Politiche 2013: Twitter re della campagna elettorale

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9 gennaio, 2013
Nessuno può permettersi di non fare campagna elettorale su Twitter

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Ci mancava solo il massmediologo, poi eravamo al completo. Ormai la realtà ha superato la socialmania: Twitter potrebbe condizionare, anche se forse solo marginalmente, l’esito delle prossime elezioni politiche italiane (24 e 25 febbraio), a dire il vero per ora scaldate più dai batti e ribatti sui social network che da effettivi motivi politici, un po’ tardivi ad arrivare.

In attesa che tutte le liste e le coalizioni siano definite e che comincino i talk show televisivi che, a differenza di qualche anno fa, avranno però la pericolosa concorrenza delle web tv, dei siti che in tempo reale creano video, e anche delle “enne” emittenti digitali a loro volta coinvolte nella campagna elettorale, l’impatto del social network numero 2 – per iscritti – in Italia potrebbe assestarsi sul “2, massimo 3% dei consensi. Parola di Michele Sorice, direttore del Centro Studi su Media e Comunicazione dell’Universita’ Luiss di Roma, secondo il quale scrivere in 140 caratteri, per i candidati premier (o forse per i loro uffici stampa, ma poco cambia) è una sorta di preparativo al successivo sbarco su giornali e tv.

Va da se che, tra le tendenze principali di Twitter, al momento al primo e secondo posto ci sono “Berlusconi” (ma il Cav, su Twitter, ha davvero troppi fake) e “Monti“, con “Bersani” in leggero calo. Occhio, però, alle pagine false, create da imitatori: purtroppo fioccano come nespole, ultime delle quali quelle di Gianni Letta e Paolo Bonaiuti che peraltro hanno smentito ufficialmente la loro presenza su Twitter. Ma cosa scrivono i candidati premier su Twitter? E questo nuovo modo di connettersi con la comunità digitale ha un suo senso più diretto?

Annunci, dichiarazioni, attacchi agli avversari, e poi, in alcuni casi, anche foto, video, messaggi più o meno originali. Tutta “roba” che, a dire il vero, si potrebbe tranquillamente condensare in un proprio sito. Ma qui è diverso, qui bisogna essere più alternativi, più coinvolgenti per il target di riferimento che, inevitabilmente, è diverso. Ma, se le cifre non appagano, il passaparola può fare proseliti: la generazione 20-30, che vive, per lavoro o per diletto, quasi costantemente sui social network, ha bisogno di una speranza, di una linea vera, di dare del “tu” e non del “lei” al candidato.

Ecco perché  l’uso migliore lo fanno Pierluigi Bersani e Beppe Grillo: diretti, chiari, in prima persona, sembra – e in alcuni casi probabilmente è – che scrivano direttamente loro. Pur strategicamente differenti – il leader del Pd non abusa di link e preferisce il concettuale, il numero 1 del M5S fa ampio uso a rilanci, ma ha il vantaggio dell’interattività che gli viene da una presenza più radicale, anche grazie al suo blog -, entrambi hanno un senso di esistere, sulla Twittersfera. E @SenatoreMonti? Più che altro è un agenzia stampa, si parla di “staff” e spesso in terza persona. Insomma, il Professore avrebbe bisogno, forse, di un corso accelerato di social-comunicazione. Ma, del resto, l’importante è esserci. L’apparire in questo caso viene dopo.

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