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Mettersi in gioco

Mettersi in gioco
3 minuti di lettura

Con questo mio primo post vorrei iniziare a raccontarvi la mia esperienza su produzionidalbasso.com e di come sono riuscita a finanziare un mio progetto attraverso la rete.

Partiamo da distante, con un’introduzione a 360 gradi che mi permette di contestualizzare meglio come e perchè mi sono ‘messa in gioco’ nella rete e nei social network.

Parte prima: I social network 

La traduzione dell’espressione inglese social network è “rete sociale” e consiste in primo luogo nella creazione di legami sociali in un qualsiasi gruppo di individui.

Con l’avvento di internet e la diffusione dei “Social Network” sono state superate le barriere spazio-temporali che ci legano ad un “qui ed ora”, permettendoci di entrare in relazione con persone che vivono in qualsiasi parte del mondo e che possono entrare in contatto con noi anche in momenti diversi della giornata. Non è più necessario “esserci” fisicamente per entrare in relazione.

Inoltre c’è un altro aspetto, a mio parere molto interessante, che consiste nella possibilità di conoscere persone con mentalità, scelte e stili di vita completamente diversi dai nostri.
Nella “vita reale” di tutti i giorni, infatti, ci capita raramente di confrontarci con persone che la vedono in modo diametralmente opposto da noi.
I nostri familiari, gli amici, le persone con cui lavoriamo, con cui andiamo in palestra, i genitori dei compagni di classe dei nostri figli… le persone che frequentiamo e con cui ci relazioniamo non sono identici a noi, ma appartengono a “tutti i modi possibili” in cui possiamo intendere il modo di vedere il mondo e di vivere. Ed è un orizzonte limitato, ovviamente.
Difficilmente ci può capitare di fermarci a parlare con qualcuno che i nostri “schemi mentali” (e probabilmente i nostri pregiudizi) classificano come “diverso” e, forse, come pericoloso.

Quando siamo online la situazione cambia.

La possibilità di entrare in relazione con altri, senza nessun tipo di “filtro” o pregiudizio (tanto in qualche modo ci si sente protetti) ci permette di scoprire modi di pensare e di vivere molto diversi dal nostro.

È vero che il web e i social network applicano una sorta di “filtro” per metterti in contatto con chi è più simile a te o con ciò che ti è più vicino a livello geografico.
Innumerevoli sono le tesi a sostegno di questo.
Ad esempio nel bellissimo libro The filter bubble l’autore, Eli Pariser, ci spiega come ognuno di noi, navigando nella rete, dissemina un’enorme quantità di informazioni e dati personali che vengono poi utilizzate per creare una sorta di “bolla” attorno ad ognuno di noi, a seconda dei nostri interessi, delle pagine che consultiamo, delle informazioni che cerchiamo.
“Più ti muovi, più il web diventa sempre più simile a te” è la tesi dell’autore.

Per maggiori informazioni:
– l’articolo su wired.it “Eli Parisier. Su Internet siamo prigionieri di bolle invisibili” http://daily.wired.it/news/cultura/2011/08/05/the-filter-bubble.html
– l’articolo su wired.it “Google e Facebook? Pensano per te”
http://daily.wired.it/news/internet/2012/08/08/pariser-il-filtro-facebook-google-12435.html

E molto interessante sono anche le ricerche che vengono rivolte ai motori di ricerca e ai criteri che essi applicano per fornirci i risultati, ad esempio quella condotta nel corso del 2012 da Riccardo Perini, consulente di web marketing, per cercare di capire in che percentuale Google mostrava in SERP, per ricerche generiche, risultati “geolocalizzati” in base alla località rilevata ( http://www.riccardoperini.com/test-seo-geolocalizzazione.php )

Ma, nonostante questi filtri, facendo uso di un po’ curiosità e avendo voglia di esplorare, nel senso letterale del termine, pagine, profili, link, si può avere l’opportunità di entrare in contatto con “mondi” molto diversi dal nostro, di parlare linguaggi diversi, arrivando perfino a  vedere il mondo con occhi diversi.

Tutto sta nel non accettare a priori quello che ci viene offerto in automatico dalla rete.

Tutto sta nel mettersi in gioco davvero, almeno nel mondo virtuale che un po’ ci permette di sentirci protetti e di entrare in contatto con chi ci sembra diverso da noi, senza averne paura.

– alla prossima puntata

Foto del profilo di Alessandra Giraldo
Referente Scuola per il Comitato Provinciale Unicef di Treviso; Membro della Commissione Provinciale per il progetto "Verso una Scuola Amica" di Unicef Italia e Miur; fondatrice e responsabile di Progetti Educativi; Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. La mia passione è scoprire insieme ai bambini e ai ragazzi nuovi percorsi di crescita e di confronto, offrendo loro spazi di peer-education e di sviluppo delle competenze.

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