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Ces 2013, se l’elettrodomestico e’ smart

Ces 2013, se l’elettrodomestico e’ smart
4 minuti di lettura

da Il Sole 24 Ore

LAS VEGAS. Dal nostro inviato
Sono cambiati i padroni dell’elettronica di consumo? Paradossalmente è questa la domanda che ricorre di più in questa edizione del Consumer electronic show (Ces) di Las Vegas, la più grande fiera del mondo del gadget. Eppure, gli attori sono sempre gli stessi, Samsung, Lg, Sony, Panasonic, Sharp per fare i nomi più conosciuti. Certo, si sono modificati i rapporti di forza: i coreani in grande spolvero sono da alcuni anni in cima alle classifiche di vendita di televisori e smartphone mentre i giapponesi sono avviluppati su loro stessi, dentro un tunnel di cui non riescono a vedere la luce. A ben vedere ci sono più aziende che producono macchine per la vita quotidiana – più di tremila stand quest’anno al Ces (un record) – un nuovo mercato di startup, nuovi settori come benessere e sanità che si dotano di gadget e sensori per misurare la salute. Sembrerebbe andare tutto bene, anche i numeri di mercato hanno ricominciato a crescere. Secondo la società di ricerche Gfk, dopo le flessioni degli anni scorsi nel 2013 si venderanno tonnellate di prodotti di elettronica. A livello mondiale è tornato il segno positivo (+4%), gli Stati Uniti sono ripartiti, spingono i paesi emergenti, solo l’Europa morde il freno con una flessione dell’1% rispetto all’anno precedente (l’anno scorso il calo era del 7 per cento).
Eppure, mai come quest’anno la sensazione di esperti, analisti dell’hi-tech o semplici appassionati di tecnologia è che qualcosa sia cambiato. Vista dall’alto l’elettronica nata per la casa, ovvero televisori, asciugacapelli, lavatrici, forni a micro-onde, sono nel loro complesso una industria distratta, in cerca di vocazione, destinata a guardare altrove. In qualche modo ha perso di vista il pallino dell’innovazione.
Una conferma di questo strano malessere è arrivata ieri da Paul Jacobs, Ceo di Qualcomm colosso americano di chip per smartphone e tablet: «Le tecnologie mobili stanno ridefinendo il modo di pensare ai computer. I consumatori vogliono estendere lo stesso tipo di esperienza che sperimentano sui loro smartphone ad altri dispositivi. Ecco perché i telefonini intelligenti sono la piattaforma che sta prendendo il posto dei pc». In altre parole, gli schermi dei dispositivi mobili stanno definendo l’orizzonte dell’elettronica di consumo. Si contendono il nostro quotidiano, negli Stati Uniti si parla di time display e time face per intendere il tempo che passiamo incollati a un telefonino e quello guardandoci negli occhi. Internet è definitivamente la piattaforma di distribuzione dei contenuti da cui è impossibile prescindere. A confermare questo trend sono ancora una volta i numeri. Quest’anno volenti o nolenti saremo inondati da 125 milioni di telefonini intelligenti, e si supererà il tetto dei cento milioni di tablet. Sull’elettronica di consumo atterreranno qualcosa come 5 miliardi di sensori wireless che renderanno connessi non più solo i soliti schermi touch ma anche frigoriferi, capi di abbigliamento, scarpe, elettrodomestici. È il trionfo della dimensione consumer dell’internet delle cose che vede al centro la mobilità, in tutte le sue declinazioni.
In qualche modo la storia si ripete e a capo di questa nuova filiera ci sono ancora una volta i produttori di chip. La loro promessa è quella di dare da qui ai prossimi anni non solo più intelligenza a tablet e telefonini. Ma anche a televisori e frigoriferi. Tra gli annunci di quest’anno non è passato inosservato il televisore di Samsung F8000 con processore quad core, un chip potentissimo che verrà impiegato per governare internet, 3D e immagini ad altissima risoluzione. Come nell’era dei pc negli anni Novanta la corsa è verso una maggiore potenza di calcolo, bassa alimentazione e design. Non a caso, quest’anno al posto di Microsoft a tenere il keynote introduttivo del Ces c’era proprio Qualcomm, un colosso che nella sua storia ha consegnato qualcosa come 11 miliardi di chip. A contendersi questo mercato c’è anche Nvidia che ha presentato Tegra 4, la nuova generazione della piattaforma “mobile”. E naturalmente Intel, regina dei chip per pc ma debole sul fronte dei dispositivi mobili. Non a caso dal palco del Ces di Las Vegas al Mandalay Hotel ha rilanciato sul mobile con una nuova famiglia di processori Atom.
Quello tra Intel, Qualcomm e Nvidia è uno scontro annunciato che ci riporta agli anni Novanta. Ma non solo loro i nuovi padroni dell’elettronica di consumo. La partita non è e non sarà solo hardware e chip o per meglio dire non saranno più solo i padroni del silicio a determinare le potenzialità delle tecnologie. Le piattaforme software, chi distribuisce i contenuti, gli stessi giganti dell’elettronica di consumo hanno bisogno di connettere prodotti a un ecosistema più grande. In questo scenario, il ruolo di Google, Microsoft e Apple diventa strategico. Le loro piattaforme si stanno dividendo il mercato. Android, il sistema operativo di Google ormai detta legge nell’elettronica di consumo. Microsoft è la piattaforma emergente ma limitata a pochi costruttori sul settore mobile (Nokia in primis). Apple è l’ecosistema più innovativo. Un prodotto simbolo lanciato ieri che riassume questo momento di transizione è l’Asus Transformer AiO, un computer ibrido pc/tablet con due potenti chipset e due sistemi operativi (Windows e Android). Due piattaforme i competizione, una scelta “democristiana” per non sbagliare. Se escludiamo il colosso di Cupertino che gioca partita a sè i campioni dell’elettronica di consumo dipendono dalle scelte di questi attori. La loro è sempre di più una partita a scacchi a tre: produttori di chip, piattaforme e i big del prodotto. Rispetto al passato la certezza è che vincerà chi saprà interpretare meglio le tecnologie della mobilità.

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