Sono stato al primo raduno di Spaghetti Open Data #SOD13

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  21 gennaio, 2013  |  Nessun commento
21 gennaio, 2013
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Si. Ci sono stato.

“Solo” venerdì e la sensazione è stata straniante: dalle 14:30 fino alle 19:30, ed in 5 ore si sono viste e sentite cose che potrebbero riempire un programma annuale.

Interventi veloci e velocissimi: 20 min per esporre il progetto (ormai di studio) di Opencoesione, principi di Datajournalism, Diritto di Sapere, l’opendata nel Comune di Firenze, ed una tavola rotonda sulle pratiche regionali (un po’ più lunga: 30 min!).

Un rilievo merita l’apertura: Andrea Zanni introduceva alla pratica dell’openaccess dedicando l’intero raduno ad Aaron Swartz.

Di seguito agli interventi un intermezzo di mezzora di one minute madness, dove in un minuto (cronometrato da Elisabetta) si “sparava” la propria esperienza.

Per dare un’idea del livello delle comunicazioni basta dire che nessuno ha sforato, gli interventi erano brevi e funzionali ad integrare o chiarire e nessuno aveva la sensazione di perdere tempo. Anzi. C’era un’euforia che spingeva a creare, a costruire. Nessuno proponeva: chiunque iniziava e condivideva.

Dopo mezzora già giravano tweet sull’edizione 2014.

Ora, non mi dilungo su quanto detto perché nei prossimi giorni usciranno varie cronache e relazioni ma mi piace concentrarmi su due considerazioni: la prima di metodo, la seconda di prospettiva.

1- metodo: #twitantonio

sabato 19 gira verso pomeriggio una strana segnalazione di una cartella per un hack non previsto: “perché non adattiamo tweetyourMEP per i candidati alle elezioni politiche di febbraio?”

domenica 20 mattina(!) era già online. Alle 13 pubblicavo il trailer. Alla sera arrivavano già adesioni da parte di partiti e si iniziava il debug. Questo è un esempio della potenza e velocità della condivisione delle idee e delle competenze; ognuno si è abituato ad essere operativo nel settore di competenza e condividendo da subito, raramente capita di fare cose due volte o di sovrapporsi. Questa è l’applicazione della doocracy o “fare-crazia”:

non chiederti cosa potrebbe essere fatto: fallo!

e i risultati arrivano. Con tweetyourmep si è andati a coprire una carenza nel sistema di comunicazione e a questo serve la tecnologia e l’analisi del reale (e del realizzato): il metodo che emerge dalla comunità di Spaghetti Open Data è che conoscendo le regole dell’agire e del reagire si riesce a creare soluzioni il cui centro non è l’esercizio tecnico ma la funzione.

2- prospettiva: volantari o professionisti

quello che è emerso è che la Società Civile può essere coniugata anche al tecnologico: non necessariamente bisogna andare in piazza con 1000 persone al seguito per fare pressione. In questi tre giorni si sono radunate persone che sono in grado di creare automatismi o funzionalità utili non solo alla Pubblica Amministrazione, ma anche a società o imprese che tanto ne avrebbero bisogno. Ma il problema che emerge da così tanta passione è che si abbassi la considerazione dell’enorme mole di conoscenze e competenze che servono per poter arrivare a creare anche lo stesso #twitantonio.

Se non ci si pone subito la questione si rischia che i civic hacker tali rimangano senza poter contribuire anche ad elevare lo standard delle professioni legate al web o alla tecnologia. Non è una questione di titoli di studio: è una questione di capacità di miscelare competenze sparse. Dal bibliotecario che si studia e impara a gestire un datahub, al giornalista che acquisisce capacità di scraping.

Tutto questo per dire che è importante la collaborazione tra Amministrazioni e gruppi di civic hacking (scusate l’autocitazione!), ma è importante anche non far dare mai nulla per scontato.

Per fare questo è fondamentale agire in quegli ambiti che possono influire nel proprio mestiere e da lì partire: il giornalista che necessità di dati ha assolutamente interesse ad introdurre degli automatismi per verificare l’evoluzione di questi. L’esperto di accessibilità che lavora per un ente di disabili visivi, ha sicuramente interesse a prestare collaborazione per migliorare il sito del proprio Comune. Il data manager ha interesse a collaborare con il sistema pubblico per acquisire gli standard di interoperabilità e mettere in relazione i suoi dataset con quelli della PA.

Ma qui si parla di uno scambio: diverso è se la PA o le imprese pensano di affidare (gratuitamente) servizi o soluzioni per le quali o sono pagati o sono una specificità del loro stare nel mercato.

Quindi, cari amici della Comunità: collaboriamo, raduniamoci, divertiamoci, espandiamo il nostro essere Cittadini… ma il Sindaco Pizzarotti l’esperto se lo paga!

ovviamente

 

appendice: Alberto scriveva

Riconosciamo in Aaron un fratello spirituale. Non è più con noi; ma noi, attivisti e hackers di tutto il mondo, continueremo il suo lavoro, e lo finiremo.

beh… sul finirlo non so, ma che lo stiamo portando avanti, non c’è dubbio!

 

 

immagine by @dottorblaster

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