Dopo le iscrizioni possiamo spegnere tutto il resto. Perche’…

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  23 gennaio, 2013  |  Nessun commento
23 gennaio, 2013

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Le famigerate iscrizioni online, iniziate questa settimana, sono un evento notevole non per la cosa in sè stessa, ma per il modo in cui l’ha vissuta finora il Paese e per il suo legame col vero tema di questo post. Vediamo cosa hanno fatto emergere.

Autolesionismo ministeriale e divario digitale nei media

Il MIUR si è fatto del male non dicendo subito, esplicitamente, una certa cosa. La stessa che, almeno nei primi giorni quasi nessun giornalista, sindacalista odipendente scolastico sembrava realizzare da solo: se una cosa è “online” vuol dire che puoi farla da QUALSIASI computer, non solo quello della scuola.

Chi la matematica non la sa, ma ancora se ne vanta

Provate a contare quanti esperti di varie categorie hanno vaticinato corse alle segreterie stile corsa alla terra dell’Oklahoma perché “in Italia il 45% delle famiglie non ha accesso alla Rete!!”. Ma 45% è la percentuale su TUTTE le famiglie, quando le uniche che contano qui sono quelle senza nemmeno uno smartphone fra quel quarto (a spanne, visto che l’iscrizione online è obbligatoria solo alle classi prime), di quelle con almeno un figlio minore, ma senza computer o accesso a Internet, che sarebbero il 21%. Certo, sempre tante e concentrate in alcune aree, ma a chi parla di “metà delle famiglie Italiane” consigliamo di risentire Tullio De Mauro o il mitico Erode di Flavio Bucci.

Congiure Templari

Sappiatelo: è un’operazione, questa del MIUR, con ben altri obiettivi: “ad esempio, stabilire un numero chiuso di iscrizioni alle scuole superiori, ma non solo: anche negli altri ordini di scuola.” No comment, anzi due: anche se così fosse, prendersela con lo strumento (le iscrizioni online) anzichè col piano vero e proprio sarebbe come parlar male degli idranti solo perché servono anche a disperdere manifestanti. Quanto a privacy e complotti per schedarci tutti, per ragioni di spazio mi fermo a dire che se va bene al Garante va bene anche a me.

Stato e Regioni che non si parlano

In Campania e forse altrove potrebbe succedere che “si segni un alunno ad un indirizzo particolare… che magari non verrà autorizzato”. Brutto, ma non c’entra nulla col fatto che l’iscrizione sia online.

Le corse forse superflue per arrivare primi

Il MIUR ha scritto che: i criteri e i parametri in base ai quali le domande vengono accolte dalle scuole sono deliberati da ciascun Consiglio di Istituto e non sono in alcun modo legati alla immediata iscrizione on line. Tradotto: rilassatevi, tante raccomandazioni potrebbero funzionare quanto prima (ma anche no, vedi sotto).

La tragedia (?!?) del primo giorno

A quanto già scritto qui sul mitico 21 gennaio aggiungerei, per ora, solo una cosa: certo il MIUR poteva risparmiarsi una figuraccia, ma dichiarare un’intera operazione fallita per qualche ora di blocco nella mattina del primo di circa 40 giorni a disposizione è come dire che i saldi da Harrod’s sono falliti perché nella prima mezzora c’era ressa per entrare e lunghe file alle casse.

 

La Rete vera. Quella delle persone, sul territorio

Tanti Italiani (non certo perché l’avevo detto io, ma perché era naturale) si sono organizzati da soli per aiutare e aiutarsi, da genitori in Liguria o Toscana, a punti d’accesso a Internet pubblici e gratuiti.

 

Ricapitolando…

Mi piace vedere in tutto questo che forse (anche se ancora fanno fatica a parlarne obiettivamente) gli Italiani sono molto, molto più pronti per fare i digitali di quanto non credano. Certo più di alcune loro Istituzioni.

