Monti su Twitter? ha gia’ vinto

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  27 dicembre, 2012  |  Nessun commento
27 dicembre, 2012
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A cura di Francesca Sensini e Morena Ragone

La notizia è nota: il Prof. Mario Monti, Presidente del Consiglio uscente, ha aperto un account personale su Twitter. Sembrerebbe una buona cosa: un politico di primo piano, per di più non giovanissimo, attiva un profilo su un noto social, direttamente o per il tramite del proprio staff, con l’intenzione di utilizzarlo, si presume, per attività di comunicazione istituzionale.

Seguono tre tweet, il cui contenuto vi risparmiamo – visto che sono stati riportati praticamente da ogni anima ‘scrivente’ e su qualsiasi media  - che hanno scatenato commenti ed interpretazioni a raffica.

Il tono ha oscillato tra gentili “Monti è un incompetente” e il più distaccato “non sa usare i social network”, fino al categorico “E’ 1.0 e si vede”; ma si è anche scritto di incompetenza da parte dei suoi collaboratori, ‘rei’, tra l’altro, di aver aperto un blog, su piattaforma wordpress, dal template bruttino,quasi totalmente privo di orpelli, da ‘marketing minimalista’.

Il blog, per inciso, era/è destinato ad ospitare il PDF con la famosa ‘Agenda Monti’.

Almeno per il momento.

Probabilmente, causa il concomitante periodo festivo – scelto apposta? – e la scarsità di notizie da diffondere, i pochi giornalisti costretti in redazione – vogliamo sperare durante la complessa fase digestiva della tre giorni natalizia… – avranno pensato di rendere più leggera la serata, mettendo in circolo la notizia, quasi fosse un vero scoop.

Nello specifico, cosa si è contestato al Monti digitale? praticamente tutto, partendo dalle basi ‘essenziali’ della comunicazione politica, di cui sarebbe sprovvisto, passando per le ‘regole’ (non le policy…) di Twitter, per finire allo scarso rigore grammaticale – relata refero – dei suoi contenuti.

Vediamo le contestazioni principali, allora:

1. L’inosservanza delle regole di Twitter

Di quali regole parliamo? La comunicazione politica 2.0 è praticamente agli albori, e le sue ‘regole’ vengono puntualmente stravolte ad ogni consultazione elettorale – l’ultima tornata statunitense è stata, in tal senso, esemplare. Non ci sono – e per fortuna, aggiungiamo – tavole di marmo con incisi i ‘comandamenti per il politico sui Social Network’. La scelta, piuttosto che a regole precostituite, è rimessa alla voce “questione di opportunità”, e non ad una presunta ‘omologazione 2.0’. Probabilmente Monti avrà omesso la lettura di qualche manuale – su quanto fatto finora, s’intende – ma di certo non imita Obama, e non è detto che ciò sia un male.

Forse una qualche analogia può riscontrarsi con quanto accaduto intorno alla vicenda mediatica dell’approdo su Twitter di Benedetto XVI?  perchè si, si è letto anche questo…

“Ma Obama è un giovanotto americano, e il Papa ha un sacco di followers da oltre 2000 anni e si può permettere di fare un po’ come gli pare.”. Vox populi.

2. L’assenza di following.

Sempre sulla scia delle ‘regole di Twitter’, l’impossibilità di utilizzare lo strumento in mancanza di following costituisce un preconcetto o un problema reale?

Oppure il riscontro ricevuto – numero di follower ed attenzione mediatica – attesta, piuttosto, la conoscenza di ulteriori, possibili usi di quello stesso strumento – Twitter – che noi vogliamo necessariamente vedere solo come 2.0?

Dopo gli #epicfail di alcune tweet star, come per esempio Fiorello, per molti v.i.p. l’uso monodirezionale di twitter potrebbe essere la soluzione perfetta per comunicare con giornalisti e opinionisti, senza passare dall’Ufficio Stampa e dalle agenzie.

Poco cambierebbe, in sostanza, rispetto ad altri media.

Non è poi certo scritto – sempre sulle famose Tavole – che un account debba necessariamente seguirne altri. Ad ogni modo, si potrebbe facilmente ipotizzare che, a partire dal momento in cui la lista di candidati per l’Agenda Monti verrà resa pubblica, il Professore possa decidere di seguirne alcuni.

3. Il numero di followers.

Ma vogliamo parlare dei fake followers? Magari qualcuno ha ipotizzato anche che tra i suoi oltre 50mila si nascondano anche dei fake.. Rivoluzione anche per gli algoritmi creati ad hoc per stanarli! Tools in aggiornamento! Oddio, che lavoraccio sotto le feste…E poi, senza alcun following, chissà se funzionano (eh no, perchè lo stesso account del Professore, senza seguire nessuno, potrebbe essere preso….per un BOT!).

