti di lettura

Oggi vi racconto un’ esperienza molto formativa che sto vivendo in prima persona.

Avendo da poco superato i 55 anni, lo stimolo a ricominciare da capo è estremamente elevato. Che cosa mi sta succedendo? Molto semplice. Sto lavorando, dopo le mie fortunate e sfortunate esperienze imprenditoriali, per una società genovese di sviluppo software.

Durante le vacanze di Natale è stato qui da me il mio fratellino ( a forza di essere ‘ino’ ha quasi 50 anni anche lui ) che vive a Cuba da 17 anni. Là ha messo su un bel business vendendo carta termica ( carta per le stampantine, carta autoadesiva, etichette), quindi in un settore assolutamente maturo. Avendo sviluppato il business in modo consistente, cercava in Italia qualcuno che gli controllasse i flussi di merce acquistata localmente ed insieme abbiamo deciso che lo farò io. Quindi dopo 20 anni, lascio parzialmente l’informatica. Parzialmente perché l’amore è troppo elevato ed in Circlecap mi trovo davvero bene. Quindi soluzione al 50%.

E qui inizia l’avventura del confronto tra la nostra attività di sempre e questo nuovo/vecchio mondo.

Ho cominciato a visitare alcuni fornitori, fabbriche del varesotto e del comasco.

La prima cosa che colpisce, dopo tanti anni di bits and bytes, è vedere ‘la roba’, l’industriale che ti fa vedere con giusto orgoglio i macchinari, i capannoni, i prodotti in spedizione.

Ma subito dopo vengono note che, per il nostro amato mondo digitale suonano per confronto come stonate.

Capitolo pagamenti: non esiste nessuno che paghi oltre i 30 giorni. Non è previsto, nessuno l’ha mai fatto, non può succedere. Se uno lo fa, è fuori. Quando me lo raccontano, chiedo due volte: ‘’ intende dire TRENTA giorni ???’’.

Capitolo pricing: essendo i produttori italiani molto specializzati e riconosciuti come leader per i piccoli lotti a livello mondiale, il problema del prezzo non si pone. Mi raccontano del cliente del mondo fashion che arriva con una richiesta particolare di etichette ed il prezzo viene proposto dall’industriale ed accettato senza contrattazione (effetto marocchinaggio assente).

Capitolo banche: le banche sono insospettabilmente disponibili. Io non credevo neppure fosse più previsto che una banca potesse fare la banca. In quel settore ed in quella parte del mondo è ancora tutto come un tempo. Si va in banca, si spiega il problema, l’interlocutore attento capisce, delibera e ciò che viene richiesto è normalmente concesso.

Riassumendo, ho scoperto che in questa old economy le cose concrete, i comportamenti seri, i rapporti ragionevoli, sono ancora la norma.

E mi viene spontaneo chiedermi perché, nel nostro amato mondo digitale, tutto sia invece così maledettamente complicato, al limite dell’irragionevole.

Io ho alcune risposte, certamente non esaustive, e che butto lì come spunto di riflessione:

  • le banche capiscono il capannone ed il materiale fisico, mentre sul software hanno qualche piccolo problema culturale;
  • sul prezzo troppe aziende di informatica non hanno effettivi valori distintivi e quindi, facendo tutti più o meno le stesse cose, la concorrenza diventa animalesca;
  • sui pagamenti invece credo che ci sia veramente un problema di etica diffusa, legato a quello della concorrenza. Si accetta di non essere pagati in tempo come valore aggiunto competitivo, e con questo si rischia di morire. Pensando di vincere.
Foto del profilo di Alberto Clavarino
Nato a Milano nel 1957, si laurea in Ingegneria Elettronica all'Università degli Studi di Genova nel 1982. Lavora per dieci anni nel Gruppo General Electric nella sede statunitense di Orlando, poi in Germania e infine a Milano, dove opera nel campo della robotica, dell`automazione industriale e nel settore elettromedicale. Nel 1994 fonda ITnet Spa, primo ISP italiano per il mercato corporate dove, in qualità di Direttore Commerciale, organizza la rete di vendita diretta/indiretta. L'uscita da ITnet avviene nel marzo 2000 dopo averne curato la cessione a \Wind¤ nel settembre del '99. Investe alcuni mesi nella ricerca di una nuova idea imprenditoriale che si concretizza nel giugno 2000 con la fondazione di Soloinrete Spa, società che nasce come portale di consulenza interamente dedicato alle aziende, con un'offerta di prodotti per l'interazione online tra azienda e pubblico. Vince il Premio Cultura di Rete nazionale 2001 - targa d'oro - "per il ruolo di primissimo piano svolto attraverso il sito soloinrete.it, con il quale ha instaurato un dialogo diretto atto a migliorare la cultura generale degli utenti di internet in rete". Oltre all'attività di imprenditore, partecipa come socio a due iniziative, entrambe legate alla diffusione di internet e delle nuove tecnologie: Genova Start Up (una associazione, di cui è Vice Presidente, che facilita la conoscenza tra le startup ed i finanziatori) e la Onlus Efestus, nata per realizzare l'inserimento di disabili motori nel mondo del lavoro mediante l'uso fondamentale del telelavoro.

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