Altro che smart: le citta’ italiane nemiche di Internet!

Scritto da:     Tags:  , , , , , ,     Data di inserimento:  8 gennaio, 2013  |  Nessun commento
8 gennaio, 2013
Scuola, primarie e shopping on line si, ma non grazie ai servizi di wi fi pubblici

Visite: 765

Alzi la mano chi è sicuro di poter prendere il pc, scendere in piazza e navigare all’istante (al netto di password e/o sms di autocertificazione e tempi limite attorno ai 15 minuti se va bene). Ci saranno anche alcune città libere, ma io francamente non le (ri)conosco, così di primo impatto. L’idea, semplice, di potersi collegare al parco, sul molo o, ancor meglio, in una piazza pubblica sta alla digitalizzazione come le piste ciclabili stanno alla lotta all’inquinamento e al normale ordine del progresso civico. Ma, in Italia, non ce la facciamo proprio. Per ricordarcelo, ci aiuta il recente rapporto/indagine del Censis-Rur, denominato “Per le TeknoCittà. Comportamenti sociali più avanti dell’organizzazione urbana“.

Che, in maniera scientificamente cruda, si è posto l’obiettivo di fotografare i comportamenti dei cittadini (per la maggior parte giovani) che vivono nei centri urbani con più di 10.000 abitanti e mostrare come e se sono cambiati gli stili di vita urbani grazie alle tecnologie. Morale della favola: se la risposta si, il merito è del singolo e non della città. La maggioranza dei cittadini considera infatti accettabile la vivibilità della propria città, ma la quota degli insoddisfatti è salita al 18,5% dal 15,9% del 2008. Il che, tradotto, ci dice che le città italiane non sono in grado di sostenere la necessità di sviluppo dei propri cittadini. Un po’ come se, a scuola, gli studenti volessero imparare ma non ci fossero sufficienti professori, libri e aggiornamenti per farlo. Paradossale? Purtroppo no.

Del resto, se siamo così aggiornati sull’ultimo iphone e se ogni giorno esce un applicazione nuova per cucinare, giocare, viaggiare, persino lavorare, di sicuro lo dovremo fare sempre a spese nostre. Sperando in una linea Adsl decente, visto che Internet veloce è presente in due terzi delle abitazioni degli italiani ma non lo è nel 22,3% delle case di fascia media e addirittura nel 43,1% delle case di fascia medio bassa e bassa. La fibra ottica, poi, è una sorta di chimera che le agende digitali continuano a propinarci come Godot inarrivabile (il 77.4% delle case di fascia media ne è spovvisto).

Torniamo al wi fi gratuito e ai servizi urbani: se c’è, non lo sa nessuno. I siti delle nostre amministrazioni pubbliche non lo spiegano, quando in ogni piazza dovrebbe esserci un cartello con su scritto “free wi fi”: in Usa, Australia e Nord Europa è così, qui no. Colpa degli operatori? Mah. Meno di un italiano su 10 dichiara di utilizzare un qualsiasi wi fi libero pubblico, il 77% (io mi ci metto dentro) non ne è a conoscenza oppure è consapevole della sua non esistenza. Lasciamo perdere le considerazioni – non superate, ma secondarie – sulle differenze tra Nord e Sud: se prima non troviamo il modo di liberarci, come potremo mai civilmente progredire?

Il bello è che, arrivati a sceglierci i candidati online, a iscrivere i figli a scuola online, a comprare online, a informarci online, siamo spesso costretti a “tornare a casa” per “tornare a vivere”. A meno di non servirsi, dove funziona, di “sua maestà” 3G. Come pagare per la pista ciclabile dove il traffico è insostenibile, insomma. Tipicamente italiano…

Lascia un commento


Ti potrebbe interessare anche: