Fiducia e approfondimenti per pagare l’informazione online

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  5 gennaio, 2013  |  Nessun commento
5 gennaio, 2013
Andrew_Sullivan

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Oggi voglio parlare di Andrew Sullivan, un caso che ha fatto in poche ore il giro del mondo. Un argomento che ho trattato anche  sul blog letterario Idealibro. Il noto blogger e commentatore politico, ha deciso di spostare il suo blog The Dish dal Daily Beast su un proprio dominio, mettendolo a pagamento. Venti dollari all’anno per leggere e interagire con la versione completa del blog. Una scommessa, quella del blogger britannico trapiantato in Usa, che per ora ha portato i suoi frutti, ottenendo nelle prime sei ore 100 mila dollari di finanziamento.

Ex redattore di New Republic ed autore di diversi libri, Sullivan ha stupito tutti proponendo un modello freemium simile a quello del New York Times. Il sito avrà una home page aperta con possibilità di leggere news e articoli molto brevi, senza alcuna presenza pubblicitaria. Gli abbonamenti costeranno 19,99 dollari all’anno, e permetteranno agli utenti di leggere articoli più lunghi e strutturati. L’utente potrà inoltre pagare una cifra maggiore per servizi aggiuntivi.

Sullivan punta sui grandi volumi, grazie alla notorietà accumulata in questi anni. Un caso particolare che si basa sulla forte personalità e sull’influenza del blogger, difficile da trasportare in Italia dove ci sono poche Blogstar, ma anche in realtà editoriali più strutturate con costi e necessità diverse, come sottolinea Pier Luca Santoro sul Giornalaio.

Perché pagare l’informazione online?

Oggi l’industria dell’informazione da un lato perde in distribuzione cartacea, dall’altro, stenta a reinventare modelli sostenibili per web e mobile. Un contesto, quello online, che diventa campo di battaglia per pr digitali e advertising; dove le notizie diventano commodity e perdono valore di mercato. Ma allora perché pagare l’informazione online?

La risposta è apparentemente semplice: per garantire al settore la sopravvivenza ed ottenere contenuti di maggior qualità. I grandi gruppi editoriali italiani si stanno attrezzando per far pagare i contenuti online mediante il progetto Edicola Italiana, vedremo come si svilupperà. Per trovare una soluzione bisogna però spostare la questione sul “che cosa” pagare. L’eterogeneo insieme di contenuti gratuiti ci ha portato a svilire l’informazione online; dopotutto se un sito web offre un contenuto a pagamento, posso trovarne uno similare su un altro dominio. Questa tendenza può essere invertita con processi di affiliazione e co-creazione con l’utente. Contenuti editoriali con valore aggiunto, in forme differenti: ricerche, approfondimenti, e-book, immagini, video-narrazioni.

Oggi il pagamento deve basarsi sulla fiducia, sulla garanzia di ottenere un effettivo servizio di arricchimento, preciso e puntuale; per creare un effettivo mercato dell’informazione in rete slegato dalla pubblicità. Un mercato inizialmente piccolo, che vedrà crescere l’importanza di singole personalità: analisti, opinion leader e specialisti in vari settori, che sapranno costruire community, giocando d’anticipo. Un pay per follow editoriale che premierà le penne più incisive rispetto alle testate, le quali dovranno orientarsi verso un modello di business ibrido per riuscire a sopravvivere.

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