Perche’ in Rete si Parla Poco di Politica? Qualche Riflessione

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  8 gennaio, 2013  |  Nessun commento
8 gennaio, 2013
In Italia Politica e Rete sembrano essere ancora troppo distanti.

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I dati della penetrazione di Internet dell’ultima indagine Demos (via Repubblica.it con approfondimento qui) sulle abitudini di conversazione politica in Rete degli italiani sono diversi rispetto a quelli diffusi dal Censis: Demos mostra un calo di utenti dal 2011 al 2012, per il Censis la tendenza è opposta.

E’ sicuro, però, che, considerando il periodo 2010-2012, gli utilizzatori di Internet sono aumentati di otto unità su cento; i Cives.net (cioè coloro che leggono quotidiani online, discutono e si informano di politica in Internet) invece, sono aumentati di quattro per ogni cento con un trend che conferma quello degli anni precedenti: solo metà dei cittadini italiani online si informa e discute di politica in Internet. Un dato che, è utile ricordarlo, trova riscontro nella precedente indagine Demos su “Italiani e Informazione” (presentata qui).

Tenendo presente le enormi potenzialità di cui dispone l’ecosistema informativo allargato con i new media nell’online, trovo molto deludente che soltanto la metà degli italiani connessi alla Rete discuta di politica. Mi sarei aspettato un dato almeno un pò migliore tenendo conto che, già da qualche tempo, la Rete, in Italia, è diventata arena politica anche per i protagonisti (non è un caso che i Cives.net rientrino in gran parte nelle file del Movimento 5 Stelle di Grillo).

Proviamo ad esplorare delle possibili cause.

Qualche indicazione, per quanto di carattere generale e non specificamente riferibile a Internet, l’aveva fornita sempre il rapporto Censis; da esso emergeva che, oltre che per informarsi, i cittadini utilizzano molto i media come dispenser di consigli per gli acquisti (in particolare, per Internet, il Censis ci dice che il web advertising è stato driver decisionale all’acquisto per il 13.6% degli italiani).

Poi, per quanto la cosa possa sembrare un paradosso, sono gli stessi Social Network ad erodere delle quote di interesse per la conversazione politica. Oltre che averne oggettivo riscontro dai dati Demos che mostrano basse percentuali sull’impegno politico online – in termini di partecipazione a dibattiti e following di leader e gruppi/partiti politici, è già evidente dall’esperienza quotidiana di ciascuno di noi che nelle piattaforme sociali si parli anche di altro. E per fortuna, direi!

In terzo luogo la qualità dei politici in generale e le modalità con cui scelgono di stare in Rete. La campagna elettorale per le politiche è appena iniziata e non credo ci si potrà accontentare del passaggio al TG1 di un artificiale e goffo tentativo di apertura. Io penso occorra ben altro per coinvolgere anche i più impegnati, se è vero che soltanto sette Cives.net su cento seguono un gruppo politico, un partito o un leader su Twitter (4% è la percentuale complessiva).

La lista potrebbe allungarsi ancora. Io la concluderei con quelli che, a mio avviso, sono complici – dei politici stessi, ça va sans dire – della scarsa partecipazione politica online: i canali di informazione. Per quanto la fiducia nei confronti di Internet sia alta, credo che le testate debbano ancora lavorare molto su come coinvolgere i lettori-cittadini. E’ quanto mai urgente muoversi in questa direzione anche per conquistare chi attualmente non utilizza internet: fare lievitare il numero dei cittadini Offline coivolti nella politica (o portandoli su delle innovative piattaforme online o facendoli transitare ad una programmazione televisiva diversa – non necessariamente alternativa, ma diversa – da Striscia la Notizia se parliamo di programmi di informazione; del tutto alternativa se parliamo di telegiornali) riporterebbe il tasso complessivo nazionale ad un valore più dignitoso dell’attuale 43%.

Ma, anche per tornare al punto precedente, non basta soltanto il canale informativo; occorre che ci sia un forte rinnovamento anche della classe politica. Una richiesta, quella di rinnovamento della classe politica, che sembra accomunare le quattro distinte tipologie di cittadini individuate nella ricerca Demos: la fiducia nei partiti è molto molto bassa, infatti, tanto per i Cives.net quanto per gli Offline.

Immagine: Web Politíc@s

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