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500 GB di stupidita’

500 GB di stupidita’
2 minuti di lettura

Il Mac è stupido, avete notato? Anche se ha 500 GB di disco rigido, sono 500 GB di pura stupidità. Sono io che devo dirgli dove salvare cartelle o file. Come? È così che funziona? Sì, su un computer funziona in questa maniera perché è una macchina degli anni Ottanta, e li dimostra tutti. Rispetto ad allora abbiamo le cartelle “tridimensionali”, le icone colorate (Uao!), ma in fondo si tratta della solita minestra riscaldata, benché accompagnata da slogan quali “Oltre 200 nuove funzioni”. Alcune delle quali davvero interessanti: però…

L’iPad viceversa, permette di ignorare dove i file sono salvati. La gerarchia del disco? Cartelle e sottocartelle? Che roba è? Apro Pages digito e quando ho finito… passo ad altro. Tanto quando tornerò a usare Pages avrò quel documento pronto ad attendermi.

Ecco spiegato uno dei fattori che lo rendono così popolare.

Ma il vecchio Mac, o meglio il suo sistema operativo, muove i suoi passi più o meno nella stessa direzione.

Tutto inizia quando in Mac OS X “Tiger” (in vendita nel 2005) venne inserito Spotlight, una funzione di ricerca in tempo reale che nasce però in BeOS grazie anche a Giampaolo Dominic.

Quando venne presentata, Apple sussurrò che era inutile preoccuparsi di dove salviamo i files, se abbiamo lo strumento giusto per trovarli sempre. Era il primo, modesto tentativo di superare sul serio il Finder. Vale a dire l’applicazione grazie alla quale (semplifico) i nostri computer si gestiscono con mouse, tastiera, e i nostri documenti sono organizzati in cartelle, sotto-cartelle, e tutto questo è possibile grazie alla celeberrima metafora della scrivania.

Come sappiamo, nessuno di noi ha mai smesso di preoccuparsi di dove salva i propri documenti, per una ragione piuttosto semplice.

Per apprezzare certe innovazioni non è sufficiente introdurle nel solito ambiente, perché noi continueremo a lavorare secondo la logica di quell’ambiente. Ci piace, lo conosciamo a menadito, magari il nuovo ci richiede pure un piccolo sforzo di adeguamento (e noi, si sa, siamo così impegnati che il presidente Obama ci fa ridere).

Al contrario, è necessario creare un ambiente nuovo, e attendere che le persone lo occupino e lo rendano vivo, e di successo. L’iPad è quell’ambiente nuovo, esatto.

Difficile prevedere cosa porterà con sé OS X 10.9, il prossimo sistema operativo di Apple. È però ovvio che avremo a che fare con un po’ meno Finder. Non mi preoccuperei troppo: buona parte delle persone che usano il Mac nemmeno sa di che cosa si tratta, e se gli ingegneri di Apple permetteranno loro di continuare a infischiarsene, ne saranno ben felici. Se una cosa funziona e se ne sta dietro le quinte a svolgere il lavoro sporco, vuol dire solo che io ho più tempo a disposizione da impiegare sui compiti che mi interessano. E nemmeno smetterei di dormire la notte perché il Mac sta diventando periferico nel succoso bilancio di Apple: lo è già da anni. Non scomparirà (non credo) ma mouse e tastiera sono orpelli di cui le nuove generazioni hanno già imparato a fare a meno.

Anche se ce la tiriamo, siamo solo “Computosauri”.

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Foto del profilo di Marco Freccero
è stato per anni Web Editor del sito ilMac.net. Ha curato per BuyDifferent numerosi libri elettronici, firmato articoli di opinione, e decine di recensioni su software e hardware dedicato alla piattaforma Mac. Vive in provincia di Savona, e quando non sviscera gli aspetti più o meno nascosti del sistema operativo di Apple, cura il suo blog personale dove non parla di Mac: http://marcofreccero.wordpress.com/

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