Musica e libri: il megastore Virgin sul lastrico. Si poteva evitare?

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10 gennaio, 2013
Anche in Francia la Virgin Megastore dichiara fallimento

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Siamo cresciuti a libri e compact disc, anzi prima erano addirittura cassette e Vhs. Dobbiamo arrenderci all’evidenza, però, anche se le ultime novità che riguardano la “mitica” Virgin mettono una gran tristezza. Dopo Italia e Inghilterra, infatti, anche in Francia la società ha dichiarato ufficialmente il fallimento, portando i libri contabili in tribunale.

Una scelta obbligata, figlia dei milioni e milioni di debiti che la società fondata da Richard Branson e ora di proprietà del fondo Butler Capital Partners ha accumulato negli anni, schiacciata dalla concorrenza impari che il web, e quindi iTunes e l’e-commerce ma anche i libri elettronici o più semplicemente le vendite online, le hanno portato al cuore, opprimendola fino ad arrivare al collasso.

Quello che per un’intera generazione è sempre stata sinonimo di “negozio di musica più grande e famoso del mondo“, quindi, chiude i battenti lasciando a rischio lavoro altri 1.000 dipendenti sui 26 punti vendita francesi: anche se in diversi non si erano resi conto della profonda crisi, il calo dei Virgin Megastore era già partito dal 2008. I numeri parlano chiaro: 22 miliardi di debiti negli ultimi 4 anni, con l’ultima, pesantissima “botta” assestata dalle vendite natalizie, assolutamente insufficienti a migliorare la situazione.

Il punto è che questi emblemi degli anni ’80 e ’90 sono tutti destinati a dissolversi, se i prezzi concorrenziali dei film visionabili su Internet (tra poco, pare, potrebbe persino riaprire Megavideo) e la semplicità con la quale si può scaricare un mp3 semplicemente copiando l’indirizzo Youtube su altri siti di conversione rappresentano le icone della nuova generazione. Un tempo quel che teneva banco era l’originalità, la bellezza dello shopping musicale e letterario: Internet ha inglobato tutto, anche giustamente da un punto di vista tecnologico e progressivo, non lasciando più spazio a chi faceva del servizio, dell’incontro e del lato umano la sua forza. O meglio: a chi ne fa la sua “unica” forza.

Ma quel che ha condannato Virgin è stata anche l’incapacità di sdoppiarsi, sfruttando a sua volta il web: fonti vicine alla direzione del megastore sostengono che il sito Internet di Virgin non è mai stato potenziato ne perfezionato.  Il portale esiste e permette di scaricare musica, libri digitali e film, ma di fatto è quasi sconosciuto alla clientela perché non pubblicizzato e, addirittura, nemmeno segnalato ai clienti dei negozi.

Polemiche probabilmente inutili ai fini di una resurrezione, ma di sicuro importanti per sperare in una strategia che gioco forza altre catene di vendita mondiali dovranno apportare al più presto. Se il marchio, in se, può ancora tenere, e lo shopping di persona val bene un sabato o una domenica, il canale web deve rappresentare non un’alternativa, ma un canale esattamente parallelo a quello fisico. Il web è un negozio, coi suoi prezzi e i suoi vantaggi (e, volendo, limiti). Per il resto c’è pur sempre una porta girevole.

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