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Doliwood tra il riuso e la parodia

Doliwood tra il riuso e la parodia
5 minuti di lettura
Avvertenza: nella visione dei video si possono sentire parole volgari e gergali… non sono gratuite, ma vi avviso!

Fino ad oggi parlare di opendata significava riferirsi alla grande novità del 2012.

Fino ad oggi parlare di licenze aperte poteva alludere ad un nuovo modo di regalare i dati.

Fino ad oggi parlare di “dati” significava dare un’aurea di scientificità senza immaginare realmente cosa s’indicasse.

Fino ad oggi.

Oggi invece abbiamo pure un articolo sulla legge 221/2012 che ci dice cosa sono “open data”.

Abbiamo pure la Direttiva europea 2001/29 recepita a livello italiano con la legge 167/2001 che all’art. 5 ci dice che

Sono esentati dal diritto di riproduzione di cui all’articolo 2 gli atti di riproduzione temporanea di cui all’articolo 2 privi di rilievo economico proprio che sono transitori o accessori, e parte integrante e essenziale di un procedimento tecnologico, eseguiti all’unico scopo di consentire:

a) la trasmissione in rete tra terzi con l’intervento di un intermediario

o

b) un utilizzo legittimo di un’opera o di altri materiali

[…] (ndr. comma 3, punto k) quando l’utilizzo avvenga a scopo di caricatura, parodia o pastiche;

Se la legge, quindi, è dalla nostra parte ora possiamo chiederci: cosa ce ne facciamo di open data?

La risposta è una e una sola: RIUSO. punto. Si dichiara chi è la fonte del dato, dove si trova e se si vuole si può fare anche un uso commerciale di quel dato rielaborato.

Cos’è il riuso? questo:

 

Questa è la dimostrazione che quello che sembra molto tecnico e futuribile avviene sotto i nostri occhi da sempre. Sulla voce “parodia” su Wikipedia si trovano tantissimi riferimenti e anche su Nonciclopedia si fa ampio uso della parodia che altro non è che:

[vc. dotta, gr. παρῳδία parà (παρα, simile) e odè (ᾠδή, canto)] s. f. 1) versione caricaturale e burlesca di un’opera, un dramma, un film e sim., o di parti di essi: fare parodia di una famosa canzone; mettere qlco. in parodia; | (est.) imitazione caricaturale di qlcu.: fare la parodia di un personaggio noto 2) (mus.) nella musica medievale e fino al XVII sec., pratica di riutilizzazione e trasformazione di testi e melodie preesistenti per la realizzazione di nuove composizioni; dopo il XVII sec., deformazione di modelli stereotipati con intenti grotteschi […] (Zingarelli, ed. 2012)

in questo aggiungiamo pure la lunga tradizione goliardica che ha trovato espressioni di rilievo parodiando opere classiche. Lo stesso concetto di docta varietas, elevato a strumento letterario da Angelo Poliziano, faceva proprio l’elemento cardine del riuso, ovvero la mescolanza di riferimenti e di generi trasponendoli in contesti a più livelli di lettura.

Una lettura molto utile è la famosa lettera a Paolo Cortesi sull’Imitazione del 11 agosto 1489 (!!!):

Quando invece Cicerone ed altri buoni autori avrai letto abbondantemente ed a lungo, e li avrai studiati, imparati, digeriti; quando avrai empito il tuo petto con la cognizione di molte cose, e ti deciderai finalmente a comporre qulacosa di tuo, vorrei che tu procedessi con le tue stesse forze, vorrei che tu fossi una buona volta te stesso, vorrei che tu abbandonassi codesta troppo ansiosa preoccupazione di riprodurre esclusivamente Cicerone, vorrei che tu rischiassi mettendo in giuoco tutte le tue capacità

Potrei proseguire con altri innumerevoli esempi, ma l’esempio di Doliwood mi sembra pratico ed emblematico. Loro prendono pezzi di film o di spot e usando l’aspetto territoriale del dialetto veneto decontestualizzano le immagini per trasmettere dei messaggi originali. L’uso può essere goliardico

 

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ma in ogni caso si può osservare un perfetto uso della parodia unito al mashup tanto valido in musica quanto in informatica. La stessa streetart fa abbondante “uso di riuso” e Banksy ne è il massimo esempio introducendo anche l’elemento di temporalità e di caducità dell’opera stessa in quanto derivata sempre e comunque da una fonte rintracciabile sempre più lontana (l’archetipo).

Anche la Pop Art eleva il riuso ad elemento artistico e narrativo superando il semplice effetto decorativo. Sia colpa o merito della critica non è questo l’oggetto di questo scritto, ma appare ovvio che la Campbell’s abbia avuto un certo ritorno in termini di visibilità. Ecstasy_St_Theresa_SM_della_VittoriaIn questa operazione Banksy va oltre affrontando il rischio stesso del riuso, ovvero la scomparsa dell’opera stessa: sia essa per lo scorrere stesso del riuso che ne deforma il dato originale, sia anche per la stessa sovrapposizione fisica da parte di altro. Il caso è quello della Santa Teresa apparsa a Napoli e poi cancellata da un altro graffitto dove appare chiaro come il riuso possa assumere dei connotati che impongono il riconoscimento e la curiosità di ricercarne gli elementi originali, anche per non incorrere nella scomparsa.

Ovviamente la scomparsa sia della fonte che dell’opera derivata fanno parte del gioco del riuso, che quando investe l’ambito della parodia o della goliardia può elevarsi ad una presenza nell’immaginario nettamente superiore all’originale.Un caso famosissimo è Frankenstein Junior che ha assunto una vita propria aldilà del genere e del riferimento che è tuttora ricordato per il trucco ad opera di Jack Pierce di Boris Karloff (di cui l’Universal ne possiede i diritti!!!).

I diritti, appunto. Doliwood ne sa qualcosa

 

e questo dimostra come la faccenda sia comunque complicata, perché quando si parla di parodia, bisogna sommare sia l’aspetto di licenze delle fonti utilizzate, ma anche tutte le norme internazionali di diritto d’autore.

In tutto questo è importante che la parodia e il suo consequenziale riuso siano trattati per quello che sono, a prescindere del loro valore economico/artistico/sociale: delle opere derivate.

In questo può rivelarsi un ottimo “esercizio”, da parte sia di chi produce la parodia sia di chi ne fruisce, elencare tutte le fonti utilizzate e favorire tutte quelle opere entrate nel pubblico dominio o rilasciate con licenze aperte. Un aiuto a trovare quelle che sono rilasciate o sono con i diritti scaduti può essere Openculture.

In conclusione la parodia è un modo divertente per far capire a tutti i grandi produttori di contenuti che senza il riuso ogni dato (sia esso film, immagine, suono) è soggetto al trascorrere del tempo; il riuso ne permette la reintroduzione in ambiti nuovi proponendo quegli stessi contenuti ad un pubblico nuovo.

Ad esempio, l’altra sera mi è venuta voglia di rivedermi Leon e me lo sono acquistato da ITunes

 

 

 

l’immagine principale è tratta da Nonciclopedia ed è opera di Milo Laerte Bagat che l’ha tratta da Ercole e l’Idra del Pollaiolo

Foto del profilo di Luca Corsato
maturato scientifico, studiando architettura mi sono appassionato alla teologia, storia dell'arte e pittura; dalla pittura sono passato al digitale e all'opensource prima per necessità poi per studio. Affascinato dalle dinamiche produttive delle comunità open mi occupo di opendata riferiti a beni culturali e artistici (o almeno ci provo) e di openknowledge (e un pizzico di wiki*)

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