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Startup, in Italia non ci siamo: troppa burocrazia e poca ricerca

Usa, Germania e Cina? Non solo: anche il Cile ha più occupati di noi nelle startup innovative
2 minuti di lettura

Se sul fronte open data e innovazioni digitali atte a migliorare la condivisione tra pubblico e privato siamo indietro, non è che a startup siamo messi poi così meglio. L’ennesima mazzata non arriva da Lisbona, dove l’esercito dei click si è arressato per capire le reali motivazioni dell’arrestato (anzi, pardon, costituito) Corona, ma dall’ultimo posto che l’Italia occupa anche per quel che riguarda le imprese innovative di successo.

Anche qui, ahinoi, siamo straultimi. Lo studio è stato perfezionato dalla Fondazione Lilly, e, parimenti ad altre ricerche infauste per i puristi dell’agenda digitale, non lascia adito a dubbi: le start up incidono in Italia solo per lo 0,17% sul capitalizzazione del campione di riferimento, con un fatturato pari allo 0,20%, un utile lordo pari al 1,42% e un’occupazione del 5,27%. Il raffronto col mondo esterno è altrettanto evidente: abbiamo solo 4 startup tra le prime 150 quotate alla Borsa di Milano (17 negli Stati Uniti, 16 in Germania, 9 in Cina), che generano 1 miliardo di euro di fatturato (negli USA si tratta di 325 miliardi di euro,  28.5 miliardi in Cina, 15.7 miliardi in Germania)

Numeri che messi li così, senza essere analizzati, narrano della solita inferiorità italiana nei confronti di chi, sulla tecnologia, ci punta veramente, e non solo “ogni maledetta domenica” se serve a tirar su le percentuali di voto. Ma il problema vero è un altro, ossia lo sbocco occupazionale che queste nuove imprese innovative stanno creando in tutto il Pianeta e che l’Italia non riesce a sfruttare.

3.500 persone contro 500 mila (Usa), 200 mila (Cina), 66 mila (Germania). Tutta roba irraggiungibile. Si, ok, va bene. Allora vogliamo parlare del Cile che ne coinvolge 13 mila? O del fatto che una delle cause, probabilmente, è la nostra poca presenza nel settore ricerca e sviluppo? L’Italia, a livello pubblico e privato, vi riserva l’1.26% del PIL, una percentuale inferiore non solo a quelle delle nazioni di riferimento ma anche alla media OCSE (1.91%).

Ricapitolando: abbiamo speso parole e decreti (sperando che vengano attuati…) sulla propagazione delle startup ma non riusciamo a quotarle in borsa: esempio pratico, se fossimo capaci di arrivare ai livelli tedeschi, il tutto creerebbe un fatturato di 47 miliardi per 158 mila nuovi posti di lavoro.

A causa della scarsissima quantità di denaro investita in ricerca di base nel nostro Paese siamo costretti ad andare all’estero a produrre idee che domani importeremo – afferma Andrea Lenzi, Presidente Consiglio universitario nazionalecon costi enormi per l’economia”. Stesso posto, stesso bar. Quando cambierà il menù?

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