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Stipendi dei politici e spese della PA: Internet vuole (giusamente) tutto

La via verso la trasparenza totale è tracciata ma la strada è lunghissima
2 minuti di lettura

L’importante è che si sviluppino. Idee buone e giuste, figlie di un sistema che non può più star li a giudicare per “sentito dire”, ma che deve poter trovare online quello che serve. Quello che, per molti cittadini italiani, è lo spreco pubblico numero uno, ossia l’elevata somma (indefinita) che parlamentari e senatori percepiscono ad ogni legislatura. Ma anche tutto quello che spende la pubblica amministrazione, ossia quel che esce dalle tasse pagate dai contribuenti. Senza distinzione.

Mettiamo ordine, partendo dall’inizio. Renato Brunetta ha il merito di essere stato il primo ad insistere sulla trasparenza on line degli enti pubblici, e pur con troppe limitazioni, la legge voluta da lui una ventata di rivoluzione l’ha portata, anche se fino a quando non vedremo online tutti i rimborsi e gli stipendi di ogni singolo politico non saremo soddisfatti. Pagandoli “noi”, è giusto che sappiamo quanto, o no? Concetto semplice da capire, ma il nuovo disegno di legge sull’anti-corruzione appena approvato dal Governo è solo all’inizio del suo iter, anche se sembra pieno di buone intenzioni.

Per farla breve, tutti gli stipendi, i rimborsi e i redditi dei nostri politici (eletti) dovranno essere resi pubblici online, così come quelli di consulenti e collaboratori, nonché dei dirigenti (ma questo già, per le PA centrali, in teoria doveva essere attuato secondo la già citata legge Brunetta…). Le pene economiche in caso di mancata attuazione vanno dai 500 ai 10.000 euro, chissà se basteranno per una trasparenza totale.

L’altra buona novità riguarda gli open data: l’articolo 18 del decreto sviluppo prevede che dal primo gennaio tutte le pubbliche amministrazioni (PA) siano obbligate a pubblicare la lista completa delle spese superiori ai mille euro effettuate dal luglio scorso.  Agorà Digitale, associazione no-profit indipendente, ha lanciato subito il portale Eradellatrasparenza.it: semplicissimo, sul sito, verificare se il proprio comune è in regola oppure no. L’obiettivo del portale, infatti, è “orientare i cittadini nell’accesso agli Open Data della Pubblica Amministrazione e soprattutto facilitare la partecipazione attiva alla vita delle istituzioni”.

Prima mancavano le intenzioni, poi mancavano gli uomini giusti. Ora le intenzioni, anche grazie alla rete e allo spasmodico tam tam che i social media e i blog riflettono sull’opinione pubblica, ci sono, anzi spesso sono pure troppe e slegate tra di loro (servirebbe più unità di intenti). Resta da capire se gli uomini, intesi come i prossimi governanti, avranno il coraggio di prendere l’unica direzione possibile. L’unica sensate. E per questo la più difficile…

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