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Agenda digitale, le regioni spingono su sanita’ e banda larga

In totale, le regioni italiane hanno investito dal 2007 più di un miliardo di euro in banda larga
2 minuti di lettura

Il problema non è quanto spendere, ma come. Altrimenti la storia è sempre quella, e il finale anche. Mentre impazza, più o meno consapevolmente, la polemica sui programmi digitali delle varie fazioni politiche (in realtà si fa fatica a delinearli, tali programmi, ma tant’è), il Cisis – Centro interregionale sistemi informativi, statistici e geografici – mette i puntini sulle i presentando il Riir, rapporto sull’innovazione nell’Italia delle Regioni.

L’aspetto quali-quantitativo è trattato “a tratti”, tanto che forse bisognerebbe domandare ai cittadini, dove e come sono stati coinvolti dai loro enti territoriali nel miglioramento della consapevolezza digitale. Ne deriva che i 5.3 miliardi investiti dalle nostre Regioni nell’agenda digitale nel periodo 2007-2013 rappresentano un “macro-dato” da prendere con molte cautele.

Le voci di spesa, comunque, riguardano soprattutto la dotazione dei territori di banda larga (600 milioni) e ultralarga (450 milioni), la sanità elettronica (600 mln), lo sviluppo della digitalizzazione in cooperazione applicativa tra gli enti locali (460) e la ricerca e innovazione (400). A cosa abbiano portato, in termini di riflesso sulla cittadinanza, tali investimenti, è difficile stabilirlo.

Anche se una cosa è certa: rispetto alla media europea siamo indietro, e l’annosa questione meridionale (se ne sente parlare dai tempi di Giolitti…) permane, senza soluzione di continuità, anche in campo tecnologico. Il numero magico, qui, è il 43: la percentuale di persone che, nel Mezzogiorno, utilizza Internet almeno una volta a settimana, cinque punti sotto la media nazionale che già di per se è bassa. Sapere anche per cosa lo usano sarebbe cosa buona e giusta.

Il Cisis, quindi, ci risolleva il morale parlando delle nostre eccellenze: in Emilia Romagna, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta, Basilicata, si sono ad esempio formate community network molto importanti, così come la lotta al digital divide  impostato in Sardegna, Sicilia, Friuli e Lombardia ha portato a risultati concreti. Lombardia, si diceva: la medaglia d’oro dell’innovazione pare vada (ancora) a Nord, con scuola, sanità, e government, mobilità e bigliettazione elettronica, open data (qui è molto forte anche l’Emilia Romagna).

Secondo gli analisti, comunque, i Governi locali sono stati molto reattivi nel dare risposta alle esigenze dell’ultimo periodo: crescono e-procurement, piattaforme di supporto alle centrali di acquisto regionali, diffusione di competenze digitali tra cittadini e lavoratori. Lo scenario globale, quindi, è positivo, anche se le difficoltà a praticare in modo concreto il riuso delle soluzioni e l’assenza di incentivi (o di obblighi) efficaci verso l’adozione di sistemi interoperabili restano, in molte parti d’Italia, un problema che condiziona tutto il resto. Meno compartimenti stagni, più coinvolgimento di cittadini. La strada è sempre stata quella. Il difficile è percorrerla senza uscire troppo spesso dal sentiero.

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