Si, qualcuno veramente ha ventilato l’ipotesi che i tantissimi follower acquisiti in poche ore in realtà siano stati…comprati! Il loro numero, infatti, è troppo elevato – ci perdonerete l’ironia – e mal si concilia con la ‘scarsa’ notorietà del soggetto in questione.

4. La presenza di un account ‘fake’ migliore dell’originale.

L’account del Professore è nato quasi contemporaneamente ad un altro account, ottimo fake, tanto da trarre in inganno anche un importante quotidiano come Italia Oggi. Analisi e controanalisi sul fake e l’account reale che sono durate giorni, nonostante il povero @GianlucaSgueo - uno dei portavoce del suo Ufficio Stampa –  cercasse inutilmente di spiegare a tutti, ogni volta, che il fake era un fake, e che lui stesso aveva per sbaglio una volta parlato dell’altro (il fake) sbagliando a sua volta… e che il vero account era, è e sarà @SenatoreMonti.

Allora, qualche breve riflessione a margine.

Twitter sta forse diventando mainstream, o meglio, è il mainstream che lo usa e, nel farlo, rischia di omologarlo ai modi che gli sono propri. Il nostro obiettivo, in queste poche righe, non è quello di discutere di come Monti usi Twitter o di come dovrebbe usarlo – per analisi di questo tipo, meglio qualsiasi manuale di comunicazione online. Ci interessa, piuttosto, evidenziare, ancora una volta, come l’essenza della comunicazione, e ancor di più di quella ‘nuova’, sia la libertà del singolo nell’utilizzo dello strumento come più opportuno e confacente alla proprie esigenze, senza schemi preconcetti – basati, ovviamente, su ben altra casistica – purchè nei limiti delle policy del servizio. Niente ‘must do’ e decaloghi, cui, purtroppo, siamo ormai assuefatti, come se le regole dovessero essere sempre, forzosamente esogene. Certo, quando la discussione avviene su Twitter, sul terreno suo proprio, tra coloro che il servizio lo usano e lo conoscono, può solo far bene, a tutti; diverso quando anche la TV sottolinea, con fare da ‘grammar nazi’, l’uso errato di puntini o accenti. Ecco, forse occorre fermarsi un attimo a riflettere. Da punto di vista semantico, infatti, potrebbe essere pericoloso assimilare i codici di analisi e di linguaggio del web e del 2.0 al linguaggio televisivo e di massa, perché si confondono, in tal modo, modi e mezzi, linguaggi e strategie. E alla fine, l’unico a trarne indubbio vantaggio  è ‘l’oggetto’ di tutte queste analisi… Un solenne #epicfail per le ‘controparti’?

Forse l’ennesimo caso in cui la rete poteva tralasciare sterili discussioni su come l’ex Presidente del Consiglio sia arrivato sul sito di microblogging, e concentrarsi di più su quello che potrebbe diventare il programma del nostro Governo: l’Agenda.

Poche, sporadiche, e troppo spesso concentrate esclusivamente sul breve capitolo dedicato al digitale, quelle viste finora – per quanto alcune si distinguano, come l’analisi di Giovanna Cosenza nel suo blog, scevra da considerazioni laterali. Situazione simile all’atteggiamento tenuto nei confronti del Berlusconi dei ‘tempi migliori’ da parte della stampa, quando si sentiva parlare quasi esclusivamente delle sue feste e nottate, mentre il Consiglio dei Ministri approvava leggi su leggi (‘ad personam su ad personam’).

Era tattica, quella, una metacomunicazione su cui l’ex Premier ha costruito molta della sua fortuna politica e mediatica. Almeno fino ad oggi.

Constatiamo come l’atteggiamento non sia cambiato: analizzare i tweet di Monti, oltretutto nella loro scarsità, sembra denotare la ‘ solita’ debolezza dell’avversario politico.

Stavolta, però, al potere non c’è un comunicatore, ma un Professore, che, probabilmente, ha poco interesse a che si parli d’altro (dove quell’’altro è l’analisi logica e grammaticale dei suoi tweet).

È divertente, però, immaginarlo seduto in poltrona, accendere la televisione per seguire i TG e vedersi in apertura, con tanto di titoloni sulla sua salita in campo lanciata su Twitter,  o intento a leggere una rassegna stampa in cui si sviscera il suo uso del web 2.0.

Forse, l’ennesimo caso di dito che oscura la luna.

Uno dei nostri, grandi problemi.

Chissà, se risolvibile.

Articolo di Francesca Sensini e Morena Ragone

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