Apps for America e Comunita’ intelligenti

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  2 gennaio, 2013  |  Nessun commento
2 gennaio, 2013
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“La Sunlight Foundation, organizzazione apartitica impegnata ad aumentare la trasparenza del governo, nel 2009 ha tenuto il concorso Apps for America, volto a incoraggiare i cittadini a trovare modi innovativi di avvalersi della massa di dati che l’amministrazione Obama sta rendendo pubblici”. (tratto da “La stanza intelligente” di David Weinberger).

Queste righe esplicitano bene uno dei motivi per i quali i dati dovrebbero essere resi disponibili in formato open.

È necessario attivare tutte le energie affinchè contribuiscano a produrre piattaforme che consentano ai cittadini di produrre valore sociale, civico ed economico.

Sicuramente è decisivo che tutti gli atti di una Amministrazione Pubblica (o di “interesse pubblico”) siano sempre resi accessibili e trasparenti.

Ma, ciò non è sufficiente. Se la richiesta di dati in formato open si dovesse ridurre solo ad un controllo civile su una amministrazione (peraltro spesso decontestualizzato) ci ridurremo a riprodurre quella che Lawrence Lessing definisce la “CULTURA ACCUSATORIA”.

In un Paese come il nostro in cui c’é un eccesso i cultura giustizialista e di voyeurismo diffuso, saremmo di fronte ad un bel disastro culturale ed economico.

E, in tutti i casi, perché open solo i dati pubblici e non anche quello di “interesse pubblico”, pur se supportati e assemblati da soggetti di diritto privato?

E allora, le “Comunità intelligenti” (come definite dalla Legge, ne ho già parlato in un post precedente) sono quelle -Comunità- che riescono ad ottimizzare, usando le energie dei cittadini e delle comunità on line, le messe di dati open prodotti dai soggetti pubblici e privati e anche dagli oggetti (Internet of Things) per creare coesione, far progredire un territorio, far crescere l’economia ecc.. E questo sarà un processo in costante divenire.

Questa è la mia definizione di Comunità Intelligente.

Una “Comunità Intelligente” è tutt’altra cosa dal semplice utilizzo delle tecnologie IT in modo intensivo.

Certamente la Comunità deve essere impregnata nel brodo di coltura generato da un ambiente pervaso dalla cultura dell’innovazione. Ma, non deve ridursi solo a ciò.

L’ambiente innovativo e competitivo è semmai una conseguenza.

Ma, se tutto ciò è vero il soggetto sono le Comunità, le città. Così è in tutto il mondo.

Lo Stato ha “solo” una funzione sussidiaria.

Una Commissione statale di esperti, un’Agenzia statale per l’innovazione digitale, dovranno avere solo un compito di facilitazione di questi processi.

Non potranno mai assumerne la guida. Il centralismo delle smart cities non funziona.

Nel mondo del web la piramide è necessariamente rovesciata in un mescolarsi continuo di gerarchie.

Il dirigismo, soprattutto se influenzato dalla cultura ministeriale, non potrà supplire al pieno dispiegarsi delle energie locali.

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