Finora (con la possibile eccezione di dati mancanti in Scuola in Chiaro) i problemi grossi e concreti sono in alto e indipendenti da eventuali mancanze di accesso o competenze di famiglie o scuole .

Se il sito del MIUR è andato sotto è perché quel sito non ha banda larga, non l’Italiano generico. Se certe parti della procedura centralizzata non funzionano (chiedetelo ai genitori single), è perchè sono fatte male loro, non perché gli Italiani non riescano proprio a usare moduli HTML. Idem se Stato e Regioni non si parlano.

13.002 domande nelle prime 13 ore vuol dire che in questa terra di campanili, in poche ore, migliaia di cittadini e dipendenti di diversi Enti Pubblici hanno inserito migliaia di dati tutti in un unico formato e database, riusabile e interoperabile, senza spendere un Euro in software più o meno incompatibili e ridondanti. Per qualcosa che può contribuire a migliorare la programmazione, diminuire doppie iscrizioni o nulla osta ritardati, spostare in avanti la scelta e quindi fare orientamento più efficace.

Fallimento? Pensando al riuso del software pubblico in Italia, vien da accendere un cero, altro che fallimento, e da pensare che l’innovazione vera che serve è questa, pure se fosse fatta con software di 10 anni fa, o senza startup. Il programma del MIUR sarà pure bacato, ma almeno da oggi c’è solo quello da sistemare. E se lo pubblicassero come Software Libero, qualcuno glielo sistemerebbe gratis anche solo per dispetto.

Si’, ma qual era il vero argomento del post?

Nella Pubblica Amministrazione switch-off significa “spegnere” le procedure burocratiche manuali e cartacee per passare ad altre interamente informatiche, quindi più economiche ed efficienti. Questo switch-off piace a tutti, ma non si può mai fare: costa troppo, gli Italiani non lo vogliono e non sono preparati, non è giusto imporglielo eccetera.

Se certi argomenti avessero mai contato qualcosa oggi non avremmo tutti in casa un decoder digitale (se fosse proprio necessario è un altro discorso). Ma il punto è che contano molto meno dopo questo precedente, che mostra che possiamo e dobbiamo fare la stessa cosa subito, con tante altre procedure, senza troppe paure.

Uno switch-off può migliorare tantissimi servizi pubblici di base, anche localmente. Ma deve essere uno switch-off serio, alla “da oggi la carta è vietata punto”. Primo, perché altrimenti è inutile o peggio: “mi mandano PEC e in contemporanea raccomandata… e ora dovrei andare alle poste a ritirarla” (Tweet vero).

Secondo, perché è inevitabile. I soldi per far muovere carte sono finiti e non torneranno, chiunque vinca le prossime (N) elezioni.

Terzo, e soprattutto, perché spegnere subito le procedure non digitali non è affatto prevaricazione o esclusione degli anziani e dei meno “dotati”. Non nella crisi in cui è oggi l’Italia, non dopo questo switch-off delle iscrizioni.

Innoviamo oggi, lasciando che gli switch-off delle procedure cartacee facciano emergere anche in questo settore quell’immensa rete di solidarietà che già mandiamo avanti tutti, chi più chi meno, volenti o nolenti. Io e tanti altri Italiani già accompagnamo in auto parenti e amici a visite mediche, perché l’Ospedale più vicino ha chiuso reparti e l’altro non è raggiungibile dagli autobus. Oppure ci custodiamo a vicenda i bambini perché si lavora tutti, ma mancano asili pubblici.

Ritroviamo il senso delle proporzioni. Il divario vero è lo switch-off dei servizi non informatizzabili. Abbandonare a sè stessi tanti cittadini in quei campi lede sicuramente la loro dignità. Costringerli a farsi aiutare per compilare un modulo online, con tutti i vantaggi personali e sociali che potrebbero derivarne, proprio no. Da oggi poi, ancora meno.

Dopo le iscrizioni, per favore, spegniamo presto tutta la burocrazia che è spegnibile. Tanto da oggi sappiamo che, insieme, un sito riusciamo a usarlo tutti.

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