Email Print Twitter Facebook Google LinkedIn
in evidenza / Informazione / Marketing / Social Media / Strategia / Web Marketing

Twitter ha manie da motore di ricerca

La rivoluzione di Twitter: ricerche migliori per aggregare notizie
2 minuti di lettura

Siamo tutti un po’ aggregatori di notizie, ma, soprattutto, abbiamo bisogno di aggregare notizie in maniera sensata. Lo ha capito anche Twitter, che aldilà dell’aspetto “cool” vira decisamente verso il “consumer” e, in linea con quanto già fatto da Facebook, cerca il modo per attaccare Google dando un senso alle sue ricerche, universalmente conosciute tramite il tormentone degli #hasthag. Il senso della rivoluzione è semplice: su ogni profilo Twitter, allo stato attuale delle cose, in basso a sinistra sono indicate le “tendenze” (i trend) del momento mentre, in alto a destra, si possono ricercare parole chiave alla stregua di qualsiasi motore di ricerca.

Il problema è che tutto molto “random”, molto casuale. Non c’è collegamento, tra una ricerca e il suo senso: il sistema infatti propone una serie di argomenti (sport, cinema, politica, cultura) partendo da un singolo vocabolo, slegandolo completamente dal contesto per il quale in singolo utente lo ricerca. Ecco allora l’idea di Twitter: in collaborazione con Amazon, è stata realizzata una API (nuova funzionalità di ricerca) che consente di indicizzare al meglio le ultime e più ricercate parole chiave, per diventare a sua volta contenitore di notizie.

Le persone digitano parole da ricerca di cui probabilmente non hanno mai letto prima quindi è impossibile sapere senza un contesto specifico cosa vogliono dire – si legge sul blog degli sviluppatori di Twitter – come si fa a sapere un termine si riferisce alla politica piuttosto che allo sport, o ad accessori per l’ufficio?”. L’obiettivo è stato chiaro sin da subito: trasformare Twitter da aggregatore di termini ad aggregatore di notizie.

Folgorati dalle possibilità, abbozziamo i due obiettivi evidenti. Primo: la caratteristica principale del social network, i 140 caratteri, giocoforza perde di peso. “Sommati tra di loro” (nel senso di post uniti per parola chiave), più tweet diventeranno sufficienti a soddisfare il bisogno di informazione degli utenti? Secondo: la pubblicità, che così come per Facebook, Twitter vorrebbe convogliare a seconda dei trend del momento. Trend turistici piuttosto che calcistici, ad esempio.

I programmatori, infatti, vorrebbero far combaciare picchi di termini di ricerca con immagini, eventi e altre categorie che possano aiutare Twitter a presentare sulle pagine di ricerca pubblicità specifiche. Per esempio, se i valutatori indicano che una specifica ricerca è correlata alla politica e non agli accessori per ufficio, le ads mostrate sulla pagina di ricerca punteranno in quella direzione e non in altre.

Il momento storico che fa quasi cadere un mito, la Mela che “vuole fare cassa” a discapito di un po’ di qualità (chissà cosa  avrebbe pensato Steve Jobs), continua imperterrito nel collegamento primario tra tecnologia e commercio, proprio come – a suo tempo – avevano abbozzato gli organi di stampa cartacei. Il mondo è sempre paese, anche tra API, apps e cinguettii.

Email Print Twitter Facebook Google LinkedIn

Cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. Campi richiesti *

Puoi usare questi HTML tags e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Lost Password

Register